Per spolverare il blog e sperimentare il formato “immagine” (ché gli esperimenti di altro genere ormai sono nell’archivio delle cose fatte e quasi dimenticate), oggi vorrei condividere, con il benevolo pubblico che ogni tanto passa di qui, alcune immagini belle da vedere.

Le foto le ho fatte io, ma la bellezza l’ha creata Mistero Hifeng, un nome fittizio per un vero creativo. Chi volesse vedere le statue dal vivo (per modo di dire) dovrebbe entrare in Second Life, e potrebbe essere uno dei pochi motivi per cui valga davvero la pena di farlo. La bella signorina nelle foto è il mio avatar, che ovviamente mi somiglia moltissimo. Ovviamente. Ovviamente è una balla.

Invito a seguire la pagina Facebook di Mistero, precisando che non ci guadagno nulla. Nemmeno una birretta di pixel.

Cose belle da vedere

Un tranquillo week end di pianura

Rispondendo a una chiamata, ho partecipato, liberamente, al mio primo raduno ciclistico. (In questa frase c’è una bugia).

recumbent

I mezzi di locomozione a due e tre ruote ospitati in una ex palestra durante la notte.

Devo precisare che non si parla di comuni biciclette; ci sono le ruote (due o tre), il manubrio e un sedile che somiglia più a una chaise longue che a un sellino. I pedali, sebbene di foggia del tutto simile a quelli delle bici tradizionali, sono posti in modo da tenere i piedi più o meno per aria, facendo assumere al pedalatore una posizione reclinata o semireclinata. Da cui il nome “reclinate”. Cioè si guidano quasi da distesi. Non sono qui per spiegare il perché, ma oltre a un briciolo di bizzarria (per usare un eufemismo) si deve riconoscere alla posizione una serie di vantaggi fisici, tra cui la salvaguardia di parti del corpo di cui non si è abituati a parlare in società.

Questa introduzione è necessaria per visualizzare meglio la situazione. Una trentina di persone adulte che pedalano più o meno distese incolonnate, lungo strade secondarie, di paesello in paesello, nella piatta (in senso altimetrico) provincia di Ferrara. La reazione all’entrata nei centri abitati era assicurata. I più sensibili erano i vecchi, i bambini e i cani. I vecchi salutavano con grida festose come fossimo gli alleati liberatori. I bambini subivano più un effetto da “è arrivato il Circo in città”, e i cani abbaiavano di default, in presenza di figure sconosciute ed evidentemente minacciose per il proprio territorio.

pubblico anita

Il folto pubblico locale osserva entusiasta il velocipede momentaneamente accasciato al suolo.

Il chilometraggio del percorso totale dell’intero raduno ha raggiunto un valore a tre cifre. Abbiamo gaiamente pedalato su asfalto, strade sterrate, erba e sassolini, con un simpatico intermezzo fangoso all’interno dell’oasi naturalistica delle Valli di Argenta, dove abbiamo incontrato graziosi uccelli acquatici e affabili zanzare.

Da questa prima esperienza ho tratto molti insegnamenti, per esempio che quando si va in bicicletta poi si mangia parecchio, preferibilmente roba ad alto tasso calorico, che non si smaltisce nemmeno attraversando tutta la valle del Po sulle mani. Inoltre che i ciclisti non parlano d’altro che di attrezzature, marchingegni, catene, ruote e tutta quella roba lì, e infine che dormire in un letto a castello è un’esperienza molto divertente.

Se hai 12 anni.

Tu mi turbi, signorina.

Non poteva sfuggirmi la fuga di foto di alcune giovani (per fortuna) attrici americane discinte. Credo che a nessuno sia sfuggito, perché ci stanno massacrando da giorni con questo evento informatico/gossipparo.

Penso che le ragazze abbiano peccato solo di ingenuità, dimostrando una certa sprovvedutezza. Non è gente quella che ha bisogno di questo tipo di pubblicità, anche se devo ammettere che alcune non le avevo mai sentite nominare, ma io non faccio testo, sono anziana.

In un commento su Facebook ho trovato il link per vedere le foto di Jennifer Lawrence: sono carine, lei è bella e non volgare. Non so se questo cedere alla curiosità faccia di me una cattiva persona, perché quelle foto non erano destinate alla visione pubblica.

In questo caso chiedo scusa a Jennifer “I’m sorry, I’m so sorry” come direbbe un certo Doctor.

Fanno bene a perseguire legalmente l’invadente che si fa chiamare TheOriginalGuy, spero che lo puniscano, e che impari a farsi i selfie e i fatti suoi. Ognuno ha il diritto di fotografare la sua roba in santa pace.

Quando non esistevano le fotografie, le star di Hollywood si rivolgevano ai grandi pittori. Questo è di Ingres.

Quando non esistevano le fotografie, le star di Hollywood si rivolgevano ai grandi pittori. Questo è di Ingres.

Non mi interessano i motivi per cui la gente si fotografa senza vestiti addosso; anche solo per vedere l’effetto che fa, per me va bene, non è questo che mi turba nella vita. Mi disturbano le immagini dei morti, per esempio, le scene di decapitazione non mi lasciano indifferente, la violenza la reggo solo se è finta nei film.

Ma un sedere no.

Comunque, per sicurezza, le mie le tengo strette in un disco esterno, ben staccato da ogni rete. Il tizio originale è avvertito.

La sposa cristiana (rettifica)

Mi è stato graziosamente comunicato che il libriccino di cui ho parlato qualche tempo fa, ovvero La sposa cristiana, è una riedizione (riveduta e corretta, con l’imprimatur del 1946) di un testo francese risalente nientepopodimeno (che non vuol dire che non cammino ancheggiando) che al 1857, ad opera di questa Laure Comtesse de Barézia.

Il titolo originale è La femme selon le coeur de Dieu, dans la famille et dans le monde, pubblicato a Dijon.

Ringrazio quel pidocchioso che me l’ha fatto notare, che di solito non legge quello che scrivo, ma che si risveglia per cogliermi in fallo.

Fields of gold (e anche le olive)

Sono stata una delle prime a intercettare, attraverso un articolo del Telegraph, la notizia che tanto sta animando bacheche e chiacchiericci di questa estate in declino (faccina contenta).

Gli sberleffi stanno tracimando da giorni, il povero (in senso figurato) Sting ha ricevuto talmente tanti inviti a recarsi in luoghi poco carini, che se gli insulti fossero come i dischi venduti, meriterebbe il “vaffanculo di platino”.

Ma vorrei qui, con calma, riparata dai venti un po’ beceri che soffiano nelle reti sociali, riflettere a mente fredda sulla notizia.

Sting offre una giornata in campagna, nella sua lussuosa tenuta, in cambio di un biglietto d’ingresso, per così dire, di circa 260 euro. Tra le attività previste c’è anche una sessione di raccolta delle olive. È questo che ha scatenato la rete (e il web si infiamma): pensare di pagare per esercitare un’attività che di solito invece viene retribuita.

Io stessa ho sollevato qualche ironica (ovviamente) critica, rammaricandomi di non potermi permettere di lavorare per Sting perché sono disoccupata. Un corto circuito per amor di battuta.

Ma dubito che i partecipanti (ché ce ne saranno, oh se ce ne saranno) usciranno da questa esperienza stremati per la stanchezza, né proveranno sulla propria pelle la durezza del lavoro nei campi. Credo piuttosto che Sting abbia colto l’essenza della parola “agriturismo”: vuoi vedere cosa si fa in un’azienda agricola, vuoi passare del tempo in un posto da sogno, vuoi provare a fare l’allegro contadino? Puoi venire a casa mia, ma per questo, paghi.

A mio parere non c’è nulla di male, anche se trovo la cifra eccessiva.

A meno che, compreso nel prezzo, non sia previsto un concerto live e una seduta di sesso tantrico.

Pedalo strano

La mia routine è tornata sui binari consueti, dopo un brevissimo periodo in cui lo sfasamento è stato comunque minimo.

Insomma, niente villeggiatura neppure quest’anno. E non uso questa parola a caso, ché i disoccupati non hanno ferie, e viceversa sono sempre in vacanza, etimologicamente parlando.

Sono stata trascinata, quasi alla lettera, lungo le strade dell’Emilia Romagna, a bordo di un veicolo più unico che raro. A questo proposito, se a qualcheduno capitasse di vedere, o gli fosse narrato da conoscenti stupiti di aver avvistato uno strano modello di velocipede a due posti (un tandem insomma), coi pedalatori seduti in posizione reclinata, ecco, sappiate che quella dietro ero io. Non ci si può sbagliare, sul territorio nazionale non ne esistono altri esemplari.

Il tandem reclinato, di produzione olandese, allestito per un breve viaggio.

Il tandem reclinato, di produzione olandese, allestito per un breve viaggio.

E non lo dico con l’arietta soddisfatta, che si sappia. Immaginate un’espressione timida e quasi implorante comprensione.

La gente che ci vede normalmente sorride, ci addita, si ferma a guardare, saluta. Qualcuno ammicca e allude alla comodità di chi sta dietro perché può viaggiare a sbafo. A questo proposito colgo l’occasione per precisare che, data la configurazione del mezzo, non è possibile per il viaggiatore posteriore smettere di pedalare. Quindi piantatela di fare illazioni: io pedalo sempre.

I più ardimentosi ci rivolgono la parola immaginando una risposta in lingua straniera. Così ci è stato detto “Pensavo che foste tedeschi”. Che poi al massimo io potrei essere una tedesca oriunda, perché non ho i tratti caratteristici del popolo germanico.

Anche se ultimamente il mio parrucchiere ci è andato giù pesante coi colpi di sole. Forse è per quello.