Trash_endence

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Transcendence, ovvero “dove andremo a finire, signora mia?”. TRANSCENDENCE

Immaginiamo un mega computer, velocissimo, potentissimo, e anche senziente, al quale se chiedete “puoi dimostrare di avere coscienza di te stesso?” lui risponde ” tu puoi farlo?”. A questo punto i personaggi dentro il film si guardano colpiti da tanta arguzia, mentre gli spettatori al massimo cambiano posizione sulla poltrona.

Immaginiamo che dentro la rete neurale di questa intelligenza artificiale venga uploadata la mente di un essere umano. Nello specifico, il cervello di Johnny Depp, in versione scienziato stropicciato e avvelenato col polonio da un commando di terroristi, contrari agli eccessi della tecnologia perché dannosa per l’umanità. (Un classico).

Ecco che, una volta morto, lo scienziato torna sotto forma di presenza virtuale, potente, onnipresente e forse davvero pericoloso. Insomma una sorta di Her all’ennesima potenza, che, replicandosi in tutti i computer attraverso internet, potrebbe prendere il controllo di tutto, ma proprio tutto. Un altro classico: lo scienziato pazzo che vuole dominare il mondo. Ma è poi davvero cattivo il povero Johnny ridotto a un ammasso di bit?

Evito di raccontare la trama nel dettaglio per due motivi: il primo è che non voglio rovinare il gusto di chi andrà a vedere il film, il secondo è che nella seconda parte ho dormicchiato un po’. Colpa dell’ora tarda e delle poltrone troppo comode.

Comunque ho capito lo stesso, perché sono intelligente e perché tanto originale questa storia non è.

lawnmowerman5In ordine cronologico ho trovato riferimenti a Il tagliaerbe, del 1992, in cui un tizio prima bonaccione e anche un po’ ritardato, diventa sempre più intelligente e alla fine diventa pura energia per controllare tutte le reti di comunicazione.

Ma soprattutto ho ritrovato i nanorobot della serie TV Revolution in cui in un futuro distopico (quanto mi piace questa parola), la Terra si ritrova senza elettricità a causa di un misterioso evento, che somiglia molto a quello del film in questione. revolution_nanites

In conclusione, un film un po’ confuso, a tratti noioso, nonostante tanti bei nomi e belle facce (insieme a Depp ho apprezzato Paul Bettany che interpreta l’amico scienziato, che però… ).

Da 1 a 5 darei 2 palle e mezzo, come incoraggiamento.

E andiamo sempre avanti, mai avere paura della scienza e della tecnologia.

Il senso della vita di un blog

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Tutti i blogger seri sono interessati a costruire una grande comunità di lettori entusiasti.

                                                          Trovata in questo sito.

In occasione del recente 16° anniversario della mia frequentazione di internet, riflettevo sul destino di questo blog silente: lo chiudo, lo tengo, lo congelo, lo sospendo, lo rimando, lo ignoro? E se decido di scrivere, cosa scrivo?

Per motivi imperscrutabili legati alla serendipità, mi ritrovo sempre più bersagliata da consigli, decaloghi, suggerimenti e indicazioni sulla gestione dei blog, dei siti e dei social media, su come ottenere visibilità e come far fruttare al massimo la comunicazione della propria azienda.

Sono spunti interessanti, non lo nego, utili anche. C’è un solo intoppo: io un’azienda non ce l’ho. E neppure sono io stessa un’azienda, non sono una creativa, non invento, non organizzo, non gestisco. Non ho nulla da pubblicizzare, nemmeno un romanzo autopubblicato (dio ce ne scampi e liberi). Non faccio foto artistiche. Non sono una fashion victim. Non mi interessa cucinare (il blog con le ricette è dichiaratamente un modo per conservare vecchi ricordi di famiglia). Non ho una passione monomaniacale che meriti un intero blog.

Prossimamente in lettura.

Prossimamente in lettura.

Insomma sono in crisi: che ci sto a fare io qui?

Mi vorrei allacciare alla citazione di apertura di questo post (post, non articolo, non editoriale, solo un post).

Se io fossi una blogger seria. Se fossi una blogger. Tutti coloro che possiedono e scrivono in un blog possono definirsi blogger? Diciamo di sì. Seria? Sì, sono una persona seria. Ma non credo di essere una blogger seria. Perché a me di costruire una grande comunità di lettori entusiasti (che ridere) non interessa punto.

Io sono una lettrice entusiasta, ma non di blog. Quando leggo Stephen King mi entusiasmo, a volte. Ecco, lui ha creato una grande comunità di lettori entusiasti. Sarebbe un blogger serio.

Ovviamente nessuna decisione è stata presa nel corso di questo post, e – a dimostrazione della mia poca serietà – non seguirò nessuno dei consigli che vengono ammanniti in rete.

Buongiorno a tutti

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Ironica:

Siccome a Siracusa ci ho passato tanti bei momenti e spero di tornarci presto, siccome è stato una specie di gemellaggio, diciamo e soprattutto siccome è un pezzo molto divertente… mi arrogo il diritto di condividerlo. Ovvìa.

Originally posted on Aciribiceci:

toon835

Ieri c’era Renzi alla Raiti, una scuola elementare della mia città.

La Raiti è in via Pordenone, borgata Santa Lucia, quartiere da sempre popoloso e popolare, con una piazza bellissima (piazza santa Lucia), una chiesa dove da qualche parte c’è un quadro del Caravaggio (molto buio),  e dove c’è sempre stato tanto spazio (molto luminoso) per i giochi dei bambini: mia nonna ci faceva girare un cerchio, sorvegliata dai suoi zii e dagli altri adulti del quartiere, io ci giocavo a pallone e tutto intorno si sedevano le persone anziane a commentare la partita e a mangiare semenza come aperitivo.

Da qualche tempo invece a piazza santa Lucia, nel tardo pomeriggio, si gioca a cricket.

Le mazze sono un po’ improvvisate oppure molto logore perché hanno viaggiato chissà quanto, e sulle panchine, a commentare la partita, non ci sono i genitori dei ragazzini indiani (che forse sono rimasti in India…

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Breaking Bad de noantri

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“Ieri sera, dopo un lungo periodo di astinenza, alleviato da visioni casalinghe, sono tornata al cinema. Purtroppo era una di quelle multisala luccicanti e piene di caramelle, coi display come alla stazione, e le code come alla posta; ma per fortuna quando si spengono le luci, ci si può dimenticare che siamo lungo la tangenziale, circondati da centri commerciali e parcheggi.

Già da prima che uscisse ho desiderato vedere “Smetto quando voglio”; l’idea dei ricercatori precari e/o disoccupati che creano una banda di spacciatori mi solleticava parecchio. Per motivi personali.

Non che io sia mai stata coinvolta nella produzione o spaccio di droga, ma nella precarietà e nella disoccupazione dei ricercatori sì.

Il film si è mantenuto ai livelli delle mie aspettative, o speranze. E’ divertente, fa pensare, ben recitato, scorre via gioiosamente, parla di temi attuali e spesso drammatici con leggerezza ma non superficialità. Facce vere, attori semigiovani e conosciuti ma non troppo. Avrei da ridire su un paio di congiuntivi perduti sia dal personaggio del neurobiologo che dal poliziotto, ma posso chiudere un orecchio, per stavolta.

In conclusione non posso che consigliarne la visione, anche a coloro che, come me, apprezzano certe ottime serie televisive, alle quali il film strizza l’occhio con piacevoli rimandi.”smetto-quando-voglio-recensione

Questo è ciò che avrei scritto subito dopo la visione del film, o al più tardi questa mattina.

Se non che, un curioso episodio mi stimola ad aggiungere qualche ulteriore osservazione.

Nella pagina Facebook di Fandango, che ha prodotto il summentovato film (scusate ma sono sotto l’influsso manzoniano), sotto la notizia di un incontro con gli attori, una gentile utente aveva lasciato un commento di questo tenore (non ricordo le parole esatte): “Spero che qualcuno farà notare che il film è palesemente ispirato a Breaking Bad.” Al che io ho aggiunto (parole testuali, rimaste nel registro nelle mie attività); “L’ho visto ieri sera e ho avuto questo pensiero tutto il tempo! Però ciò non toglie che sia un film divertente e ben recitato”.

Orbene, dopo pochissimi minuti il commento è stato eliminato e con esso il mio.

Quindi userò questo post nel mio blog per affermare senza tema di censure, che “Smetto quando voglio” è un omaggio (e se non è così allora è una scopiazzatura) dall’inizio alla fine alla serie americana TV “Breaking Bad”, anzi, alla grandissima serie TV, perché è una delle migliori produzioni che si siano mai viste sui teleschermi di ogni tempo. A richiesta articolerò un’analisi dettagliata della mia affermazione; non lo faccio ora perché non voglio spoilerare e togliere quindi il gusto di andare a vedere il film.

(Comunque Sermonti è figo anche quando fa il coatto).

it was a long way…

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Ironica:

Se non si fosse capito, io sono un pochino pigra. E allora quando mi ritrovo la pappa scodellata sono piuttosto contenta.
Come in questo caso. William Nessuno ha scritto questo post in cui mi riconosco per un 70-80%, e quindi lo ripropongo anche da me. Diciamo che nella percentuale che si discosta ci sta il fidanzamento (che non ho trovato col blog) e che mi piace anche twitter.
E poi che non ho la sua barba. (Per ora).

Originally posted on Magnethic Metablog:

Il blog di William Nessuno, ovvero questo che state leggendo, ha lasciato passare il fatidico decimo anniversario senza minimamente darne conto. Perché nemmeno me ne sono accorto. 2003-2013.
In effetti da tempo ho diminuito radicalmente la mole dei post.

Un fenomeno strano è da riportare, comunque. I post diminuiti sono solo quelli scritti. La quantità di post mentali (pensati anche nella forma) è rimasta la stessa dei vecchi tempi. Ma non riesco a formalizzarli. Causa il tempo, che non basta mai. E Facebook che resta e si afferma sempre di più come uno scarno blogsurrogato: un palliativo, anche se pur sempre meglio di twitter (dove la sola definizione “seguaci” mi fa saltare i nervi quasi come l’orrenda parola “selfie”).
Poi non si può paragonare a oggi il periodo della mia vita nel quale ho iniziato questo blog, quando ero su Splinder.

Mi ero appena separato, avevo appena lasciato i miei…

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Bday alla moda

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Come tutti gli appassionati di Moda sanno, in questi giorni a Firenze si sta svolgendo Pitti Immagine Uomo, la kermesse di moda maschile più importante del mondo. (Non è vero? Facciamo finta che lo sia).

Quest’anno hanno pensato di rendermi omaggio, organizzando gli eventi in concomitanza col mio compleanno. Almeno credo.

Ampie borse e pantaloni a sigaretta (spenta, per via dell’acqua in casa). Pregasi notare il calzino bianco corto del signore sulla sinistra. © Pressofoto.

Comunque oggi pomeriggio ho fatto un rapido giro in centro, e ho notato un gran numero di uomini con la borsa e pantaloni stretti e corti sulle caviglie. La foto non è mia, perché non ho avuto il coraggio nemmeno di fermare il giovane coi capelli neri, neri, tutti dritti sulla testa, come quello dei Simpson.

Son timida, mi sono limitata a fotografare la vetrina di un famoso marchio, citato in un celebre film con Meryl Streep, insieme al diavolo.

La mia attenzione è stata attirata dai commenti di alcuni esperti (forse) che mormoravano “Questo è molto bello…”.

Allora ho guardato anch’io.

Modello piedi freddi, ginocchia calde.

Modello piedi freddi, ginocchia calde.

 

Si tratta di modelli invernali da indossare con sandali (che a me sembravano di plastica) con tacchi a rocchetto, tipo le scarpe degli anni ’20.

Ci ho passato qualche minuto lì davanti, a riflettere. Calzettoni senza parte finale, per poter indossare calzature per piedi nudi. Ho pensato ma se fa freddo, una ha freddo, e se fa caldo una ha caldo.

Mi sono resa conto da tempo che qualche volta (più di qualche volta) la Moda ha ben poco a che fare con l’abbigliamento, inteso come insieme di oggetti usati per proteggersi dalle intemperie. Io per esempio mi copro, non mi vesto. Per questo non concepisco gli stivali indossati a gambe nude, come ho visto oggi, e nemmeno gli abitini senza maniche per l’inverno.

Mi consolo all’idea che anche se volessi conc… vestirmi così, non troverei la taglia adatta. E poi per carità, questi son gambaletti travestiti. Metteteveli voi!