Commento dunque sono

Come torme di pesciolini siamo finiti nelle reti. Ci hanno pescati e tirati su, pronti per essere fritti.

Come la quasi totalità della popolazione di internet sono iscritta ai social network. A qualche social network. Tutto funziona sul fatto che gli altri iscritti possono commentare, valutare e giudicare ciò che ognuno presenta agli altri. Che siano pensieri, articoli, fotografie e altre forme espressive.

Il motore che muove queste reti non è quello che si espone, ma il commento di per sé.

Foto artistica. (Meglio specificare)

Il commento è il segnale, la prova dell’esistenza, il richiamo subdolo alla propria vetrina. Questo naturalmente provoca ondate di commenti superflui, ripetitivi e assolutamente vuoti. L’importante è che compaia il mio nome, il mio nick, il collegamento alla mia bacheca.

In un famoso sito dove gli utenti pubblicano le proprie opere fotografiche, non ho mai letto una critica, un giudizio tecnico costruttivo. Solo paroline esaltanti, commenti entusiasti e francamente esagerati. E li ho visti scritti dappertutto, sotto le foto belle e quelle meno belle. Perché a nessuno interessa quello che vede, quello che conta è essere visti.

Ho fatto un piccolo esperimento, ho aperto un account anche io, che sono totalmente a digiuno di qualsiasi preparazione tecnica e non credo di avere nessuna particolare tendenza artistica, se non un vago gusto estetico. Ci ho buttato qualche immagine digitale appena elaborata con le poche nozioni che ho di Photoshop, e ho aspettato.

Le mie “opere” non sono né belle né brutte, ma non sono originali, e non hanno progetti alla base: clicco qua e là e vedo l’effetto che fa (forse sono più portata per la poesia). Eppure ho qualche estimatore, e sono convinta che se mi mettessi di buzzo buono (un’artista non usa questi termini…) lasciando i miei sassolini in giro, potrei aumentare la lista, rimpolpare le visite e i complimenti.

Addirittura in questo famoso sito alcuni gruppi esigono che per ogni foto pubblicata uno debba lasciare almeno cinque commenti. Una specie di raccolta punti, perché il numero di commenti e stelline può determinare il podio nella prima pagina del sito.

Chi ha inventato questo sistema è un furbacchione che sa come solleticare l’ego e l’invidia. Io non credo nelle community, nel senso di appartenenza, credo piuttosto che gli individui siano mossi dal desiderio di primeggiare, o almeno di mostrare al mondo la propria esistenza. E’ una specie di gioco, con regole non scritte che vanno seguite, fino a quando qualcuno griderà “il re è nudo!”.

E io vorrei esserci quando succederà. O magari essere io a farlo.

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3 pensieri su “Commento dunque sono

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