Quanta strada nei miei sandali…

Non indossavo sandali (non li indosso mai), ma di strada ne ho fatta parecchia domenica scorsa.

Ramo del fiume Po, nella provincia di Ferrara. Lungo la ciclabile "La destra del Po". Indimenticabile.

Doveva essere una gita stile “parrocchiale”, così era scritto nel volantino per incoraggiare i sacchi di patate come me, che praticano solo  sport come il lancio del programma o il decawindows, sempre seduti e scarsamente deambulanti.

Così di buon mattino mi sono alzata e ho trovato il pedalator (anzi ne ho trovati altri 14). Partendo dalla ridente cittadina di Mesola, nella provincia che diede i natali a mia madre (Ferrara), abbiamo pedalato fino alla Sacca di Scardovari, in quel di Porto Tolle, passando attraverso località amene come Goro e Po di Gnocca (giuro che esiste). E poi dice che uno si butta a sinistra.

Io già a metà strada mi sarei buttata a sinistra o destra, bastava che ci si fermasse, ma – incredibile dictu – ho pedalato per 28 chilometri senza accusare nessun malore degno di ricovero.

Ma il bello è giunto dopo pranzo, quando ovviamente si doveva tornare indietro. Io sinceramente a quel punto avrei preso la residenza nella provincia di Rovigo, dispostissima a imparare usi e costumi del luogo, ma poi l’orgoglio e un pizzico di campanilismo mi hanno convinto a fare ritorno nella mia dolce Toscana. E’ quindi ripresa la manovra di avvicinamento.

Sacca di Scardovari, comune di Porto Tolle (Rovigo). Bellino, ma c'era bisogno di faticare tanto per arrivarci?

Ho pedalato disperatamente, concentrandomi sulla strada, e poi sulla pista ciclabile affiancata da acqua, campi e chissà che altro. Non vedevo, perché guardavo solo di fronte a me, in uno stato di coscienza alterata. Dovevo assolutamente astrarmi, senza pensare alla distanza da colmare; in quei momenti mente e corpo erano due entità separate, ognuna per conto suo, la mente lontana chissà dove per ignorare i segnali  del corpo che gridava “mi fa male la parte a contatto del sellino!” (Invero era più più crudo e sintetico ma va capito, erano segnali di basso livello… proprio basso).

Quando ho avvistato la strada che conduceva al parcheggio, che equivaleva a mettersi a sedere sull’autoveicolo per tornare a casa, ho sentito un’ondata di commozione e mi si sono riempiti gli occhi di calde lagrime.

Ce l’avevo fatta.

Sessanta (e diconsi 60) chilometri totali a forza di gambe.

La lieta sorpresa è stata che la temuta ondata di acido lattico non si è presentata, e ora sono alive and kicking come prima. Cioè poco. Evviva l’attività aerobica, evviva la bicicletta!

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4 pensieri su “Quanta strada nei miei sandali…

  1. Si fa presto a dire sandali! Intanto son pedali, se poi è la bicicletta dove stai mezzo sdraiato come su un triclinio, è come stare in salotto. Fosse stata veramente parrocchiale ci sarebbero state le panche penitenziali della chiesa, con inginocchiatoio e ceci opzionali, altro che sellino!

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