Cervelli annacquati

La tragica coincidenza che accomuna Genova alla mia città, a 45 anni di distanza, mi fa abbastanza impressione, anche se dell’alluvione di Firenze, per motivi anagrafici, ho un ricordo molto remoto e molto vago. Ho raccontato altrove quei giorni lontani; le immagini recenti invece mi spingono a qualche semplice riflessione.

Che la pioggia non sia l’unica responsabile del disastro è certo. Stiamo massacrando il territorio in vari modi, e l’ambiente ci risputa addosso con violenza.

Inoltre non entro nel merito delle polemiche contro le amministrazioni, che non si preparano adeguatamente ad affrontare tali emergenze.

Ma io dico una cosa, è possibile che sia necessario dover insegnare alla popolazione che se piove tanto tanto, e i fiumi, i torrenti, i ruscelli, i canali si riempiono e poi esondano, non si va nei sottopassaggi, non ci si va a rifugiare in cantina o nel sottoscala, che se l’acqua aumenta è meglio andare ai piani superiori e che non si prende la macchina per andare in giro? Si deve proibire, obbligare, forzare, perché la gente non ci arriva da sola a capire che in caso di tanta acqua si sale e non si scende?

Se è così smetterò di lamentarmi ogni volta che ai TG ci dicono che quando fa caldo ci si deve vestire leggeri e che quando si ha l’influenza è meglio stare a letto.

E continuerò a predicare l’abolizione del suffragio universale…

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