Pensierini

Avendo conservato i bioritmi da studente, per me l’anno nuovo è iniziato a settembre e la transizione di stanotte sarà solo un cambio di data, senza buoni propositi e consuntivi. Quelli li faccio quasi tutti i giorni purtroppo; sarà per quello che sono spesso nervosa.

Purtuttavia vorrei dedicare un pensiero alle persone che sono state significative nel mio 2011.

A chi mi è stato vicino e mi ha fatto star meglio, a chi mi ha infastidito e mi ha fatto star peggio. A chi è arrivato senza che me l’aspettassi e a chi poi si è allontanato, ma questo me lo aspettavo. A chi continua ad esserci nonostante tutto, e a chi spero che ci sarà per molto tempo ancora. A chi vorrei che invece sparisse (almeno dalla mia vista) perché ogni pazienza ha un limite, anche la mia. Ai Sedicenti, sperando che smettano di pensare di essere creduti, perché alla lunga stufano e allora qualcuno griderà “il re è nudo!” e tutti i giochi finiranno.

A chi confonde la superficialità con la leggerezza e fa male. In tutti i sensi.

A quelli che scrivono il verbo hanno senza “h”, qual è con l’apostrofo e perché con l’accento grave.

Vi tengo tutti sott’occhio. Siete avvertiti.

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Spirito natalizio

Negli Stati Uniti lo spirito natalizio è molto sentito; noi invece lo vediamo soprattutto al cinema e nei telefilm. E’ immancabile la puntata speciale di tutte le serie TV, spesso ispirata al Canto di Natale di Charles Dickens, che era inglese e non americano, ma non stiamo a guardare il capello. I cattivi diventano buoni, i tirchi munifici, gli angeli scendono sulla terra e le madri single povere sposano milionari generosissimi e bellissimi.

Poi c’è la realtà.

Già a Natale del 2008 in California, un tizio vestito da Babbo Natale aveva sparato a una manciata di parenti riuniti a festeggiare. Quest’anno è successo di nuovo, in Texas, a Fort Worth, cittadina il cui slogan è “cowboys e cultura”. Tra le personalità originarie del luogo, spiccano anche Mark Chapman e un paio di attori porno (l’ho letto su Wikipedia, io non conosco certa gente, sia ben inteso). Dice che era dal 2010 che non ammazzavano qualcuno in città e che ora son tutti preoccupati. Forse temono che si tratti di una malattia infettiva, come nei film di zombie, dove la gente perde il controllo e aggredisce chi gli capita a tiro strappando brandelli di carne dai corpi ancora vivi. (Sono ancora sotto l’influsso di questo film che ho visto ieri).

E’ che ci si fa più caso se certe cose succedono a Natale, sebbene da un punto di vista pratico sia invece molto comprensibile. Supponiamo che uno abbia dei conti in sospeso, covi dei rancori da anni, o più semplicemente senta dentro di sé crescere un raptus omicida nei confronti dei consanguinei. Quale migliore occasione del Natale, o di festa analoga, per ritrovare tutti raggruppati, a portata di arma da fuoco, ed evitarsi la fatica di lunghi e dipendiosi viaggi da un parente all’altro? Senza considerare che la sorpresa, il clima rilassato della festa e la possibilità di presentarsi mascherati con completo rosso e barba bianca, rendono il gesto più agevole ed efficace.

Alla luce di queste considerazioni, consiglio quindi alle famiglie, soprattutto se esistono dissapori e questioni legali in sospeso, di evitare assembramenti e riunioni durante le festività comandate.

Perché se l’amore non dipende dalla vicinanza, il massacro dipende dalla gittata.

Fatal error

Non  mi è piaciuta l’uscita di Saviano di oggi.

Invece di ammettere la svista di un apostrofo sfuggito e farla finita lì, ha dichiarato da bulletto di essere intenzionato a reiterare l’errore. (Cicca cicca cicca).

Una mirabile ricostruzione in pixel di un'aula scolastica vintage. (Fatta io).

Il fatto è che non stiamo parlando di un amministratore di condominio, che al massimo scrive il verbale dell’assemblea (vi farei leggere come scrive il mio, usa frasi costruite secondo i principi dell’analisi illogica), ma di uno scrittore, e come tale il pubblico lo legge.

Con l’ignoranza che vedo in giro, nei social network e oltre, c’è bisogno di buoni esempi e se perfino un professionista come lui (nel senso che con le parole ci campa) ignora le regole minime dell’italiano corretto, qualsiasi cialtroneria linguistica potrebbe essere tollerata o, peggio, legittimata.

Non è che per me fosse un campione di simpatia anche prima, ma ora mi sta proprio sulle balle.

Post di pubblica utilità

Per mantenere la pulizia del vostro monitor, consiglio caldamente questa Utility.  Basta cliccare il link e attendere la fine del servizio.

(Non è adorabile?)

 

Edit dell’11 gennaio 2012: la pagina è stata rimossa. Peccato. C’era un carlino (inteso come cane) che leccava lo schermo, con un buffo effetto slinguazzamento dall’interno del monitor. Immaginatevelo.

Martedì di sangue (titolo splatter)

Oggi a Firenze è stato un tranquillo martedì di violenza.

I fatti sono abbastanza noti, un tizio appartenente all’area dell’estrema destra ha preso una pistola ed è andato in giro a sparare ai senegalesi. Ne ha ammazzati tre e poi, siccome lo stavano per acchiappare, si è sparato.

Io ho seguito i fatti indirettamente, attraverso facebook e i siti dei giornali. Ma più che su quello che è successo, vorrei soffermarmi sui commenti dei bravi cittadini. Subito è iniziata la sequela dei “ma che siamo nel far west?”, “ecco, per colpa loro non siamo sicuri” per terminare con un classico “Renzi dovrebbe pensare alla nostra sicurezza”.

Tralasciando la pur simpatica immagine del sindaco vestito da sceriffo col pistolone, a nessuno è venuto in mente l’ovvio, e cioè che le vittime erano i morti. Ovviamente si è parlato di un regolamento di conti, come a dire… è colpa loro se frequentano cattive compagnie, e così mettono a repentaglio me che son tanto buono e italiano.

Poi si è saputo che il cattivo era bianco, pistoiese e scrittore. Non che nessuna delle tre cose siano garanzia di niente, ma insomma, sulla carta i bravi cittadini si sarebbero fidati più di uno così che di un giovinotto alto, nero che vende elefantini di legno.

E invece no.

Naturalmente adesso mi aspetto la condanna indignata e compatta di tutti i cittadini. Che scommetto aggiungeranno un “però…” sdrammatizzante, giustificativo e comprensivo. E poi diranno che era pazzo; la soluzione più sbrigativa per scaricare la colpa, per evitare analisi e archiviare velocemente ogni senso di colpa.

Perché il razzismo è un mostro che rende mostri, e vedendo la foto del killer non è solo una metafora.

Keanu cede il posto!

Sono sempre interessata a quello che succede nel mondo e mi piace essere aggiornata e à la page (non è certo usando questa espressione che lo si è, è un circolo vizioso da cui non si esce).

Oggi mi ha colpito questo articolo che narra in modo appassionato un evento imperdibile.

Già il sottotitolo racconta che Keanu Reeves, il noto attore, “utilizza tranquillamente i mezzi pubblici”. “Tranquillamente” non in modo nervoso. Lui va alla fermata e aspetta placido, poi sale, si sorregge agli appositi sostegni e naturalmente è sempre fornito di biglietto obliterato, o addirittura ha un abbonamento (ma queste sono mie illazioni, il giornalista non lo specifica). Poi a una certa fermata scende, sempre tranquillamente. E questa è routine.

La notiziona è tutta nel video allegato al testo: vi si vede il noto attore seduto nella metropolitana, “distratto da lontani pensieri”. Come si può vedere dall’espressione del bel volto, i pensieri non sono vicini.

"Prego si accomodi" "No, si accomodi lei" "La prego, si sieda" "Insisto, sto in piedi" (prosegue ad libitum)

Ma ecco, colpo di scena,  cosa fa il noto attore? Niente popò di meno che… si alza per cedere il posto a una signora! Le folle in delirio fanno la ola sui marciapiedi, bambini festanti accolgono l’eroe agitando bandierine colorate, donne discinte si offrono al noto attore, che però si sottrae schivo, da vero gentleman, avviandosi rapidamente verso i girelli dell’uscita.

Ovvero, la nobile arte del rendere il nulla qualcosa.

John

Trentuno anni fa l’8 dicembre era un lunedì.

Da noi la notizia arrivò di notte, io la seppi la mattina dopo. Non ricordo che lezione avessi quella mattina all’università, ma so per certo che non fu una bella giornata.