Raccolta punti

E’ tempo di bagordi da queste parti. Almeno secondo i miei standard.

Col mio compagno di viaggio abbiamo raggiunto un accordo: con un simpatico sistema di raccolta punti, in base al numero di chilometri che mi impegnerò a fare pedalando, otterrò in cambio l’accesso a vari tipi di benefit. A partire dal cinema (che richiede un punteggio minore) via via crescendo per spettacoli di prosa, balletti, concerti.

Un ricatto, praticamente.

Negli scorsi giorni mi sono giocata quasi tutto il punteggio accumulato nei mesi scorsi. Prima con l’ultimo film di Ozpetek, ma soprattutto col concerto di Roger Daltrey di ieri sera, col quale temo di aver dato fondo ai 104 chilometri totalizzati.

Non sono pentita, ma la prossima volta non mi porto un amante della musica barocca a sentire un pezzo della storia del rock.

“Baccano assurdo” l’ha definito, mentre si metteva le dita nelle orecchie. E pensare che non sono tornata a casa senza voce e con le orecchie sibilanti, come ai bei tempi.

Da qualche parte, laggiù, Roger Daltrey cantava.

E’ tutto cambiato, un tempo sul palco del Comunale si sarebbe assistito solo a Opere liriche, non a Opere rock, e nessuno ha spaccato le chitarre, nemmeno scheggiate. Dopo solo dieci minuti c’è stato un guasto, la musica si è spenta, e abbiamo aspettato mezz’ora, buoni buoni, sulle poltroncine rosse. Se non fosse stato per due (diconsi due) vere anime ribelli che hanno urlato improperi al poveretto che si è presentato sul palco per spiegare cosa stava succedendo, il pubblico sembrava quello di una normale multisala di periferia. Gente anziana per lo più, tanti capelli grigi, molti golfini e nessuna giacca di pelle. Almeno lassù dov’ero io.

Anche Roger Daltrey è cambiato. Un po’ si è agitato, ha roteato il microfono come un lazo, ha suonato, cantato, forse ha fatto anche qualche saltino, ma io non l’ho visto perché era fuori dalla mia portata visiva. Gli si vuol bene lo stesso ovviamente, ma trovo che poche cose siano malinconiche come un rocker anziano, se non proprio vecchio.

Son contenta di aver speso i miei punti per lui; ora non mi resta che rimettermi a pedalare.

La trippa e la legatura degli schiavi

Ero incerta se parlare di un piccolo aneddoto legato al trippaio dove ho fatto spese stamattina, oppure del workshop su come si lega una schiava a cui ho assistito stasera. Tra i due non ho dubbi su quale sia più rilevante, dato il valore storico e culturale della trippa a Firenze (e del lampredotto, come mi è stato fatto notare).

Non è facile spiegare cosa ci facessi alla lezione di “Come imbracare uno schiavo e vivere felici”. Vorrei però rassicurare tutti quelli che mi conoscono che era per finta. O meglio era vero, ma in ambiente virtuale con gli avatar, che non essendo dotati di apparato respiratorio, non rischiano pericolose impiccagioni. E comunque non si spiega perché fossi lì.

Io non sono praticante, lo dico con rammarico, forse sarei una brava annodatrice, o magari perfetta per essere appesa a mo’ di prosciutto da stagionare. Però non mi sottraggo a nessuna occasione di curioso apprendimento. Ossigena il cervello, amplia gli orizzonti e – spesso – alimenta il mio ego (perché frequentando gli ambienti giusti ci si sente tanto intelligenti).

 

Per la cronaca, non mangio nemmeno le frattaglie.

Balocchi e Profumi

Dopo anni che lo desideravo, venerdì sono andata al Cosmoprof  in qualità di Responsabile Comunicazione e Marketing.

Il titolo me lo sono scelto perché mi si adatta ai lineamenti. Non per altro. Imperatrice non c’era nel menu quando ho comprato i biglietti online.

Ho trascorso otto ore nel padiglione del packaging. Non ho rimediato nemmeno un rossetto omaggio. In compenso ho imparato come si mettono le etichette, la differenza tra serigrafia e tampografia, e che al bar della fiera fanno dei panini pessimi.

E così, tra boccette e vasetti, dispenser e pompette, capsule e tappi, sta iniziando una nuova fase.

Tra qualche tempo sarà il caso di tirare fuori il camice dal baule. Spero che non sia passato di moda.

Cambierò

Questa mattina mi hanno trascinata a pedalare. Ecco un altro motivo per detestare la bella stagione.

Senza pensare che oggi non era un sabato qualunque, il gruppuscolo dei cicloturisti ha voluto indugiare per il centro di Bologna, e siamo arrivati in piazza Maggiore. Io lo sapevo che c’era confusione, noi forestieri siamo sempre più informati degli indigeni, e infatti abbiamo trovato la folla in attesa di offrire l’estremo saluto a Lucio Dalla. Nell’aria la sua musica diffusa dagli altoparlanti.

Quante canzoni avrà scritto? Decine, centinaia? Ma quando sono arrivata io trasmettevano proprio questa.

La prima volta che ho sentito questa canzone ero a Venezia, passeggiavo per le calli con il mio ragazzo di allora (ed ero ragazza anche io) e da una finestra arrivò questa musica. Naturalmente (mi piace fare certi pensieri assurdi) le parole parevano scritte per me, e ne venni colpita.

Oggi il turbamento si è aggiunto all’affanno della fatica fisica (perché io dopo 800 metri sarei già pronta per tornare indietro), e ho pensato che forse davvero era un segno del destino, un messaggio celeste, un avvertimento dall’al di là verso l’al di qua.

Devi cambiare… cambiare…

Non so cosa sia stato, la gente intorno era triste, qualcuno piangeva… Insomma mi son commossa anch’io.

Devi cambiare, in salita ci vogliono i rapporti corti così fai meno fatica“.

Ma di che stiamo parlando?

Cambierò, cambierò…

Non c’è più religione?

Prima notizia: viene bloccata la presentazione dell’ultimo libro di Margherita Hack in una località della provincia di Trento.  I componenti parrocchiali del comitato di gestione del teatro (sic!) hanno ritenuto che recasse offesa ai valori religiosi e alla dottrina della Chiesa Cattolica.

Seconda notizia: oggi a Unomattina (prima rete Rai) è stato dato ampio spazio a un sedicente sensitivo che pubblicizzava il suo libro. Supportato dall’autorevolezza di una nota presentatrice, raccontava di come fin da bambino avesse i segni di questosuo dono. Proprio come se fosse vero.

Non c’è più religione?

Ce n’è fin troppa.