La trippa e la legatura degli schiavi

Ero incerta se parlare di un piccolo aneddoto legato al trippaio dove ho fatto spese stamattina, oppure del workshop su come si lega una schiava a cui ho assistito stasera. Tra i due non ho dubbi su quale sia più rilevante, dato il valore storico e culturale della trippa a Firenze (e del lampredotto, come mi è stato fatto notare).

Non è facile spiegare cosa ci facessi alla lezione di “Come imbracare uno schiavo e vivere felici”. Vorrei però rassicurare tutti quelli che mi conoscono che era per finta. O meglio era vero, ma in ambiente virtuale con gli avatar, che non essendo dotati di apparato respiratorio, non rischiano pericolose impiccagioni. E comunque non si spiega perché fossi lì.

Io non sono praticante, lo dico con rammarico, forse sarei una brava annodatrice, o magari perfetta per essere appesa a mo’ di prosciutto da stagionare. Però non mi sottraggo a nessuna occasione di curioso apprendimento. Ossigena il cervello, amplia gli orizzonti e – spesso – alimenta il mio ego (perché frequentando gli ambienti giusti ci si sente tanto intelligenti).

 

Per la cronaca, non mangio nemmeno le frattaglie.

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