Un caso particolare

Stamattina ho ricevuto questa email.

Oggetto: alessandra, un’onda magica è passata tra di noi

Ho avuto un brivido, ma il fatto che a scrivermi fosse una certa Miranda mi ha un po’ freddato.

Buongiorno alessandra,

Buongiorno Miranda.

Forse è senza parole perchè ho iniziato subito a realizzare per lei gratuitamente una veggenza importante?

Signorina, io di parole ne avrei parecchie, e gliele direi senza spesa alcuna pure io.

Lasci che mi spieghi!

Ovvìa, sentiamo.

Le lettere che ricevo giornalmente si dividono in tre categorie: gli invidiosi, quelli che più o meno hanno gli stessi problemi di tutti, e poi i casi particolari.

Quel grassetto sottolineato non promette nulla di buono.

Elimino quasi totalmente i primi, lavoro il tempo che basta per i secondi… ma mi appassiono per i terzi!   E mi sono immediatamente appassionata a lei, alessandra! Perché?  

Lo sapevo! Signorina, l’avverto, passi per l’uso sconsiderato e reiterato del mio nome senza iniziale maiuscola, ma l’avermi inserito tra i casi particolari è intollerabile!

Clicchi subito qui per avere le spiegazioni nella sua Veggenza Gratuita.

Io non clicco un bel nulla, non c’è niente da vedere, si tolga di torno e sparisca.

 

La sua nuova amica,

Veggente Sensitiva

 

Ho avuto amiche che andavano dai maghi e una ex amica passata a Scientology (e rimastaci, per quel che so), ma una veggente sensitiva mai. E, cara la mia ciarlatana telematica, non ho intenzione di cominciare proprio ora.

In fede (nessuna)

Ironica

Miope scettica

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Guarda come dondolo

Mi sono svegliata in questa domenica di “sballottaggio” alle 4.00 o giù di lì e ho pensato  “Bisogna che impari a girarsi un po’ più pianino, sennò mi sveglia”.

Ma ci stava mettendo un po’ troppo nel suo giramento. E poi di solito non cigola così tanto, era sinistro anche se giaceva alla mia destra.

Ho sentito il terremoto ed era la prima volta, l’ho sentito anche con le orecchie ed è stato spaventoso.

Sono scossa.

Libriamo Tutti, sù!

Dal 6 al 10 giugno prossimo si svolgerà il primo “Festival della Letteratura Milano” a Milano (del resto sarebbe bizzarro se si svolgesse altrove), cinque giorni di peace and books.  Ne consiglio la partecipazione a chi si trovasse in città e zone limitrofe, abitanti e frequentatori di amene località come Cascina Gobba e Cesano Boscone, che tanto hanno dato alla cultura nazionale.

Nel palinsesto del Festival (non avrei mai pensato di arrivare a usare termini così pippobaudeschi) è prevista la presenza di Libriamo Tutti, un interessantissimo progetto portato avanti da persone molto intelligenti, infinitamente colte ma soprattutto bellissime. Indegnamente e da poco tempo ne faccio parte anche io, in spirito e pixel. 

Siccome è vero che la salute è la prima cosa, ma prova a pagare una bistecca con la glicemia nella norma, e che la cultura è la più grande ricchezza ma anche il deposito di Zio Paperone non è male, c’è bisogno di un po’ di denaro. A questo scopo è stata aperta una campagna di raccolta fondi per aiutare il progetto (ripeto, bellissimo) e dare visibilità agli sponsor. In questa pagina è spiegato tutto ed è possibile offrire delle quote per raggiungere la cifra necessaria.  Si chiama crowdfunding e sembra chissà che, ma è come quando si tirano fuori i quattrini per le liste di nozze. Stessa cosa.

Però questi son soldi spesi bene.

Nessuno ha scritto un libro

Nel corso degli anni, e ormai sono 14 da quando mi affacciai alla finestra di un browser per la prima volta, ho incrociato numerosi compagni di viaggio. La maggior parte di loro sono diventati presenze annebbiate, anzi, quasi tutti sono scomparsi nel nulla. Ma ce ne sono alcuni, superstiti di una selezione naturale e reciproca che mi fanno una piacevole e rassicurante compagnia da molto tempo.

La cosa che mi diverte di più è l’intreccio casuale (ma sarà davvero così?) che mi porta a ritrovare le stesse persone in ambienti diversi. E senza darsi appuntamento.

Mi è capitato di parlare qui di Second Life. Non spesso in verità, per varie ragioni. La prima è che penso che sia un tema a rischio di noia per chi non sa cosa sia perché non c’è mai stato. La seconda è meno razionale. Per me Second Life è un po’ come il Fight Club: non si parla del Fight Club.

Ma c’è un motivo più che valido per parlarne ora.

Nessuno ha scritto un nuovo libro.

Lo so che molti hanno scritto un libro. Alcuni ne scrivono più di uno. Qualcuno potrebbe dire che troppi scrivono libri. Ma io intendo dire che William Nessuno ha scritto un libro e in questo libro ci sono tracce di Second Life. Il puzzle si sta componendo.

Non è la prima volta che racconto di libri scritti da amici virtuali. L’ho fatto in altri due casi, qualche anno fa, e naturalmente non sono recensioni né critiche, ché non sono in grado di fare cose simili io. Ho fatto il Classico ma poi mi sono persa nei meandri di altre faccende meno letterarie, non sono preparata, sono solo una ex lettrice forte progressivamente indebolita.

Veniamo al dunque.

William Nessuno, che conosco da anni grazie al suo blog, ha scritto un romanzo di fantascienza. Anzi, un romanzo di fantascienza investigativa, la mia preferita: “Turris Asian”. Il protagonista è lo scozzese Lorenzo MacEwan, netective (detective del network) che, sottoposto a una sperimentazione sulla registrazione dei sogni, vede (è proprio il caso di dirlo) riaffiorare immagini di casi che lo avevano coinvolto nel passato. Con l’aiuto della psicologa Francesca Colonna condurrà l’investigazione che lo porterà da Roma in Islanda, seguendo le tracce della Torre di Asian, creata originariamente in Second Life, ma che stavolta sta per fare la sua comparsa nel mondo reale. (Ta-dan!)

Kelsey

Durante la presentazione avvenuta lo scorso 7 maggio in Second Life, è stato citato “Matrix”. A me invece è venuto in mente altro. In primis (e spero che non si risentirà nessuno, e nemmeno Nessuno) “Il segno del comando”, il mitico sceneggiato televisivo degli anni ’70, con Ugo Pagliai (che interpretava un professore di letteratura inglese) in giro per Roma a caccia di fantasmi. Lì il tema era esoterico, ma certe atmosfere, i segni di antichi manufatti, le strade di Roma, i retrobottega, me l’hanno fatto associare immediatamente a questo ricordo d’infanzia.

E poi Fringe in cui Il Dr. Walter Bishop riesce a entrare nella mente di cadaveri per carpirne gli ultimi ricordi. Ma soprattutto Caprica in cui si narra anche di mondi virtuali  immersivi, in cui l’esperienza sensoriale è totale grazie all’holoband inventato da uno dei protagonisti. (Essere serial addicted fa spostare i riferimenti culturali).

Insomma io in certe storie ci sguazzo come un pirahna in un fiume infestato di bagnanti, e infatti ho divorato la storia di “Turris Asian” in un battibaleno e con grande divertimento.

Un solo appunto.

E’ un romanzo breve, e, almeno a me, lascia un po’ di questioni irrisolte. Chiedo quindi ufficialmente all’autore di procedere con un sequel, per raccontare:

1. come sono arrivati quei due ragazzetti fanatici (ognuno a modo suo) a mettere su quel popò di casino;

2. che fine ha fatto Asian;

3. almeno un torrido incontro amoroso tra Lorenzo e la psicologa. Va bene anche in sogno.

Giudizio: 5 palle. (Nel senso migliore del termine). Un caro saluto all’Editore.

TURRIS ASIAN, di William Nessuno

Avanguardia 21 Edizioni – 9,99 euro

http://www.avanguardia21.it/

Binari

E’ un periodo davvero frenetico e denso di avvenimenti.

Non per me.

Immagine

L’interiorità di un treno.

Oggi ho viaggiato per la prima volta sul nuovo treno Italo, e questo potrebbe rappresentare il culmine degli eventi delle ultime settimane. Non ho mai recensito un treno, anzi non ho mai recensito alcunché se non per celia, quindi non so cosa sottolineare, se la sinfonia cromatica in giallo-arancio degli interni che alleggerisce i toni di grigio, oppure il fatto che sulla carrozza numero 7 non ci siano porte di accesso dall’esterno. E quindi si sale e si scende dalle carrozze adiacenti (non è che si viene issati direttamente dai finestrini, che sono oltretutto sigillati).

Le poltrone non sono tanto comode, almeno quelle della classe per i meno abbienti, denominata “Smart”: il sedile è troppo corto e lo schienale troppo reclinato per i miei gusti. Ho pigiato l’unico bottone che ho trovato ma non è cambiato nulla. In compenso c’è la connessione wireless e la presa per la corrente ad ogni posto. Io, che non sono ancora dotata di dispositivi mobili portatili non ne ho goduto, ma la prossima volta provvederò a portarmi il pc così darò un senso all’apparato. Naturalmente ho trovato il mio posto occupato da uno il cui posto era occupato da un altro (e così via, ad libitum). Devo ancora capire le motivazioni che spingono la gente a non occupare il proprio posto prenotato. Forse c’è di mezzo la superstizione o la non conoscenza dei numeri. Ricordarsi di approfondire la questione.

A fine treno c’è la carrozza Cinema, ma, data la brevità del mio consueto viaggio settimanale, non ne prevedo la frequentazione, almeno finché non metteranno la carrozza Telefilm brevi.

La cosa veramente fastidiosa, per un’asociale come me, è che già sul marciapiede della stazione di partenza, un nugolo di signorine in divisa si sparpagliano approcciando i passeggeri in attesa “Viaggia con Italo?”. E ti spiegano com’è composto il treno, e quali vagoni stanno all’inizio e quali alla fine, tutte sorridenti e cordiali. Lo posso capire, hanno trovato un lavoro, che di questi tempi è un buon motivo anche per sorridere agli sconosciuti sul marciapiede.

Per il momento mi sono limitata ad annuire stancamente, appena troverò un lavoro anche io, mostrerò l’intera dentatura al popolo, viaggiatore o stanziale che sia.