Il silenzio è d’oro

E’ un po’ che ci penso.

Leggo tutti i giorni i commenti della gente nei social network e sui giornali online. C’è un clima insopportabile di rabbiosa violenza verbale, come se non si aspettasse altro che sputare livore su qualsiasi cosa. E dico qualsiasi.

Si parla di politica e si scatena l’inferno. C’è la notizia di economia e monta la furia. Si racconta la nota di costume, o di cronaca, o di basso pettegolezzo e la risposta più garbata è quel modo di dire romanesco (ma non si sa perché così benvoluto anche dal resto d’Italia) “sticazzi”.

Insopportabile.

Da una parte ci sarà anche un genuino sentimento di stanchezza, ma dall’altra io vedo l’incontenibile e prepotente volontà di apparire a tutti i costi. La notizia non mi interessa? Invece di ignorarla lo devo dire per forza con volgarità e insulti. Quasi sempre insulti gratuiti. Se si tratta di una donna, che sia politica o star del porno, è sicuramente di facilissimi costumi anche se l’accusa è quella di andare a fare la spesa con la scorta. Tra parentesi se una la scorta deve avercela sempre, non si capisce perché dovrebbe rinunciarvi per fare la spesa.

Quello che contesto e mi disgusta non è, ovviamente, la libertà di parola, ma la superficialità nell’uso delle parole. Le parole sono importanti e questo abuso le sta svilendo.

C’è troppo rumore di fondo, troppe urla sguaiate. Sogno un mondo di contestazioni ben motivate, di proteste grammaticalmente corrette e quindi molto più efficaci.

E il romanesco lasciamolo ai romani.

Ma poi a me… m’importa ‘na sega. (Almeno sono territorialmente coerente).

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5 pensieri su “Il silenzio è d’oro

  1. da una parte la natura “sintetica” del social network favorisce il motto, meglio se volgare o violento, perché lasci il segno; dall’altra l’abitudine indotta dai media a esprimere opinioni su tutto: non ne so niente di fisica quantistica, ma un parere sul bosone non si può negare, perché si rischia di fare la figura dell’ignorante menefreghista snob. Meglio il blog: ti lascia il tempo di leggere e pensare.

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