Fiumi (in piena) di parole

Da una ventina di giorni possiedo un piccolo tablet. Da tempo pensavo di comprarmi un lettore di ebook, così ho approfittato di un’offerta promozionale e ho preso il Galaxy Tab plus da 7 pollici.

Egli avrebbe anche funzioni di telefono, ma per l’uso che faccio io del cellulare (circa 2-3 minuti al giorno di media) è ridondante e superfluo.

Così l’ho attrezzato di molte applicazioni irrinunciabili come quella per trovare le farmacie di turno, mappe e navigatori come se mi arrischiassi in territori sconosciuti, anche se più in là del quartiere difficilmente vado. E poi la guida per abbinare i vini ai cibi anche se non bevo, il meteo di tutto il mondo conosciuto e soprattutto l’applicazione che mi avverte delle scosse di terremoto sull’intero globo terracqueo. Lo spazio per le icone sta per terminare ma non ho intenzione di fermarmi; avere lo scibile tra le mani mi crea ebbrezza più di un Cerasuolo di Vittoria che ben si sposa col Formaggio di Fossa e la pasta al sugo di castrato.

Naturalmente ho curato anche lo scopo primigenio, che era (era, perché adesso non ne sono più tanto sicura) quello di leggere. In particolare avevo pensato di affrontare finalmente la lettura di “Infinite Jest” di cui, essendo un tomo impegnativo per quantità e contenuti, ho programmato una lettura a lunga scadenza, con letture e riletture in ogni momento della giornata e in ogni situazione.

Il progetto è poi andato mutando quando ho iniziato a scaricare altri testi. La mutazione è diventata scatafascio nel momento in cui di fronte alle attuali 18 copertine che mi compaiono davanti, quando entro nell’applicazione, subisco una sorta di sindrome di Stendhal. Non riesco a leggere un libro per volta.

Li vorrei leggere tutti. Contemporaneamente. E la cosa terribile è che sto facendo proprio così.

Vecchi Urania e Moravia, letteratura americana contemporanea e giapponese, il saggio di King sulla scrittura e i racconti di Heinrich Boll, Bartebly e Swann, Perec e Philip Roth. Un calderone di parole nel gorgo di una frenesia da giocattolo nuovo.

Non mi preoccupo, so che poi mi passa. E’ il mio modo di affrontare le novità, poi mi calmo.

Come negli innamoramenti, quando finisce lo scompiglio dei primi tempi, che ci si ridimensiona gustando la lettura quotidiana dello stesso libro.

Oppure ci si dà al cinema.

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2 pensieri su “Fiumi (in piena) di parole

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