Ferragosto

Ci tengo a scrivere qualcosa, qualsiasi cosa, oggi 15 agosto.

Il giorno vacanziero per antonomasia. Buon per lei. Peccato che non lo sia invece per me, che non faccio vacanze per ovvi motivi, dato che chi non ha un lavoro non ha nemmeno le ferie. Il concetto è semplice ma tarda spesso ad arrivare ai neuroni della gente, che continua a chiedere dove vado in vacanza.

Mentre c’è qualcosa di altrettanto semplice che tarda ad arrivare ai miei neuroni: gli auguri di buon ferragosto.

Da quanda è nata questa usanza? Dove? Perché? Io me la sono ritrovata tra capo e collo qualche anno fa, con messaggi sul telefono e ora me la ritrovo nei social network, segno che non è soltanto un ghiribizzo di qualche singolo bizzarro.

I gavettoni sulla spiaggia, quelli sì che andavano di moda ai miei tempi. E il falò notturno. E il cocomero riempito di vodka. E quello che suonava la chitarra.

Tutti momenti perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia.

In cambio mi fanno gli auguri però.

Buon ferragosto.

Cinquanta. Sfumature. Di. Noia

Ho terminato ieri di leggere il primo romanzo della trilogia delle sfumature, il caso letterario del momento, il must editoriale del periodo, che ha venduto 20 milioni di copie.

Immagino che almeno 20 milioni di persone quindi l’abbiano letto. Non potendo sapere da ognuna di loro cosa ne pensa, mi accontento di sapere cosa ne penso io.

In poche parole si tratta di un romanzo di fantascienza, che si svolge in un universo parallelo che somiglia agli Stati Uniti, dove una ragazza di 21 anni, nel giro di un mese incontra un bellissimo, ricchissimo, filantropissimo, generosissimo, elegantissimo, imbronciatissimo giovane uomo, inizia una serrata e vagamente sadica relazione sessuale con lui, si laurea, trova lavoro e pone fine (fino alla puntata successiva) alla serrata e vagamente sadica relazione sessuale in seguito a una sculacciata un po’ troppo violenta.

Questo è Lars Burmeister, un modello che ho trovato nel sito http://www.mostbeautifulman.com/ e che metto qui perché potrebbe essere Mr. Grey. E poi mi arreda la pagina.

Raccontata così è l’unico modo per salvare l’ingenuità delle fantasie da adolescente di ritorno dell’autrice.

Non è un romanzo erotico. E’ piuttosto un Harmony esplicito, scritto male e fine a se stesso, che non genera nemmeno un fremito che non sia di indignazione per quanto è banale e prevedibile.

Qualcuna si sarebbe eccitata leggendo che per 17 volte quel manichino vestito sempre uguale guarda la scialba Anastasia con occhi ardenti, 15 volte con sguardo penetrante e 9 volte con occhi penetranti (la variante come colpo di teatro)?

Sì, le ho contate.

E che dire della genialata della vocina interiore che si esprime tra i doppi apici (“bla bla bla”) mentre le parole dette sono tra virgolette (<< bla bla bla >>)? All’inizio si fa confusione, alla lunga stucca così come quelle descrizioni sempre uguali degli amplessi (ovviamente sempre coronati da esplosioni orgasmiche puntuali, inarrestabili e perfette).

Il bellissimo, ricchissimo etc. presenta tutta una serie di stereotipi da eroe romantico. Tormentato, con evidenti segni sul corpo e nell’anima che lo spingono a esprimersi in questi termini: <<Tu. Sei. Mia>> e lei invece di fargli notare l’uso astruso di quella punteggiatura gli risponde, “disorientata dal suo fervore” <<Sì, tua>>

Due rintronati.

Evito volutamente di soffermarmi sull’aspetto più pruriginoso, e cioè sulle descrizioni delle pratiche che il mediocremente fantasioso (si può fare di meglio) Mr. Grey mette in atto con la insipida Ana (è così che lei si fa chiamare, non è colpa mia). Basti dire che siamo al confine tra il diario segreto di una fanciulla sprovveduta e i racconti di Intimità (della famiglia) di passata memoria.

Le ultime notizie dicono che ne trarranno un film.

Questo si chiama fare il botto con le botte e il colpo coi colpetti.

Ogni atomo del mio essere è concentrato sulla piccola centrale elettrica che ho in mezzo alle cosce. (sic!)