Mesti riti

Sono stata a un funerale.

Era molto tempo che non partecipavo a un rito religioso, e mi sono trovata un po’ spiazzata: il copione è stato riveduto e corretto. O forse stamattina ero in vena di osservazioni etologiche e ho notato cose mai viste. Un manipolo di anziane pie donne intonavano (mai verbo fu meno appropriato) canti sconosciuti. E sì che io ero un asso nei canti di chiesa. Un tempo, qualche anno fa, circa 35 direi. Li sapevo tutti.

Confesso (e qui ci sta bene) che andavo alla messa tutte le domeniche solo per cantare. Mi piaceva molto, a prescindere dalla qualità dei brani, sebbene “Lungo il mar di Galilea” fosse uno miei hit. E poi, modestamente, cantavo benino con voce ferma e intonata. Oggi non ce l’ho fatta, le anziane pie donne mi lasciavano attonita ogni volta. Una, la capoclasse direi, levava al cielo il numero del canto come il sergente nero di Full Metal Jacket -stessa intonazione- e subitaneo nasceva un lamento stridulo e acuto, che di coro aveva solo il numero maggiore di 8 delle cantatrici (ché in quel caso sarebbe stato un ottetto).

Oltre al soundtrack, anche la gestualità ha subito una revisione. Ai miei tempi si pregava con le manine giunte, oppure con le dita intrecciate davanti al petto. Ora tengono i palmi delle mani rivolti verso il cielo, con le braccia stese e aperte, come in un rito new age a captare l’energia vitale dalla Natura. Il che può essere bello e significativo, ma non lo sapevo davvero, e la scena mi ha ricordato Hair, the age of Aquarius.

Il momento topico è stato lo scambio del gesto di pace. Già allora, quando ero preadolescente e covavo un’imminente sociopatia, temevo questo passaggio e mi infrattavo per evitare contatti obbligati con sconosciuti.

E si trattava solo di una stretta di mano. Allora.

Ora succede di tutto. Intanto non si limitano a inondare di espressioni di pace e amore i vicini adiacenti, ma si girano, vagano, sconfinano. Ti cercano quelli seduti anche due posti più in là, vengono incontro con la stessa espressione sorridente del clown di It. Avanzano con le braccia tese e lo sguardo velato. E toccano, abbracciano, baciano.

Per un attimo ho avuto una visione blasfema come una scena dei Monty Python.

Non li biasimo, la morte è una faccenda terribilmente irritante e ci sono voluti millenni per inventarsi un apparato all’altezza della loro paura. Che cantino pure, ballino anche, ma io continuerò a evitarli, a vivere nel peccato mangiando il gelato di mattina e non cedendo il posto ai vecchi sull’autobus. E sarà quel che sarà.

Va bene, il posto lo cedo.

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