Un volo da dimenticare (non quello che scrive, un altro)

Sono un po’ timorosa nell’apprestarmi a scrivere quello che sto pensando da giorni. Uso il blog personale per non espormi troppo, lo leggono in pochi e forse saranno indulgenti.

Premetto che sono consapevole dell’estrema importanza della ricerca, del cui eccitante mondo ho fatto parte per diversi anni; poi però avevo bisogno di soldi per comprarmi le merendine, e ho dovuto cercarmi un lavoro.

Preciso anche che sono un’entusiasta della tecnologia e delle novità, che mi piace sempre imparare – anche se ormai quello che assimilavo in pochissimo tempo quando avevo vent’anni, ora necessita di una digestione lunga e lenta e spesso viene disperso tra neuroni arrugginiti e distratti.

Sottolineo che mi diverto molto a leggere le notizie di imprese strampalate e avvenimenti curiosi (chi mi legge da anni conosce la mia passione per i cannibali e quelli che si infilano le cose nella testa).

Però, la questione che mi frulla in testa, in base a ciò che leggo in rete, tra le notizie e i social network, è la seguente: sono l’unica nel mondo a pensare che Felix Baumgartner, quello che si è buttato di sotto da un numero esagerato di metri, sia un pazzoide e quel salto una mezza fesseria?

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5 pensieri su “Un volo da dimenticare (non quello che scrive, un altro)

  1. Non sei l’unica…purtroppo sono ancora troppi che pensano che per mettersi alla prova debbano attaccarsi un elastico e buttarsi da un ponte, guidare a 180, ingurgitare scarafaggi vivi (cfr Littizzetto) , ecc. ecc.
    Da parte mia spero per loro che non abbiano necessità di aspettare ore in ambulatori pieni, passare nottate a lamentarsi o sentire le urla del vicino di letto, inseguire un medico per avere informazioni o recapitare personalmente centinaia di curriculum per trovare un lavoro, essere sottoposti a continue selezioni mostrando sempre il meglio di sé con un sorriso amaro. Forse si accorgerebbero che non c’era bisogno dell’elastico.

  2. Io sono in bilico (non come lui) fra “che du’ palle ‘sto tizio” e “ah però! Dove siamo arrivati con la tecnica!”
    Da un lato non vedo l’utilità di un tale gesto (se non la pubblicità di un tizio che tutte le rotelle di certo non ha) e mi stavo rompendo assai a ritrovarmelo in ogni sito che frequento.
    Dall’altro lato sono queste faccenduole che spingono a progressi tecnici che, sommati gli uni agli altri, ci hanno portato ad avere, che so, l’epilady o l’aria condizionata da collo (http://www.mobilemag.com/2011/04/14/coolware-wearable-air-conditioner-wraps-around-your-neck/)

    • Con gioia apprendo l’esistenza di questo geniale dispositivo. Chissà cos’altro ci riserva il futuro. Dedico quindi un grato pensiero a tutti quelli che fanno cose apparentemente idiote per migliorare la nostra vita. :)

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