Brave new world

Chip e Ciop, presto oggetto di interrogazioni parlamentari.

Chip e Ciop, prossimi oggetti di interrogazioni parlamentari.

La situazione è drammatica, la crisi ci assilla e la cronaca è nera. Uno spiraglio però appare, sarà la primavera imminente, o forse è una scia chimica che illumina il cielo di grigio splendore.

Alla luce di quello che leggo e sento in giro, mi sento di affermare con convinzione, supportata dalla speranza e da un barlume di sofferente ottimismo che ci sarà da ridere.

Commentatori, vil razza dannata.

Immagine

Ironica allo scrittoio mentre scrive commenti sarcastici.
(Immagine di Colette Rosselli, tratta dal “Saper vivere di Donna Letizia”, ed. Mondadori).

Sto covando da tempo un’ostilità sempre meno strisciante contro i commentatori dei social network. Mi ribolle dentro come un pasto non digerito, che non va né su né giù, e mi rende rabbiosa e cattiva come Hulk.

Non che in generale io sia serena e solare, si sa, però questa gente ora sta superando il mio limite di sopportazione. Ho già iniziato a cedere.

I commentatori molesti preferiscono le notizie dei giornali online. Abitano e sguazzano lì, tra la cronaca e le notizie più leggere.

Sono insofferenti, sgrammaticati, aggressivi e superficiali. Se muore qualcuno rispondono che non gliene frega, perché quando è morto il loro nonno nessuno l’ha scritto sul giornale. Quando l’articolo riguarda un qualsiasi personaggio noto, se è donna è di facilissimi costumi, se ha superato i 40 anni è una vecchiaccia, se è uomo sarà omosessuale, o drogato o tutte le cose insieme. In ogni caso sono infastiditi per la leggerezza del soggetto, per il loro tempo prezioso che viene dissipato in siffatte letture. Come se fossero obbligati. E sdegnati minacciano l’abbandono, privando noi tutti della loro profondità di pensiero.

Vorrei tanto entrare nelle loro case. Restare ammirata di fronte alle loro sterminate biblioteche piene di classici, di saggistica, di libri d’arte. Vorrei assistere alle animate discussioni in famiglia sulle ultime scoperte della medicina, o sul valore universale dell’opera di Platone. Vorrei portare loro una tisana, la sera, quando stanchi per il quotidiano pensare accedono al giaciglio per recare riposo alle affaticate meningi.

E oltre la tisana potrei portare in dono l’unico libro che – pare – manchi nella loro fornitissima libreria: il vocabolario della lingua italiana, con annesse le elementari regole di grammatica e punteggiatura.

Evito di proposito una categoria che ultimamente ha guadagnato la scena (e i voti, non quelli religiosi). Che cosa ne pensi però è abbastanza intuibile. Diciamo che ci vorrebbe una larga distribuzione di vocabolari, manuali e libretti di istruzione. Tutti in formato elettronico, naturalmente. Sono (loro) o no il popolo del web?