Science-Friction

Norwich è una città di 127.600 abitanti del Regno Unito.  Si trova nella regione Est dell’Inghilterra.

Così recita Wikipedia.

Lo scorso 12 maggio, si è svolta a Norwich la quarta Convention di fantascienza organizzata dal locale Fan Club di Guerre Stellari. Ospiti d’onore alcuni attori del cast.

Il caso vuole che uno di questi attori, tale Graham Cole, abbia partecipato più volte anche alla serie britannica di fantascienza “Doctor Who”, in ruoli mai accreditati e anche difficilmente riconoscibili come un Cyberman o altri mostri alieni.

Per questo motivo alla Convention si è presentato il dirigente (travestito da equipaggio di Star Trek, oltretutto) di un altro Fan Club locale, quello del Doctor Who, appunto, acerrimo rivale (il Fan Club, non il Doctor) di quello di Guerre Stellari, per chiedere l’autografo a cotanta celebrità.

Giustamente quelli di Guerre Stellari hanno detto “voi del Doctor Who fatevi la vostra Convention e non venite e rubarci gli autografi. L’ospite è nostro e se non te ne vai subito ti polverizziamo con le spade laser”. L’Whovian camuffato da Trekker, da parte sua, ha minacciato di tirare fuori il cacciavite sonico e di provocare la più devastante e definitiva guerra del Tempo che mai si sia vista dai tempi della fine di Gallifrey.

Per farla breve, si è verificata una baruffa che ha richiesto l’intervento della polizia, che ha preso i due contendenti per le orecchie e ha imposto loro di farla finita e tenersi alla larga gli uni dagli altri.

Avrei voluto esserci, ed è indubbio da quale parte sarei stata. Sono una Whovian anch’io, e fino ad oggi lo sono stata sommessamente; pensavo fosse una prerogativa adolescenziale l’entusiasmo monomaniacale per un personaggio inesistente. Ma poi mi sono imbattuta in questa notizia con le fotografie dei protagonisti: a occhio non sono teenager da almeno 30 anni. Questa cosa mi consola e mi sollazza.

Il Tardis nel mio giardinetto in Second Life.

Il Tardis nel mio giardinetto in Second Life.

Immagino le loro mogli.

“Richard, smetti di giocare con la spada laser e vieni a tavola,  è pronto!”

“Jim, vuoi uscire da quella dannata cabina blu? C’è da andare a prendere i bambini (nipoti N.d.R.) a scuola!”

Certo che questi uomini di mezza età sono proprio ridicoli. Perdere il tempo dietro a film e telefilm, collezionare oggetti e autografi.

Che sciocchezze.

E ora scusate ma mi devo preparare: stasera c’è un grandioso finale di stagione del Doctor Who e voglio concentrarmi. Non chiamate, non telefonate, non mi cercate.

Sigla!

Note pratiche di viaggio in ferrovia

Per spezzare la sequela di lamentazioni, voglio rinnovare la rubrica “Minuzie gioiose” complimentandomi con Trenitalia.loco

Finalmente, forse anche grazie alla competizione con Italo, qualcuno ha avuto la brillante idea di segnalare, sulle porte delle carrozze passeggeri, i numeri dei posti più vicini. Che poi è quello che succede sugli aerei, non è che sia servito un brainstorming apposito.

Si dovrebbero quindi evitare i corpo a corpo, le strusciate imbarazzanti con i viaggiatori che attraversano l’intero vagone per raggiungere i propri posti.

Ora siamo a posto, in senso letterale. L’omino registrato ci dice di aspettare il treno sul “marciappiede” all’altezza della nostra carrozza. Di far scendere i passeggeri in arrivo prima di salire, sennò tutti non ci si sta (e questo ci da la misura delle capacità intellettive della popolazione viaggiatrice) e, mi raccomando, di non superare la linea gialla, a meno di non essere in vena di romantici gesti alla Anna Karenina, ma consiglio caldamente altri metodi. Oltre che suicidi saremmo anche molto antipatici agli altri utenti.

All’arrivo nelle stazioni una voce stentorea ci avverte che, se vogliamo scendere, dobbiamo prepararci. Non è che pretendiamo di stare seduti fino all’ultimo, gridando “Un momento!” mentre raccattiamo i bagagli. Il Paradiso può attendere, la Freccia no.

Intollerabili intolleranze

game-of-thrones-hbo-tv-series-9Questa biondina è Daenerys Targaryen (copincollato da wikipedia) ed è il principale motivo per cui mi tocca seguire The Games of Thrones ogni lunedì sera, con la puntata recuperata e sottotitolata dalla programmazione americana.

Ne farei a meno, perché tanto amo la fantascienza quanto il fantasy mi fa appisolare. Ma dovendo scendere a compromessi, mi impegno a seguire e anche a capire i molteplici intrecci cercando di riconoscere i personaggi da una puntata all’altra. Per i miei gusti c’è troppo fango, troppa gente spettinata che si somiglia, si picchia, si scruta; dame e cavalieri che sembrano amici, e poi nel fotogramma successivo si fanno a pezzi. Letteralmente.

Proprio ieri sera un poverino in catene è stato privato del suo bene più prezioso, dopo averne messo alla prova il funzionamento con l’ausilio di due signorine di facili e ridotti costumi. Al momento mi sfugge totalmente ogni dettaglio della vicenda, se non che l’attore che interpreta l’aguzzino è lo stesso di una simpatica e un po’ retrò (come me) sitcom, la cui visione ho ottenuto in cambio, dal fan della bionda della foto.

Da cui si evince che si tratta di uno spettacolo adatto a un pubblico adulto.

Infatti va in onda in orari serali, quando i bambini non dovrebbero essere in circolazione. E se ci sono non è affar mio.

Eppure i signori di un’associazione di spettatori dabbene e tanto timorati di dio si sono allarmati e hanno chiesto di bloccarne la trasmissione. Non so se ce la faranno, tra l’altro la versione di RAI4 è già stata tagliuzzata ed epurata, e nonostante la faccenda non mi tocchi personalmente, giacché mi rifornisco presso altri canali, trovo questo tipo di atteggiamento insopportabile e anche incomprensibile.

Non ho mai capito la ragione (ragionevole) per cui una cosa che non mi piace, che trovo offensiva o scandalosa, non possa invece piacere agli altri. E’ come la faccenda dei matrimoni gay. Io una donna non la sposerei mai (non scherziamo), ma non per questo esigo che non sia possibile in assoluto.

Se proprio vogliamo indignarci per le serie televisive di scarsa qualità, scritte male e recitate peggio, guardiamo quello che i canali pubblici producono. Suore e preti investigatori, carabinieri e medici che offendono e scandalizzano l’intelligenza e il gusto di chi abbia un minimo di consapevolezza.

Eppure io me ne sto buona, non vado in giro a raccogliere firme per l’abolizione di nonno Libero: lo evito.

Sebbene…

Lumache e chiocciole

Mi è ormai chiaro perché i social network mi provochino sempre più spesso uno strisciante senso di fastidio.

Ho già deprecato più di una volta il livore sguaiato espresso nei commenti. Ma c’è dell’altro.

E’ che ormai mi pare che sia diventato tutto un enorme, disordinato, spesso volgare palcoscenico. Il confine tra condivisione e ostentazione è labilissimo, e non tutti hanno l’intelligenza e la capacità di distinguerlo.

Pare una sorta di autopromozione esistenziale, un Carosello personale che dovrebbe avere la funzione di farci acquisire valore agli occhi degli altri. Vado in viaggio, scatto foto, faccio figli, scrivo, mangio, mi compro le scarpe alla moda, leggo cinque libri alla settimana. E voglio che lo sappiate tutti, così io esisto di più.

Ho assistito mio malgrado a battibecchi, dichiarazioni, allusioni, invettive, panegirici. Anche questo fa parte della strategia che ci rende tutti guardoni. Va bene se si tratta di un’azienda che deve farsi conoscere, ma l’utente medio che cerca di vendersi come un prodotto mi crea solo antipatia e rigetto.

Voglio un mondo dove si flirta e si litiga in privato, sono abbastanza stufa di fare da pubblico a piccolezze di nessun valore se non per chi le espone. Voglio meno lumache nude e più chiocciole riservate, meno esposizione personale e più informazione utile.

A chi obiettasse che posso operare una selezione dei contatti, così da non scassare i maroni nel blog, rispondo che per come sono organizzati certi SN (che non vuol dire Sistema Nervoso) non sempre è possibile evitare di primo acchito le stupidaggini che ci sono in giro.

In questo senso il blog è molto più discreto, mi sento giustificata. Se lo conosci lo eviti.

Io in una settimana leggo un solo libro, e magari ci metto il doppio per finirlo. Però lo capisco.