To Rome with love (una palla)

La stagione dei telefilm viene e va… parodiando Battiato. E così molte serie chiudono per la pausa estiva, lasciando scie di sangue (Game of Thrones) e cliffhanger appetitosi (Doctor Who) o solo degli stuzzichini insipidi (Revolution).

In attesa di recuperare qualche serie per le serate calde, ho ripescato un film che, col senno di poi, avrei fatto meglio a lasciare affogare nel Tevere. Insieme a tutti gli interpreti di “To Rome with love” che ho visto ieri sera tra lo sconcerto e la tristezza.

Woody Allen è invecchiato male. Avevo apprezzato con qualche sforzo quel filmetto sui viaggi nel tempo a Parigi, ma questo proprio non si salva. Già dai titoli di testa ho capito dove saremmo andati a parare. Nonostante i font familiari delle scritte, la musica mi ha indicato chiaramente la china che stavamo per prendere. Niente jazz, niente swing, ma il Modugno più rappresentativo del Blu dipinto di blu; ed era il pezzo migliore.

Dalla prima inquadratura si frana nel tritume dei luoghi comuni (il vigile sul rialzo non lo vedevo dai tempi di Alberto Sordi), accompagnati da una colonna sonora che comprende “Ciribiribin che bel faccin…” non so se mi spiego. A un certo punto, per gli abitucci dei personaggi italiani, ho pensato che fosse un film in costume, ambientato negli anni ’50. E invece no, le femmine italiane di qualsiasi provenienza geografica (perfino da Pordenone), età, estrazione sociale, anche nel 2012 hanno l’aspetto antico e dimesso delle casalinghe del dopoguerra (il secondo, per fortuna).

Secondo Allen noi siamo così. Se non fosse il Frecciarossa sullo sfondo parrebbe una scena di "Poveri ma belli".

Secondo Allen noi siamo così. Se non fosse per il Frecciarossa sullo sfondo parrebbe una scena di “Poveri ma belli”.

Non voglio infierire oltre. Non dirò di quei poveri attori ridotti a figuranti o poco più, che prontamente avranno aggiunto al loro CV “film di Woody Allen”, nonostante fosse un ruolo di 10 secondi comprese le dissolvenze (Giuliano Gemma, Mariano Rigillo, Lina Sastri, Ornella Muti e Maria Rosaria Omaggio: una prece per tutti).

E poi nemmeno gli americani mi sono piaciuti. Non quel buzzicone di Baldwin in veste di voce della coscienza alla “Provaci ancora Sam” (oh Woody, ma che ti è successo? Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice ne la miseria), né Ellen Page con quel faccino da gatta morta, che invece era deliziosa in “Juno” (per far vedere che le cose le so).

Archivio quindi senza remore o dubbi con un voto minimo: una palla.

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3 pensieri su “To Rome with love (una palla)

  1. Effettivamente un film pessimo. Dell’Allen recente ho però apprezzato sia “Sogni e delitti” che “Match point”. Se ci pensi bene, dai, non è invecchiato così male…

    • Uno o due film passabili (a me non è dispiaciuto nemmeno Midnight in Paris) negli ultimi 10 anni, non è lo standard del “vecchio” Allen, quello che arriva agli anni ’90 per intendersi. Ma gli si vuol bene lo stesso.

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