Ho visto cose

Ho visto miseri contenuti con virgole fantasiose assurti a saggi, da saggi che non sanno cosa significhi “assurti”.

Ho visto sedicenti giacere su allori di carta velina.

Ho visto fustigatori di costumi indossare gli stessi abiti dei fustigati, senza accorgersene.

Ho visto miraggi di intelligenza cadere come aquiloni senza vento, e restare spiaccicati a livello terra-terra.

Ho visto, come Cassandra, un futuro arrugginito e problemi inossidabili.

Ho visto forme vuote, illusioni ottiche offerte a menti modeste, diventare capolavori da asporto.

Ho visto questo e molto altro, ma soprattutto non l’ho visto in tempo.

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Attendere, prego.

C’era una volta la sala d’attesa della Stazione ferroviaria. Il viandante poteva attendere colà l’arrivo del proprio treno, sia che si trattasse di un tipo ansioso e quindi in anticipo sull’orario di partenza, oppure mestamente vittima di fastidiosi ritardi.

Naturalmente esistevano ambienti rigorosamente separati per le due classi di viaggiatori: quelli di prima, con valigette e aria altezzosa e i poveracci di seconda categoria, con le valigie di cartone e i panini con la braciola impanata. Nella sala di prima classe si stava seduti in poltrona consultando documenti e giornali finanziari, in seconda si stava stravaccati sulle panche di legno, sonnecchiando o sfogliando riviste popolari, come Stop e i fotoromanzi Lancio.

Ovviamente sono luoghi comuni, una volta ho visto uno che leggeva il Sole 24 ore nel reparto dei viaggiatori poveri. Cosa succedesse nella sala di prima classe non lo so, perché non ricordo di esserci mai stata.

Font anni '30

Font anni ’30

In ogni caso, almeno nella Stazione di Santa Maria Novella, della sala d’attesa è rimasta solo la scritta in stile vintage.

E allora dove si sta ad aspettare i treni? Prima di tutto lungo il marciapiede in base al numero della carrozza, non oltrepassando la linea gialla. Se però ci si volesse mettere a sedere le opzioni sono le seguenti: sulle panchine lungo i binari (ma se poi all’ultimo momento cambiano il numero del binario si rischiano affannose corse), per terra (per chi ce la fa poi a rialzarsi), sulle basi delle strutture pubblicitarie, oppure sulle durissime poltrone di metallo che sono state piazzate in mezzo alla sala della biglietteria, che i moderni sistemi di vendita hanno reso molto meno frequentata.

Viaggiatori in attesa sul basamento del pannello pubblicitario.

Viaggiatori in attesa sul basamento del pannello pubblicitario.

Se però siamo viaggiatori ad alta velocità, da qualche tempo esiste (per alcuni) l’opzione Casa Italo e Club Frecciarossa. Ma, mentre Casa Italo apre le sue porte trasparenti a chi sia dotato di un qualunque biglietto per il treno rosso amaranto, Trenitalia ammette nel suo esclusivo Club soltanto i vip con tessere oro, incenso e mirra, oppure chi sceglie le categorie più alte e senza sconti (anche io ogni tanto viaggio in classe business area silenzio, ma con tariffe economiche, e quindi non vale e aspetto in piedi). Chi più paga, più sta comodo, è questo il principio.  P1030351

Ammetto che un certo peso ce l’ha, sulle mie scelte di viaggiatrice frequente, e comprendo benissimo che per Trenitalia questo non costituisca un motivo di afflizione.

Ma se la scelta di escludere i viaggiatori smart (ci prendono pure in giro) serve per tutelare il relax dei viaggiatori vip, posso assicurare che tolgo sempre ogni suono prima di giocare a Ruzzle o a Candy Crush Saga.

Dovrebbe bastare.

Vacanza?

Secondo il significato etimologico, “vacanza” è il periodo privo di impegni, vuoto, libero da occupazioni. Non sono in vacanza, di cose da fare ce ne sono tutti i giorni, nessuna ludica, nessuna apportatrice di gioia o serenità.

Però andare in vacanza d’estate ha un senso. Perché fa caldo, perché il periodo di luce è più lungo e quindi… Francamente non lo so. So solo che io, da qualche tempo, sono abbattuta da una fiacca senza precedenti.

Non è pigrizia, quella la riconosco: è quando non ho voglia di fare niente. Stavolta invece voglio agire, ma sono gli apparati che costituiscono l’organismo che non rispondono.

E’ come se l’ATP fosse sotto il livello di guardia, come se i miei mitocondri fossero in vacanza, loro.

L’unica cosa che mi riesce bene è dormire. Come diceva la canzone dedicata alla stanchezza “Il mio cuore si ribella a te, ma il mio corpo no”. Si riferiva ad altro? Non importa.

Davvero, mi piacerebbe scrivere ancora ma proprio non ce la fac