La vita non è un film

Oggi, mentre tentavo di copiare la terza stagione di “Downton Abbey” su una chiavetta USB (vorrei aggiornare mia madre, che crede che Matthew sia ancora vivo) mi si è impallato il pc per due volte. Alla fine ho rinunciato e ho attaccato il disco esterno direttamente al televisore.

In un film non sarebbe successo.

Nei film non si bloccano mai. La barra avanza in modo ansiogeno, questo è vero, ma lo fanno apposta per noi che guardiamo. Temendo per l’incolumità del personaggio alle prese con il trasferimento clandestino, palpitiamo, anche se qualunque spettatore smaliziato sa che il 100% comparirà appena in tempo, per permettere la rapida estrazione della chiavetta.

Anche questo è differente.

Io, che son precisa, disattivo sempre la chiavetta o chi per lei, prima di staccarla. Per questo mi beccherebbero e non potrei mai darmi allo spionaggio industriale.  Nei film viene strappata via proprio mentre il ladro (quasi sempre dalla parte della ragione però) sta per essere scoperto da un addetto della security massiccio, armato e molto cattivo. Ma non succede, perché fa in tempo a nascondersi dietro a una tenda, sotto un tavolo oppure (soprattutto se è una bionda in abito da sera) a simulare un’amnesia durante la ricerca della toilette.

Da cui si evince che per estrarre la chiavetta senza disattivarla, dovrò prima tingermi i capelli di biondo.

 

 

Il burro fa male? Immagina senza…

Durante una recente lezione sul cinema tenuta a Parigi, Bernardo Bertolucci ha raccontato la genesi della famosa scena del burro di “Ultimo tango a Parigi”, svelando esattamente come andarono le cose e confessando di avere qualche senso di colpa. Pare che alla Schneider non avessero detto nulla prima di girare, per avere una “reazione più realistica”, e pare anche che lei non l’avesse presa molto bene, tanto per usare un eufemismo.

È una storia certamente dolorosa (in tutti i sensi), perché la povera Maria ha poi avuto una vita tormentata ed è morta a 58 anni.

Però mi sorgono spontanee alcune osservazioni. Tanto per cominciare immagino che sia stata buona la prima, altrimenti la reazione non sarebbe stata più spontanea. Ma soprattutto, se la faccenda non era concordata e la giovanissima Maria si è ritrovata spalmata da Marlon a sua insaputa, non avrebbe potuto reagire, che so, interrompendo la scena scalciando “Bernardo, fellone di un regista, dì a questo bove hollywoodiano di togliere quelle manacce untuose dalle mie terga!”. Per dire. O qualsiasi altra ingiuria che avrebbe costretto la troupe a uno stop delle riprese.

Do per scontato che la parte ignorata fosse soltanto l’uso del condimento, e non l’esecuzione del piatto, se mi si passa la metafora. Quindi lei sapeva cosa si apprestava a fare dal momento che era scritto nel copione. Personalmente fatico a capire la differenza, in termini di offesa alla dignità personale, tra interpretare una scena come quella con o senza burro.

Ho visto il film in questione in tempi molto successivi all’uscita, per ovvi motivi anagrafici (vabbè essere vecchi, ma non esageriamo), e devo dire che l’ho trovato intenso e dolente, con un Marlon Brando monumentale, che quasi quasi era meglio allora che da giovane.

Riporto la scena incriminata per un ripassino, o una ripassatina.