De twitterantibus

E’ sempre bello osservare e scoprire le dinamiche del popolo della rete (orrida locuzione che mi fa pensare a una massa di zombie). Un tempo erano le chat, e i newsgroup, e tutte quelle cose lì che in parte esistono ancora, in parte sono travasate nei social network.

Da poco tempo ho rispolverato l’account di twitter, che avevo usato pochissimo all’inizio. Ricordo che mi misi a seguire Liz Taylor buonanima, ma come sempre mi succede con le star, mi sentii quasi infastidita di quella “vicinanza”. Io voglio che i miti rimangano distanti, altrimenti non sono più miti, e diventano spesso deludenti esseri umani. Per il resto, non sapevo che scrivere, non mi leggeva nessuno e mi sentivo sola e abbandonata.

Ora con il progetto di riscrittura dei Promessi Sposi invece mi sto divertendo abbastanza.

Inevitabilmente ho notato alcuni meccanismi al confine tra il ridicolo e il patetico. Intanto sto imparando a prevedere il numero dei seguaci in base alla foto dell’account. Il mio è un occhio, quello che uso da diversi anni, altre (sì, femmine) invece preferiscono altri dettagli. Senza fare troppi giri di parole, le tette (suggerite, intraviste, mica spiattellate nude e crude) aumentano il numero di seguaci in numero esponenziale. Così come gli ammiccamenti scritti che lasciano intuire chissà quali promesse di lussuria e trasgressione.

Il numero dei followers e dei (followati non lo userò mai) seguiti è l’indicatore dell’attività, della popolarità del twittatore. Grazie a un sistema di controllo dell’account è possibile (a differenza di quello che accade in Facebook) sapere quotidianamente chi ha iniziato a seguirci e chi invece ha, chissà come mai, deciso che ciò che scriviamo non gli interessa o magari gli fa proprio schifo. twitter

L’ho attivato anch’io naturalmente, e la cosa che salta agli occhi è che:

  1. molti si sentono spinti a seguire chi li segue. Mi ricorda il “vuoi essere mio amico?” della scuola materna. Credo che sia un modo per ricambiare la fiducia, in fondo è un comportamento tenero, salvo il fatto che poi (v. il punto 2)
  2. c’è chi si accorge che non lo segui più e ti cancella immediatamente. Questa è la cosa che mi fa più ridere, perché vuol dire che l’unico interesse nel ricevere i miei tweet stava nel fatto che io leggevo i suoi. Non è contemplata l’opzione che la persona in questione riempisse la pagina di parole inutili, e che invece io scriva cose intelligentissime e in quantità consona col fatto che ogni tanto mi allontano dal computer. Cosa che alcuni sembrano non fare, o forse utilizzano dispositivi mobili durante l’esercizio delle funzioni vitali di base.

Poi ci sono le interazioni, che possono essere risposte ai tweet, ritwittamento (che permette al frasetta di rimbalzare per ogni angolo dell’universo), e conservazione del tweet tra i preferiti. Al di fuori del progetto di riscrittura, i meccanismi mi sono ancora oscuri, certo è che son tutta contenta quando qualcuno mi dimostra apprezzamento. In fondo mi accontento di poco.

Ora, siccome sto oscillando da giorni intorno ai 98 follower, e voglio superare i 100 entro il 2013, vado a fotografarmi le tette e le metto nel profilo, poi comincio a twittare citazioni di Anais Nin. O di Henry Miller. Dipende se ci stanno in 140 caratteri.

Il giorno dopo

E così anche quest’anno abbiamo condiviso un giorno importante, e noi siamo qui, ancora attoniti ed emozionati.

Salutiamo quindi la nascita, anzi la rinascita, del grande personaggio amato in tutto il mondo, che viene dal cielo, ci protegge e ci fa sempre sperare.

 Welcome Doctor! doctornew

Cool socks

Stamattina sull’autobus due giovani commesse (s’intuiva dai loro discorsi) parlavano, tra le altre cose, di regali.

Nella foto: calzini da uomo.  Ah, ma guarda, c'è anche l'uomo.

Nella foto: calzini da uomo.
Ah, ma guarda, c’è anche l’uomo.

Ho imparato che i calzini di una certa marca sono ganzi e adatti per essere donati al ragazzo (credo) facendo bella figura spendendo poco (5 euro al paio).

Approvo la morigeratezza e la sobrietà in tempo di crisi, ma mi domando:

1. come possano essere dei calzini ganzi (forse è la marca che li qualifica);

2. che faccia farà il giovine ricevente.

Farò in modo di tornare su quella linea alla stessa ora, non si sa mai che riesca a incontrarle di nuovo: se la donatrice di calzini piange saprò perché.

Educhescional channel

Non è colpa mia, lo giuro. Ma certe cose mi fanno passare per una vecchia brontolona.

eolo

Un pessimo esempio per i bambini: presto i SetteNani potrebbero diventare sei.

Ho visto in TV una pubblicità progresso, in cui Ricky Tognazzi dice che bisogna mettere un fazzoletto davanti alla bocca quanto si starnutisce. E poi bisogna buttarlo via chiuso.

A questo punto mi aspetto una campagna con Lino Banfi che spiega che non si sputa sul pavimento, o con Terence Hill che ci raccomanda di non urinare nelle piazze.

Se a qualcuno sembra normale, si faccia avanti. A me certe cose le hanno insegnate il babbo e la mamma quando avevo due anni, e la televisione l’avevano già inventata. (Mi porto avanti contro illazioni malevole).

Carciofi col botto

La notizia del giorno è, naturalmente, quella del carciofo che è esploso tra le mani di una massaia della provincia di Lecco. Se la cosa si ripetesse con altri ortaggi – finocchi a orologeria, zucchini ad autocombustione, asparagi perforanti e ravanelli rotanti – potrebbe diventare un tema ricorrente, come quello degli oggetti dentro la testa, che tante volte ha irretito la mia attenzione in passato.

Anche Sheldon twitta

Anche Sheldon twitta

Ma ecco che la notizia vera per me è che Lecco fa provincia dal 1992 (la sigla è LC, mi sono informata); ero rimasta un po’ indietro, ai tempi dei Promessi Sposi, sono giustificata.

E a questo proposito, la riscrittura su twitter sta proseguendo con soddisfazione, siamo arrivati finalmente a Monza, nel convento della Signora: ci sarà da divertirsi.

Dovevo aspettare 30 anni (forse di più) per queste amenità da secchioni, e soprattutto per non vergognarsi di esserlo.

Utonti da asporto

Prendo spesso il treno, quasi ogni settimana. Ormai sono pratica di binari, ho imparato anche a orientarmi nella nuova stazione di Bologna, il cui progetto dev’essere probabilmente ispirato a un’opera di Escher.

Relativity, 1953

Relativity, 1953

Posso capire chi invece manchi di questa dimestichezza dovuta all’uso reiterato, e  più volte ho fornito volentieri un aiuto al viandante sperduto.

Fatte queste premesse però, mi domando come facciano, non dico a viaggiare, ma a vivere quotidianamente, quelli che:

1. non trovano il binario giusto perché non hanno l’accortezza di alzare lo sguardo verso i cartelli;

2. entrano nel panico quando si ferma il treno, perché non vedono il grosso pulsante verde illuminato da premere e se non ci fosse qualcuno dietro di loro, finirebbero al Brennero o a Salerno (dipende dalla direzione);

3. non trovano la carrozza per lo stesso motivo del punto 1;

4. non trovano il loro posto sulla carrozza perché non capiscono come funzioni la numerazione;

5. ultimi ma non meno importanti, quelli che pretendono di tenere il valigione extralarge da emigrazione o incastrato sotto il sedile al posto delle gambe, oppure nel bel mezzo del corridoio, in modo che gli altri da passeggeri diventino saltatori.

Da parte mia prometto di essere paziente e di insegnare a leggere i cartelli e pigiare i bottoni, se in cambio estenderanno il divieto di fumo e telefonini a banchine, scale mobili e ferme, corridoi e “marciappiedi” (come dice la voce registrata).

Prossimamente: i viaggiatori odiosi (me compresa, a volte).

Nouvelle Vogue*

Mi piacerebbe molto essere una fashion blogger, di quelle giovani, magre e autorevoli. Mi piacerebbe inventarmi gli outfit, farli diventare un must, decidere le palette della prossima stagione, lanciando l’ocra abbinato al color piombo fuso screziato da cristalli purpurei.

Sostenere forme destrutturate nei capi spalla, con scriancrature oblique e cuciture a vista. E poi frange, molte frange, intorno a scollature scivolate e orli asimmetrici, con tessuti techno-pop e stivaletti in ecoplastica che richiamano le calzature delle donne Gaburi, un’antica popolazione mediorientale di cui si sono perse le tracce da circa 115 anni, 7 mesi e 2 settimane.

Per l'uomo freddoloso, che però vuol mostrare la dotazione di muscoli. Un caldo tricot che tutte le nonne vorrano confezionare per i propri nipotini.

Per l’uomo freddoloso, che però vuol mostrare la dotazione di muscoli. Un caldo tricot che tutte le nonne vorrano confezionare per i propri nipotini. Da indossare con disinvoltura (se ci si riesce).

Vorrei rilanciare la moda delle parrucche, dei toupet, dei nei finti e dei nasi di plastica. E al posto di borse e zaini, comodi contenitori multitasche unisex con base piatta da appoggiare sulla testa e da bloccare con cinghie sotto il mento. Il futuro dev’essere proiettato nello spazio siderale, su in alto.

Sarebbe bello introdurre lo strascico come elemento di rottura nella moda maschile.

Potrei dare un’inaspettata svolta glam a questo blog polveroso, immergermi nel superfluo – ma non inutile – mondo dell’apparire.

Un piccolo assaggio in questa immaginetta sulla destra, tratta da un sito che raccomando soprattutto nei periodi di depressione.

*Perché il francese da subito un tocco di classe.