Quel tonno di Kevin

Dear Kevin,

posso chiamarti Kevin? In fondo ci divide meno di un decennio e condividiamo il segno zodiacale. Lo so che non conta niente, ma era per rompere il ghiaccio.

Mi ricordo di te, o Kevin, fin dal tuo esordio in uno dei miei film cult, anche se Il grande freddo racconta un’altra generazione, ma io amo il vintage e poi la colonna sonora è meravigliosa. E anche William Hurt che fa il reduce impotente.vlcsnap-2014-05-31-16h32m14s244

In quel film veramente di te si vedevano solo dei pezzetti mentre ti acconciano per il funerale, in particolare i polsi che il tuo personaggio (Alex, un altro punto di contatto) aveva tagliato prima dei titoli di testa. L’abbiamo saputo dopo che eri tu, pretesto invisibile per la riunione di un gruppo di amici thirty-something alle prese coi ricordi, i cambiamenti e il tempo che passa.

Il tempo passa, Kevin, tutti cambiamo. Anche tu sei cambiato, sei invecchiato, ma con grande classe, e sei ancora bello. Hai fascino da vendere. Credo che non ti mancheranno le proposte di ogni genere, intendo lavorative. Sai, i film, Kevin, quei filmoni hollywoodiani con gli inseguimenti e i complotti, o le storie d’amore, o le avventure coi cowboys e gli indiani.

Oppure una bella serie TV, ne stanno producendo di grandissima qualità. Hai presente Breaking Bad, True Detective o ultimamente Fargo? Ecco, sono solo esempi, ma ti ci vedrei benissimo in un poliziesco seriale. Informati. Chiedi al tuo agente. Oppure preferisci il fantasy? Vuoi che George R. R. Martin non abbia creato un re o un cavaliere che tu possa interpretare?

Tu potresti ribattere che proprio io mi permetto di dirti queste cose, che sono anni che non trovo uno straccio di lavoro. Lo so, Kevin, la situazione è drammatica, ma non sono un’attrice, non più, paradossalmente sarebbe stato meglio. Guarda piuttosto Jane Fonda, che interpreta la proprietaria della rete televisiva in The Newsroom, altra grande serie.  kevin-con-tonno

Insomma, Kevin, non ci posso credere che tu abbia trovato solo lo spot del tonno per fare un po’ di soldi! Non ci credo. Licenzia il tuo agente, fai qualcosa, ribellati! Dì che è stato un errore, che avevi frainteso, che sei onesto e onori gli impegni presi, ma ora abbandona il tonno agli attori di serie B, per favore. Il tonno no, Kevin, no.

Sinceramente e stimatamente.

Ironica

P.S. Ora, Kevin, mi potresti contestare che Bryan Cranston ha fatto la pubblicità a una nota pomata per le emorroidi. Ma era giovane, all’inizio della carriera. Ora è fottutamente cazzuto e come minimo recita con Godzilla, non con un tonno.

Bryan Cranston in uno spot pubblicitario degli anni '80. Sì quella che ha in mano è la cremina per le emorroidi.

Bryan in uno spot pubblicitario degli anni ’80. Sì, quella che ha in mano è la cremina per le emorroidi, embè?

 

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Mamma mi si è allargato il treno

Oggi leggevo una simpatica notizia (sono sempre meno) a proposito delle ferrovie francesi che hanno ordinato 2000 treni nuovi e poi si sono accorti che sono troppo larghi, e non gli entrano nelle Stazioni. Così ora devono spendere 50 milioni di euro per adeguare le banchine. Come facciano non lo so, forse segano i marciapiedi.

Ovviamente la notizia è simpatica per modo di dire, perché è una brutta bega da risolvere, anzi, col linguaggio “qualitatese” è proprio una non conformità grave, gravissima.trenofrancese

Quando seguivo il corso sui sistemi di gestione, la cosa che mi ha più colpito era l’ovvio, o almeno quello che secondo me era ovvio. In questo caso, richiedere che un treno riesca a entrare in Stazione sarebbe ovvio. Ma evidentemente non va dato mai nulla per scontato.

Durante una lezione l’ingegnere docente ci presentò come esempio una fabbrica di radio. “Quali sono i requisiti del prodotto?” E noi lì a scervellarci.

“Che funzioni” suggerì l’ingegnoso ingegnere. A quel punto mi lanciai in una elencazione che comprendeva non esplodere quando veniva accesa, che non si squagliasse d’estate, e che non si disintegrasse durante uno spostamento. Come requisito ulteriore che censurasse in automatico le canzoni di Gigi D’Alessio (o di qualunque altro cantante, a scelta dell’acquirente).

Nel caso attuale, non so se questi treni abbiano una larghezza standard e l’errore sia stato di chi li ha ordinati. Oppure se il progettista abbia sbagliato il numerino sul disegno (pare in effetti che sia un errore di progettazione); avrà pensato, facciamolo bello largo così la gente ci sta più comoda. Poverino, in fondo il ragionamento non era sbagliato, però subito dopo avrebbe dovuto controllare. A me sarebbe venuto in mente, anche se non ho studiato ingegneria ferroviaria, o comunque si chiami.

Naturalmente fior fiori di ingegneri, progettisti, esperti di ferrovie stanno discutendo sui social network sulle cause del malestro e su come si possa risolvere. Lo zoccolo duro è preso dal tema “bisogna allargare la banchina o i binari?”.  Il tutto infiorettato da luoghi comuni ed errori grammaticali.

Qualcuno infine, come poteva mancare?, sospetta il “gomblotto”. Che il progettista fosse in combutta con le “Imprese per l’allargamento delle banchine ferroviarie”?

La Sposa Cristiana

frontespizio

Cliccando l’immagine le scritte diventano più leggibili.

Ho trovato questo libriccino in un grande magazzino di cose usate. Il frontespizio ne illustra bene il tono e il contenuto, e non sono riuscita a resistere: me lo sono portato a casa in un amen.

L’autrice, la Contessa Laura di Barezia, compone in poco più di 400 paginette una guida per la fanciulla che si appresta a convolare a giuste nozze. Ahimé io non son una di quelle (né nubenda, né giovinetta), ma ho pensato che la lettura potrebbe giovarmi comunque, se non altro per capire come girava una certa parte di mondo nel 1946.

La prima parte si apre con un capitolo dal titolo promettente “Preliminari”. Ma non sono quelli a cui io, donna di poca fede, penso subito con una inverecondia che, son certa, la Contessa stigmatizzerebbe fermamente. È un’introduzione generica alla natura del matrimonio, al rito della celebrazione e alla messa per gli sposi.

Subito alla pagina 8 ecco che l’elencazione dei doveri dei coniugi cristiani risveglia l’attenzione. Essi (i doveri) sono i seguenti: amore vicendevole, fedeltà, correttezza coniugale, coabitazione perpetua, aiuto e rispetto scambievole, accettazione dei pesi della vita coniugale. Segue un capitolo dedicata ai doveri verso i figli.

Fino a qui è tutto chiaro, tranne il punto della correttezza coniugale; la contessa spiega perentoria “Nulla oltre i confini del lecito“.

La definizione è sibillina. Forse vuol dire che non si deve sottrarre il denaro dal portafoglio del coniuge senza chiedere? Bisogna evitare truffe, aggressioni a mano armata e comportamenti malavitosi in genere?

Dopo una lunga sezione dedicata alle preghiere per ogni evenienza e momento della giornata, la seconda parte del manuale arriva al sodo con le Istruzioni alle donne cristiane. E qui comincia una sequela di doveri: verso lo sposo (anche nel caso che sia gravemente disgustato contro di lei), verso i parenti del marito e i propri. Passando oltre senza rimorsi, m’imbatto finalmente nell’elencazione dei pericoli che una donna deve affrontare. Questo mi interessa, prendo appunti.

Pericoli del mondo: Il mondo è il regno dell’orgoglio e del vizio: tutto è seduzione contro la virtù. E con questa premessa prepariamoci al peggio.

Pericolo del lusso negli abiti. Facile da capire come gli ornamenti del vestire siano segno di vanità, per farsi ammirare dagli uomini! Anatema. “Una donna cristiana deve piacere solamente a suo marito: e più si renderà amabile a suo marito, quanto meno si sforzerà di piacere ad altri”.

Perdita del tempo impiegato ad ornarsi: pericoli per l’esempio agli inferiori. Gli inferiori sono i servitori, che potrebbero essere umiliati dallo sfarzo della signora, quindi manteniamo un profilo basso per non offendere fantesche e sguattere.

Pericoli del ballo. La Contessa ricorda come lei da giovane abbia partecipato ad alcuni balli per obbligo familiare, precisando però di non aver mai ballato. Me la immagino a far da tappezzeria, con quell’arietta da beghina, livida di invidia per le giovinette rosee che flirtavano senza sovrastrutture e complessi. E ora se la prende con le madri che conducono le figlie verso la perdizione eterna, immolate come agnelli sacrificali. “Le veggo inebriarsi all’ammirazione e alle adulazioni che si prodigano alle loro figliuole, e neppur sospettare dei profondi abissi aperti sotto i loro piedi“. Questa aveva grossi problemi, ma grossi.

Pericoli dei romanzi e degli spettacoli. La donna cristiana non deve cercare quella letteratura malsana e senza pudore, che pompeggia nella appendici di un giornale, in quei romanzi nei quali il gusto depravato va d’accordo con l’immoralità. C’è scritto “pompeggia” lo giuro, molto più depravato dei romanzi d’appendice stessi.

doveriMa si potrà andare a teatro? Macché: sempre gli illeciti amori formano la base sulla quale tutto si aggira, e da questi amori distilla nell’anima dei lettori o degli spettatori, senza che essi se ne avvedano, quel veleno che apporta la strage e la morte.

La vita della brava donna cristiana si prospetta di una pesantezza insostenibile.

Probabilmente si potrà consolare chiacchierando con le amiche. Ma prontamente giunge la scure moralizzatrice dell’inesorabile Laura di Barezia, che mette in guardia la pia sposa contro la temibile, terribile, diabolica “mormorazione“. E qui io mi sento punta nel vivo, non tanto perché pettegola, ma in quanto titolare del nick Ironica da tanti anni, perché questa malefica Contessa non solo mette in guardia contro l’abominio della maldicenza ma, in un capitolo a parte precisa “Un’altra causa di mormorazione (…) è la smania di mostrarsi spiritosa. (…) La carità cristiana condanna e riprova queste invenzioni spiritose quando si scagliano senza pietà sui difetti altrui, e li vestono del ridicolo”. Niente ironia, peggio che mai il sarcasmo; divieto di satira.

Arrivata a questo punto, non ho il cuore di proseguir oltre. Mi consolo pensando di essere oramai fuori tempo e fuori target per ognuno degli insegnamenti della piissima e cupa Contessa.

Continuando nella lettura di romanzi peccaminosi mi avvio allegramente verso la perdizione eterna.

P.S. Ovviamente in tutto il testo non v’è alcun cenno esplicito alla sessualità, sebbene ogni divieto ne riveli la presenza costante e tormentosa.

Una patata d’annata

Da pochi giorni circola un nuovo spot televisivo con Rocco Siffredi. Il celebre attore di genere, compare con un’automobile vintage e si aggira in mezzo a una moltitudine di donne giovani e attraenti. Nel mentre declama le virtù delle patatine, di quelle di una volta, fatte ad arte.

Il video è questo, per chi non ce l’avesse presente.

A parte il doppio senso, ormai abusato ma funzionante, la cosa che salta agli occhi è la presenza inquietantissima di una specie di fantasma uguale a Ornella Muti dei tempi migliori. Il lancio dello spot però è stato fatto senza specificare particolari accorgimenti tecnici, semplicemente con Rocco Siffredi e la partecipazione di Ornella Muti.

Ora, con tutta l’ammirazione per la grande bellezza dell’attrice, se c’è una cosa che è davvero democratica è il tempo: passa per tutti. Quella che si vede nel video è una Muti degli anni ’80, quando anche chi sta scrivendo era liscia e giovane (anzi, liscia e più giovane di lei). Inoltre, senza avere particolari competenze tecniche, si intuisce un intervento digitale, che lascia presagire che in realtà la Muti potrebbe non aver mai partecipato a nessuna ripresa col mitico Rocco.

Mi chiedo quindi se la scelta di associare la Muti anni ’80 alle patatine di una volta, sia un ammiccamento ironico. E se lei l’abbia capito.

Riflettendo con alcuni amici più competenti di me su Facebook sono arrivata a varie conclusioni. Una delle quali è che in questo sabato pomeriggio non ho proprio nulla da fare.

Come si cambia

Ho aggiornato il template, l’aspetto fisico – per così dire – del blog. L’ho reso meno frou frou, che io sono femmina seria e poco incline ai vezzi.

Se si escludono le giacche con le frange e i brillantini.

E il colore rosa.

E i monili di tutti i tipi. Soprattutto la tiara, che non ho mai posseduto.

E le piume.

Vabbè, buon primo maggio.