Lettere moderne

Amo i vecchi libri, soprattutto se sono manuali, perché trasudano di una quotidianità che, per motivi anagrafici, non ho potuto conoscere. Non c’è libro di storia che possa sostituire i piccoli saggi e le guide su come si fanno le cose.

Ho già avuto occasione di parlare di quel capolavoro di ironia (almeno per me) che è il Saper Vivere di Donna Letizia, ma recentemente ho ritrovato, schiacciato tra una miniguida ai fogli di calcolo e un saggio sulla sceneggiatura cinematografica (mai letto) un libro di carta ruvida e un po’ ingiallita. il nuovo saper scrivere frontespizio

Fa parte di quella categoria di manuali in uso tra l’Ottocento e il Novecento, che suggerivano come scrivere le lettere. In particolare quelle d’amore, da cui il nome “Segretario Galante”. Questo “Nuovo Saper Scrivere” invece, spazia tra le mille situazioni in cui il Signore o la Signora possono trovarsi nel 1933 (XI Era Fascista), anno di stampa di questo gustoso libretto.

Nel primo capitolo si elencano le regole di base, essere brevi, rendersi interessanti, usare periodi brevi, andare a capo ed essere pratici, che sono perfette anche oggidì, e non solo per le lettere, che ormai non scriviamo più.

Utilissimo e da tenere sempre presente il consiglio di pag. 17 nel paragrafo dedicato al “Lo stile poetico”.

Quando vorrete, cari lettori e lettrici, specie presso gente di poco gusto e di molta presunzione, darvi l’aria di scrittori di gran classe, ricercate le frasi che camminano impennacchiate e risonanti tra festoni d’aggettivi.

Direi che è perfetto.

Percorrendo le varie tappe della vita, dalla nascita alla morte, ecco le indicazioni e gli esempi per ogni occasione che possa richiedere una lettera, un biglietto o una qualsiasi traccia scritta.

Le eventualità prese in considerazione sono davvero tante e inaspettate. Dalle felicitazioni a un padre di due (o tre) gemelli, a come rifiutare di essere paggio o damigella d’onore a un matrimonio.

Carissimo Amico,

la tua fidanzata e tu non potevate darmi un segno di più gradita simpatia scegliendomi come paggio d’onore per il vostro matrimonio. In questa festa di famiglia è il posto più ambito, dopo quello dello sposo.

Non so proprio esprimervi a parole il mio sentimento. Disgraziatamente fra due settimane debbo… (Pretesto, immaginario anche, ma credibile). (…)

Interessante le considerazioni dell’autore (non dimentichiamo che siamo nel 1933) sulle nuove abitudini delle ragazze in età da marito.

Sono spesso le ragazze, in questi nuovi tempi, che fanno il primo passo. Sono esse che si sforzano di farsi notare e accettare.

La rarefazione degli uomini, in molti paesi causata dalla guerra, non ha ridotto la specie maschile a così scarso numero da giustificare tanta bramosìa. Ma le donne si sono fatte molto più intraprendenti di una volta. (…) Il celibato degli uomini li indispone: restar zitelle li mette fuori dai gangheri.

Ecco quindi come ardisce di comporre la domanda di matrimonio la ragazza emancipata degli anni ’30.

Caro Memmo, [i venti di guerra rendono appetibili anche uomini con nomi improbabili]

debbo farti una domanda molto grave. Parliamoci chiaro, è meglio. Vuoi essere mio marito? (…)

Mi piace, nessun giro di parole, dritta allo scopo, ché i tempi non sono adatti per tergiversare. In men che non si dica ci si ritroverà tra capo e collo la minaccia di un’altra guerra mondiale, e bisogna sbrigarsi.

Non posso, purtroppo, soffermarmi su ogni esempio meritevole di attenzione, ché troppo ci sarebbe da scrivere, ma, oltre a ciò che non si deve dire e ciò che si può dire in caso di lutto, a come partecipare le condoglianze a vedovi e vedove, madri, figli e “false vedove” e “semi-spose” (cioè le compagne non sposate del defunto) è curiosa la lettera di “condoglianze tecniche” nel caso in cui il morto fosse dissoluto e spendaccione: in pratica sono generiche riflessioni sul senso di vuoto che la morte porta con sé, senza alcun cenno al “furfante matricolato” la cui dipartita ha anzi portato sollievo alla neo-vedova.

Ramon Novarro

Costretta a scegliere tra la lettera a una “ragazza innocente” (intonsa, vergine insomma), e le lettere a “un bell’attore”, per es. Vittorio De Sica, Nino Besozzi, John Gilbert, Ramon Novarro (nella foto), Clark Gable, Maurizio Chevalier, ritengo più utili le indicazioni per rivolgersi a

uno scultore moderno, di quelli che rappresentano gli esseri umani sotto la forma di masse amorfe, di tubi a gomito, di foglie di zinco unite da chiodi

Signore,

ho visto la Sua opera e l’ho ammirata. La concezione che ha della massa, la finezza con cui serve l’armonia dei volumi, la Sua potenza di sintesi, sono state per me una rivelazione. Le esprimo tutta la mia gratitudine per la rara gioia artistica che m’ha dato.

Spassosa è la conclusione del paragrafo dedicato a “un pittore d’arte moderna” che

può essere complimentato nella stessa forma (dello scultore). Aggiungete solamente, non importa dove, frasi di questo genere: “Sono stato particolarmente colpito dal senso dei rapporti, e dell’arte con cui fa cantare i colori”.

Certa di fare gradito dono, concludo con la pagina dedicata alle cartoline illustrate. Fatene buon uso durante i prossimi viaggi.

testi per cartoline

Cosa scrivere sulle cartoline illustrate (cliccare per ingrandire)

Arrivederci presto! Possiate essere lungamente felici, e avermi per testimonio della vostra felicità.

Se qualcheduno volesse un consiglio per un’epistola, di qualsiasi genere, me lo chieda, ché io sarò felice di aiutarlo.

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3 pensieri su “Lettere moderne

  1. Adoro questi libri. Il galateo, per dire, mi fa lo stesso effetto. Lo leggo e rido.
    Probabilmente la versione attuale di un libro del genere sarebbe su come commentare. Facebook, instagram, blog, forum e chi più ne ha.
    (grazie per aver condiviso questa perla :) )

  2. Adorabile libro :-)

    Una domanda: ma nella citazione relativa alle zitelle, non sono sbagliati i pronomi complemento (“Il celibato degli uomini li indispone: restar zitelle li mette fuori dai gangheri.”)? li= gli uomini o le= le zitelle?

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