Cose belle da vedere

Per spolverare il blog e sperimentare il formato “immagine” (ché gli esperimenti di altro genere ormai sono nell’archivio delle cose fatte e quasi dimenticate), oggi vorrei condividere, con il benevolo pubblico che ogni tanto passa di qui, alcune immagini belle da vedere.

Le foto le ho fatte io, ma la bellezza l’ha creata Mistero Hifeng, un nome fittizio per un vero creativo. Chi volesse vedere le statue dal vivo (per modo di dire) dovrebbe entrare in Second Life, e potrebbe essere uno dei pochi motivi per cui valga davvero la pena di farlo. La bella signorina nelle foto è il mio avatar, che ovviamente mi somiglia moltissimo. Ovviamente. Ovviamente è una balla.

Invito a seguire la pagina Facebook di Mistero, precisando che non ci guadagno nulla. Nemmeno una birretta di pixel.

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Arte & pedale

Ho già raccontato in tempi passati dei miei incontri con l’arte contemporanea, di come mi metta di buonumore soprattutto se accompagnata dai mugugni e le invettive del mio compagno di viaggio, che proprio non comprende come una cosa come questa (v. foto) possa essere definita arte.

Ieri abbiamo partecipato a una bella pedalata cittadina a Bologna (con un freddo cane) con visite guidate alle installazioni di Artefiera. Un’iniziativa un sacco bella, assai culturale, molto ginnica e socializzante.

Alla prima tappa presso la Pinacoteca Nazionale di Bologna, dopo la coda e le scale, ci siamo trovati di fronte alle opere di un artista che, per rispetto e timore di querele, eviterò di nominare. Non posso del resto nemmeno riportare qui i commenti che ho sentito, perché non mi piace usare il turpiloquio di tipo scatologico. Per farla breve, quei quattro pezzi di legno non hanno riscosso un gran successo.

Confidavo nella seconda tappa, per convincere il mio copedalatore del valore artistico delle opere presentateci, ma -ahimé- siamo caduti dalla padella nella brace. Ci siamo trovati di fronte a una bandiera bianca, quasi a rappresentare l’arrendersi degli spettatori di fronte alla perplessità.

Altra pedalata e altra opera. Così via fino a che, più vinti dal gelo che dalla stanchezza, abbiamo abbandonato la folla a pedali in cerca di cibo.

La morale in questa storia è che frequento gente che di arte contemporanea non capisce niente e che la pizza è sempre una gran consolazione.