Cose belle da vedere

Per spolverare il blog e sperimentare il formato “immagine” (ché gli esperimenti di altro genere ormai sono nell’archivio delle cose fatte e quasi dimenticate), oggi vorrei condividere, con il benevolo pubblico che ogni tanto passa di qui, alcune immagini belle da vedere.

Le foto le ho fatte io, ma la bellezza l’ha creata Mistero Hifeng, un nome fittizio per un vero creativo. Chi volesse vedere le statue dal vivo (per modo di dire) dovrebbe entrare in Second Life, e potrebbe essere uno dei pochi motivi per cui valga davvero la pena di farlo. La bella signorina nelle foto è il mio avatar, che ovviamente mi somiglia moltissimo. Ovviamente. Ovviamente è una balla.

Invito a seguire la pagina Facebook di Mistero, precisando che non ci guadagno nulla. Nemmeno una birretta di pixel.

Succede anche questo. Era dai tempi delle elementari che non ricevevo così tanti complimenti per le mie produzioni grafiche.

 

P.S. Il nome esatto è Shepherd, come il neurochirurgo del Grace Mercy Hospital di Seattle.

Noke Yuitza

The following images are from Alexandra Sheperd, about my virtual installation “Lacrime nella Pioggia” during the event MIXED REALITY WOR(L)DS in the Sanremo’s e-Book Festival. Taken with care for the complicity with the public, Alexandra Sheperd become in some way the catcher of the reflection of a moment.

 

More fantastic Alexandra Sheperd’s photografies here:

“Lacrime nella pioggia” reading nell’installazione di Noke Yuitza

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Rezday

Una delle prime immagini scattate in Second Life. Io sono la culona coi capelli viola, che polemizza col povero malcapitato.

Oggi è il mio quinto rezday.

Cioè l’anniversario di quando ho creato un account su Second Life. E’ uso festeggiare o almeno ricordare, la data della “seconda nascita” nella “seconda vita”.

Dall’esterno può apparire un’usanza priva di senso, per così dire, e posso assicurare che anche dall’interno non è che sembri tanto intelligente. Il termine “rez” con il corrispondente verbo “rezzare” coniugato in tutte le forme, prende origine dal film “Tron” del 1982, ed equivale a “materializzare”.

Quindi io mi sono materializzata in forma di pixel il primo febbraio del 2007. Poi, subito dopo, mi sono presa un anno sabbatico per problemi tecnici (il programma è impegnativo e serve una scheda grafica piuttosto potente) e solo nel 2008 ho iniziato la mia frequentazione su base regolare.

Mi sono fatta degli amici lì, nel senso più puro del termine, ché certe cose io non le faccio e soprattutto non le racconto qui.

Sono pochissimi (gli amici), direi che basta una mano con poche dita per contarli, ma in compenso ho una sfilza di contatti che, nella maggior parte dei casi, servono solo per fare arredamento. E so perfettamente che la cosa è reciproca: ma non mi dispiace rappresentare una seggiola o una lampada da tavolo.

E’ difficile spiegare in poche parole cosa sia “Second Life”, certamente non è un gioco (e chi lo afferma o è in malafede o semplicemente non ha idea di quale sia la definizione di gioco) ma ci si può giocare, non è una chat ma si comunica anche come si fa nelle chat, non è il regno delle perversioni come a volte si legge in giro, ma ci sono anche i perversi maniaci brutti e cattivi. Infine non è morta, a meno che non sia abitata da milioni di zombie.

Nel corso degli anni ho subito un’evoluzione, naturalmente, ho imparato tante cose e ho anche svolto delle attività. Senza uno scopo Second Life diventa molto noiosa, secondo me, e infatti non capisco la massa che sta lì a ciondolare nel sonno della ragione. Non sanno che ci sono posti dove si parla di libri, organizzano mostre d’arte, concerti dal vivo, tengono corsi, ed è anche possibile parlare con gente da tutto il mondo (se si sa l’inglese).

Insomma si fanno anche delle cose interessanti, o culturali, e a volte le due cose coincidono.

L’aspetto creativo, formativo e culturale per un’intellettuale come me è basilare. Ca va sans dire. (O come diavolo si scrive).

Ma la cosa che preferisco di Second Life è che lì dentro io sono bellissima, elegantissima, sexyssima e soprattutto molto popputa.

Ho decine di parrucche, abiti, scarpe, stivali e ogni sorta di accessorio e protesi corporea atte ad ogni bisogno; possiedo beni mobili e immobili, animali e creature immaginarie. Posso cambiare faccia, forma, specie, dimensione, proprio come Maya di Spazio 1999.

Ah, e ovviamente il mio avatar mi somiglia in maniera terribile, che quasi non si riesce a distinguere. Quasi.

Ma che vita è?

Leggevo ieri l’articolo a pagina 4 sul Gazzettino, una prestigiosa pubblicazione della provincia di Pavia, che certamente tutti conoscono. Tutti quelli della provincia di Pavia. (Errata corrige: mi comunica un residente della provincia di Pavia che non l’ha mai sentita nominare.)

Vi si parla di Second Life, finalmente in modo decente e non arraffone come succede di solito. Se non altro vengono presentati aspetti trascurati negli articoli di grande diffusione, perché il popolo preferisce informazioni pruriginose, che confermino il sospetto che la rete sia un enorme bordello. Invece è un bordello di dimensioni medie.

Nell’articolo però si fa un’affermazione che mi lascia perplessa “Le interazioni umane sono identiche a quelle della realtà”. I casi sono due, o chi l’ha scritto conduce uno stile di vita assai curioso, oppure sono io quella disadattata.

Mi rendo conto di essere un campione di residente sui generis e quindi poco significativo; non mi sono mai sposata, non ho mai allevato cavalli, non amo stare nei gruppi dove siamo tutti amici e ci vogliamo tanto bene e stasera suona quel dj figo non mancate, e per farmi salire sulle ball per danzare ci vuole un argano o uno stato di alterazione alcolica. (Il tango no, il tango lo ballo volentieri: son tanguera dentro il midollo).

Interazione umana in Second Life. Alex in formato nastro giallorosso (la Roma non c'entra) incontra i nonni morti di Bryn Oh nell'installazione "Family Unit".

Quindi, appurato che sono io quella strana, prendo atto che è normale alzarsi la mattina e decidere di essere un manager, proprietario terriero, regina o semplicemente artista, tutti titoli ampliamente diffusi in Second Life, presso la categoria di quelli che io definisco “Sedicenti”. E di conseguenza è normale e comune interagire col resto degli esseri umani che diventano rispettivamente staff, inquilini, sudditi o giornalisti. E’ normale stringere relazioni amorose della durata media di settimane, con matrimoni che durano meno del periodo delle pubblicazioni. Mi domando come si regolino nei Municipi di residenza di certi personaggi adusi a numerose e reiterate ufficializzazioni di accoppiamenti.

E mi chiedo stupefatta come facciano a interagire con quei modi diretti, al limite del reato, quando approcciano una sconosciuta per strada. E come tacere dei legami familiari creati e distrutti, delle alleanze transitorie, dei tradimenti come se piovesse, dei sorrisi a denti stretti, dei segreti di Pulcinella, degli inganni e delle finzioni.

La mia vita è molto diversa, povera me. Io do’ del lei a chi non conosco, antica che sono, non chiedo e non offro confidenze ai passanti, non intervengo nelle discussioni altrui e soprattutto non millanto.

Sconsolata apro gli occhi sul fatto che le mie due vite sono assai differenti, e tristemente mi avvio verso la prima fermata del teletrasporto.

Le cattive compagnie

Non è la prima volta che mi succede. Da quando circolo in rete più volte è stato messo in dubbio il mio genere sessuale. Qualcosa di simile ho commentato altrove, qualche tempo fa, ma stavolta la faccenda riguarda la mia persona.

Da un po’ di tempo, per motivi che non ritengo doveroso esporre né qui né altrove, occupo parte del mio tempo in Second Life in osservazione di usi e costumi di un popolino sfaccendato e propenso alla rissa. Non sembri troppo pesante la definizione, ché anzi, mi mantengo lieve e indulgente come una mamma. Anzi, una mammina, come sono stata definita.

In realtà me ne hanno dette altre, dalla classica “putana”, ma con una T sola perché la lingua italiana è un lusso che pochi in quel consesso possono permettersi, a “vecchia”, ad altre leggiadrie che mi sfuggono al momento. Il motivo? Sto dalla parte sbagliata, spalleggio un provocatore dichiarato e quindi “chi non è nemico del mio nemico, è mio nemico”. Questo tipo di ragionamento mafioso imperversa nel gruppo, come una sorta di alleanza tra poveri di spirito.

Gente carina in Second Life. Con le mesh.

Per tornare allo spunto iniziale, quando una signorina presente, ha chiesto sguaiatamente e reiteratamente una prova tangibile del mio essere donna (per fortuna si accontentava di sentire la mia voce!) sfidando il mio “coraggio” certa di cogliermi in difetto… ho fatto come la monaca di Monza: “La sciagurata rispose”. Ho parlato. Dopo un attimo di gelo e di sconcerto, la rabbia è aumentata insieme al mio sberleffo.

Lo so che non avrei dovuto, ma io amo i colpi di teatro, ça va sans dire. Dopo aver fornito un tema di conversazione (sono piuttosto generosa) che evidentemente è piaciuto, perché molto più tardi ho sentito che ne stavano ancora blaterando, sono tornata alla mia fantastica caccia al tesoro steam. E nel frattempo ho anche pubblicato il mio ultimo machinima. Alla faccia degli stanziali osservatori nullafacenti.

La riflessione è quindi la seguente, se in giro circola tanta ignoranza e chiusura mentale, se la gente continua a frequentare i luoghi comuni, i pregiudizi e non riesce ad aprirsi alla luce miracolosa dell’ironia, cosa possiamo aspettarci dal presente e dal futuro? La domanda è retorica e non mi aspetto risposte.

Si fa ma non si dice

Oggi, 1° agosto, oltre ad essere il compleanno dell’astrociclista (nonché trombettista, ma ultimamente un po’ meno) è il primo giorno che non leggo aggiornamenti sulla vicenda amorosa dei nuotatori.

Non mi interessa lo specifico, che mi pare banalotto, già visto e logorato da quando l’uomo (e la donna) si sono evoluti (diciamo così) sulla crosta terrestre.

La cosa che mi fa porre alcune domande è questa smania di esternazione che prende certuni a proposito dei propri personali affari di cuore. Io credo che sarebbe molto saggio mantenere sempre un profilo basso, senza flash e occhi di bue puntati addosso. E non penso solo alle celebrità, ma in generale a tutti noi.

Celate le passioni, dunque!

Posso capire che quando uno è contento perché ha il fidanzato nuovo non abbia problemi a dirlo in giro. Se poi il fidanzato è uno figo e magari ricco e famoso ancora di più, perché di riflesso il messaggio è “io sono bella e brava, perché mi sono meritata sto popo’ di personaggio, ha scelto me e quindi vuol dire che son piena di virtù”. Penso per esempio alla Canalis che, vero o costruito che sia, per due anni ha vissuto il ruolo di pupa del divo di Hollywood e – immagino – se l’è spassata parecchio.

Il problema nasce quando le cose non vanno più tanto bene, e soprattutto quando si arriva alla separazione. Ecco che, così come tutto il mondo sapeva quanto eri felice e fortunata, ora sa che forse sei una rompiballe, oppure che sei stata sostituita da un’altra (cosa che a me personalmente provocherebbe irritazione massima); qualunque sia il motivo tutti sanno che non te la passi più tanto bene. Naturalmente il discorso si può ribaltare per la controparte, non fa differenza.

Siccome se si comincia a esternare è difficile smettere quando non ci garba più, io ritengo opportuno e consigliabile uno stile di vita più schivo, meno strombazzato, meno dichiarato. Sono per gli accoppiamenti in sordina, un po’ di soppiatto, mai ufficializzati, con gli occhiali scuri e il naso finto, a protezione della propria vita dalle intrusioni altrui.

Come appendice finale, una breve riflessione sul costume in uso in Second Life, di dichiarare nel proprio profilo lo stato di accoppiamento. Dato il carattere transitorio di tale stato (è la vita, prima o seconda che sia), l’aggiornamento continuo crea un effetto “Beautiful” spassoso per chi legge, ma ridicolo per chi lo vive. Consiglio quindi, anche in questo caso, di attivare una modalità riservata per i propri affari amorosi. Spero altresì che questo consiglio non venga seguito perché io a leggere le scemenze nei profili altrui mi diverto parecchio.