Usi, costumi e maglioni.

Sto vedendo in giro un sacco di foto di maglioni natalizi. Non ho idea da quando esista questa usanza, e ho il sospetto che non esista affatto, almeno in Italia. Credo che sia l’ennesima tracimazione anglosassone, e chissà se prima o poi arriveranno anche i Christmas Crackers dei britannici. La BBC insegna.

DW Xmas

Il grande Capaldi festeggia il Natale con Clara nella linea temporale in cui riesce a invecchiare, pora stella. (Doctor Who, Last Christmas, speciale del 2014).

Il maglione più vicino all’idea di “Christmas pullover” che possiedo è quello nella foto. Mi guardo bene dall’indossarlo, ma lo conservo a imperitura memoria (o almeno finché non se lo mangiano le tarme) di quando, in epoca pre-internet, avevo il tempo e la voglia di lavorare a maglia.

maglione rosso

Buon Natale.

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Non son portata per gli eventi, anche se mi ci portano

Viaggiare apre la mente, si sa. E non è necessario andare lontano per vivere avventure, ma scendere le scale di casa può essere d’aiuto. La scorsa settimana oltre alle domestiche scale, le consuete, note e domestiche scale, ho sceso anche quelle mobili della Stazione Centrale di Milano.

Tutto ‘sto panegirico per dire che ho fatto una gitarella, per una breve visita ad una cara amica che non vedevo da molti anni.

Milano mi piace, mi è sempre piaciuta, fin dalla prima volta che ci sono stata. Ero giovinetta e mio padre mi ci accompagnò quando ero in preda a furori quizzarol-televisivi. Poi ci sono tornata varie volte, sola o in compagnia, quasi sempre per lo stesso motivo.

evento marketing milano

Immagine mossa per rappresentare la confusione. O viceversa.

La sera del venerdì, quella che usualmente è dedicata alla maratona di serie TV in pantofole sul divano, mi sono ritrovata, senza sapere come-chi-dove-perché, nel vortice rumorosissimo di un evento commercial-mondano. L’umanità dei privilegiati che avevano avuto l’accesso comprendeva bionde vistose con facce annoiate, uomini vari e variegati (anche nelle bizzarre nuances dei capelli), qualche personaggio televisivo e molte bocche masticanti. In fondo è il catering che attira, no?

Un tempo sarei stata molto imbarazzata, mi sarei sentita fuori luogo.

Oggi no. Sapevo di essere fuori luogo, ma non mi chiamerei Ironica se non avessi aguzzato i sensi, in primis quello dell’umorismo.

La tristezza (sì, proprio) emanava da quelli fuori, sul marciapiede, che, col vestito della festa, stazionavano ansiosi, bramosi, protesi verso le due ancelle che avevano il potere di far varcare la soglia di un negozio, ma che in quel momento pareva l’Empireo, il Paradiso, il traguardo dorato e scintillante.

Quando dopo venti minuti sono uscita sottraendomi alla calca smaniosa, ho mormorato “Non spingete, fatemi uscire, mondieu!”.

Avrei voluto aggiungere “Popolino che non siete altro, andate a fare una passeggiata, lì dentro non c’è nulla che meriti l’attesa, ve lo assicuro”.

Ed era vero, la musica martellava i timpani, la gente spintonava e, soprattutto, i panini erano terribilmente piccoli.

‘Nu jeans e ‘na pancetta

Cedendo all’impulso consumistico, domenica mi sono fatta accompagnare (non senza qualche riluttanza) in uno di quei villaggi commerciali che chiamano Outlet.

Erano circa le 18.00 e trovare un posto libero nel parcheggio non è stato immediato. “Ma non c’è la crisi?” mi fa l’accompagnatore sbuffante. Io, che conosco bene i meccanismi consolatori del circolar tra vetrine, ribatto che la gente è venuta a fare la scampagnata, ma che magari non compra nulla.

Sbagliato.

Le braccia piene di sacchetti firmati raccontavano di numerosi acquisti, a meno che non fossero vestigia di antiche compere, portate da casa per ostentare un potere d’acquisto illusorio.

(Ma non si lamentano tutti che non ce la fanno?).

Dopo aver verificato che tra il dire e il fare c’è di mezzo lo shopping, mi sono concentrata sulla ricerca di un paio di jeans. Pensavo fosse semplice. Un paio di pantaloni jeans, neri. Che sarà mai?

Puntando l’insegna della marca più famosa (almeno per la mia generazione) sono entrata fiduciosa. Mi sono fermata subito.

I pantaloni di tela erano distribuiti lungo le pareti secondo categorie a me sconosciute. Skinny, baggy, bootcut, regular… e qualcun’altra che non ricordo. A intuito ho escluso gli skinny e i bootcut, ma poi, a metà tra lo scoramento per troppa scelta e la sindrome di Stendhal, ho desistito. Anche perché in questo tipo di negozi le commesse, e i commessi, sono delle creature appena maggiorenni che chiacchierano tra loro, e sinceramente non me la sentivo di interromperli per chiedere “Scusi, ce l’avete dei pantaloni normali che mi stiano?“. Non ho voluto affrontare il rischio che scuotessero la testa un po’ schifati, e me ne sono andata.

Fendendo la folla spendacciona ho continuato a cercare, fino a che, con la modica cifra di euro 25,90 ho acchiappato al volo un paio di pantaloni di una marca che, ovviamente, io non conoscevo.

È un modello senza nome, e credo che sia da uomo.

La prossima volta mi preparo prima. Anzi comincio già a studiare.

 

È bello ciò che piace. A chi?

Lascio a quelli più esperti di me (e ci vuol poco) la cronaca e il commento critico dell’edizione di Pitti Immagine Uomo che si conclude oggi a Firenze. Anche quest’anno si sono visti in circolazione buffi omini coi pantaloni stretti e corti, stravaganti cappelli e barbe colte (o coltivate). Non ho mai ben capito chi siano e cosa facciano nella vita, se siano critici di moda, giornalisti, modelli, ragionieri o figuranti. Fatto sta che per qualche giorno è bello averceli tra i piedi, con la certezza che poi torneranno a casina loro.

Consapevole del giro di affari che la moda rappresenta, e dei posti di lavoro, e delle famiglie che vivono dei proventi della moda, provo un autentico rispetto per il settore. Ma non solo. Ammiro la moda quando è bella, e non sono insensibile al lato artistico della creazione.

Non dimenticherò mai la mostra degli abiti di Roberto Capucci (mi pare che fosse alla Galleria del Costume nel Giardino di Boboli, bellezza contenuta in altra bellezza), molti anni fa. Ci andai da sola, e mi godetti ogni plissè, ogni ardito accostamento di colore. Ora esiste una fondazione all’interno di Villa Bardini, che mi propongo di visitare quanto prima.

Valentino in bianco e nero. Roma, luglio 2007.

Valentino in bianco e nero. Roma, luglio 2007.

E non dimenticherò nemmeno la splendida mostra del 2007 all’Ara Pacis a Roma, per i 50 anni di carriera di Valentino. Riuscii a infilarmi, non so nemmeno io come, all’inaugurazione coi VIPs, e ancora rido.

Orbene, fatte queste premesse, guardo la foto sottostante scattata negli scorsi giorni alla Fortezza da Basso e mi domando, come tutti, immagino: Perché?

Credits Sowire Studio.

Credits Sowire Studio.

Chi è stato? Chi si cela dentro questo pigiamone-burka total body? Quale dovrebbe essere il significato? A occhio mi pare fatto a maglia, quindi potrei riprodurlo a gentile (ma molto gentile) richiesta. In cambio voglio un pass per la prossima edizione.

E poi si ride davvero.

Bus Fashion

È bello andare in giro in mezzo alla gente, si vedono tante belle cose.

Per esempio, qualche tempo fa, su un mezzo di trasporto urbano locale, qui familiarmente chiamato autobusse, ho potuto osservare questo esempio di indumento per le parti basse, che potrei definire una gonna-pantalon-bracone.

"Brancaloni"

“Bragoncaloni”

Era indossato da un giovane maschio, apparentemente appena maggiorenne o poco più grande, con lunghi dreads (si intravedono nella foto), di cui non saprei fornire altre caratteristiche, dato che ero totalmente rapita da questo oggetto in tela di jeans che pendeva dai fianchi e si accasciava verso il pavimento. A occhio il cavallo era ad altezza polpaccio, e donava al portatore un aspetto confuso e informe.

Avrei voluto vederlo camminare, saltare, sedersi, salire e scendere le scale, insomma tutte quelle attività motorie di base che gli umani svolgono quotidianamente, per comprendere come un indumento del genere possa favorire o intralciare la deambulazione.

Voglio provare a immaginare i vantaggi di un tale manufatto tessile.

Si può ingrassare senza dovervi rinunciare perché “tira” sulla pancia. Inoltre l’areazione interna è adatta per i periodi più caldi, e viceversa quando fa freddo, si può indossare con una calzamaglia al di sotto.

Non mi viene in mente altro.

Avrebbe potuto essere mio figlio, anagraficamente parlando. E invece no.

Un brivido di sollievo mi trapassa e mi conforta, in questo periodo appena iniziato di sofferenza climatica.

Bday alla moda

Come tutti gli appassionati di Moda sanno, in questi giorni a Firenze si sta svolgendo Pitti Immagine Uomo, la kermesse di moda maschile più importante del mondo. (Non è vero? Facciamo finta che lo sia).

Quest’anno hanno pensato di rendermi omaggio, organizzando gli eventi in concomitanza col mio compleanno. Almeno credo.

Ampie borse e pantaloni a sigaretta (spenta, per via dell’acqua in casa). Pregasi notare il calzino bianco corto del signore sulla sinistra. © Pressofoto.

Comunque oggi pomeriggio ho fatto un rapido giro in centro, e ho notato un gran numero di uomini con la borsa e pantaloni stretti e corti sulle caviglie. La foto non è mia, perché non ho avuto il coraggio nemmeno di fermare il giovane coi capelli neri, neri, tutti dritti sulla testa, come quello dei Simpson.

Son timida, mi sono limitata a fotografare la vetrina di un famoso marchio, citato in un celebre film con Meryl Streep, insieme al diavolo.

La mia attenzione è stata attirata dai commenti di alcuni esperti (forse) che mormoravano “Questo è molto bello…”.

Allora ho guardato anch’io.

Modello piedi freddi, ginocchia calde.

Modello piedi freddi, ginocchia calde.

 

Si tratta di modelli invernali da indossare con sandali (che a me sembravano di plastica) con tacchi a rocchetto, tipo le scarpe degli anni ’20.

Ci ho passato qualche minuto lì davanti, a riflettere. Calzettoni senza parte finale, per poter indossare calzature per piedi nudi. Ho pensato ma se fa freddo, una ha freddo, e se fa caldo una ha caldo.

Mi sono resa conto da tempo che qualche volta (più di qualche volta) la Moda ha ben poco a che fare con l’abbigliamento, inteso come insieme di oggetti usati per proteggersi dalle intemperie. Io per esempio mi copro, non mi vesto. Per questo non concepisco gli stivali indossati a gambe nude, come ho visto oggi, e nemmeno gli abitini senza maniche per l’inverno.

Mi consolo all’idea che anche se volessi conc… vestirmi così, non troverei la taglia adatta. E poi per carità, questi son gambaletti travestiti. Metteteveli voi!

Promemoria per i saldi

Sabato iniziano i saldi. Mi sono già segnata sull’agenda che non devo prendere altri impegni:  non vorrei rischiare di perdere i migliori affari solo perché una casalinga meglio organizzata arriva prima di me. Mi presenterò all’apertura dell’outlet agguerrita e motivata.

Ovviamente bisogna avere le idee chiare e sapere cosa conviene acquistare, per ottimizzare tempo e denaro. Ecco quindi che, prendendo spunto da questo articolo, vado a compilare la lista della spesa.

  • Cappotto maschile. Ce l’ho, vintage, anni ’90 per la precisione, uno rosso e uno nero. Dubito che quello rosso mi stia ancora, ma sta lì in vista di improbabili dimagrimenti. Quindi se è un capo spalla da avere nell’armadio io sono a posto.
  • Il bianco e nero. Sempre elegante, non c’è che dire, un classico dagli anni ’60 ad oggi, optical, zebra, scacchiera. Il gioco del contrasto per antonomasia, la luce e il buio, il bene e il male. Io però dovrò saltare questo punto, il bianco e nero a Firenze non è visto di buon occhio. (Sempre alè viola).

    stampatiframe

    Completi stampati.

  • Borse-investimento. Nel senso che per comprare queste borse bisogna fare un investimento, ma il sabato la mia banca è chiusa.
  • Completo stampato. Di stampato uso poco anche i libri, grazie all’e-reader. Poi a ben guardare i pigiami proposti mi pare di non averne bisogno. Come? Non sono pigiami quelli?
  • Maculato. Non mi dispiace, a piccolissime dosi però: un accessorio, una rifinitura, un particolare. Oltre, il rischio “panterona di periferia” è troppo alto. Direi quindi che personalmente sono a posto, ma incoraggio l’uso dell’animalier centellinato. Ovviamente che sia solo stampato; sono per il pelo autarchico, io.

    abitofiori

    Abito a fiori.

  •  Fiori. L’abituccio fiorato smanicato è senza dubbio leggiadro, perfetto per fare provviste col cestino, come la donzelletta che vien dalla campagna. Meno adatto per andare al supermercato quando ci sono 10°C di temperatura (di massima). Inutile specificare che non dimoro in campagna.
  • Anfibi. Celo. Neri, duri, scomodi, indistruttibili. Difficili da rimpiazzare.
  • Abito da cocktail. A parte un bicchiere di vino durante i pasti conviviali, non sono avvezza al consumo di alcolici. All’obiezione che esistono cocktail analcolici, rispondo che per bere un crodino non serve un abito apposta.
  • Maxi tricot. Modestamente mi considero una reginetta del tricot, ho alle spalle una lunga militanza di lavoratrice ai ferri e quindi di maglioni giganti ne ho più di uno.
  • Lingerie. Dovrei rinunciare alla mia collezione di Sloggi a vita alta? Questa è cattiveria.
  •  Colori accesi. Che meraviglia il giallo e il rosa insieme, per non parlare di quell’arancio col viola! C’è
    Manca solo il verde col celeste (contadin che si riveste).

    Manca solo il verde col celeste (contadin che si riveste).

    un solo problema: non si intonano al mio colorito; inoltre vorrei mantenere un profilo medio-basso, sono una persona riservata.

  • Pizzo, non solo da sera. Mi raccomando. Non limitare l’uso del pizzo alla sera, è cheap. Il pizzo diurno sdrammatizza l’effetto velo da pia donna e gioca con le trasparenze. Aggiungerei come consiglio un tocco di velluto e damasco color oro, adattissimo per accompagnare i bambini a scuola. Non avendo bambini posso tranquillamente superare questo punto.
  • Sandali. L’idea di acquistare sandali il 4 gennaio è geniale (davvero, eh), ma io non indosso sandali dagli anni ’70. Passo.
  • Militare. Beh, su questo sono molto ferrata e fornita. Ho ancora materiale militare vero, eredità di babbo ufficiale. Andiamo avanti.
  • Bianco assoluto. Qui siamo in contraddizione col precedente bianco/nero. Annullato.

Fantastico. Sono talmente cool di mio che non ho nulla da dover aggiungere. Lascio le code, gli spintoni, le baruffe a chi pensa che una mutanda arancione possa fare la differenza.

Io andrò direttamente alla Lindt.