La sposa cristiana (rettifica)

Mi è stato graziosamente comunicato che il libriccino di cui ho parlato qualche tempo fa, ovvero La sposa cristiana, è una riedizione (riveduta e corretta, con l’imprimatur del 1946) di un testo francese risalente nientepopodimeno (che non vuol dire che non cammino ancheggiando) che al 1857, ad opera di questa Laure Comtesse de Barézia.

Il titolo originale è La femme selon le coeur de Dieu, dans la famille et dans le monde, pubblicato a Dijon.

Ringrazio quel pidocchioso che me l’ha fatto notare, che di solito non legge quello che scrivo, ma che si risveglia per cogliermi in fallo.

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Lettere moderne

Amo i vecchi libri, soprattutto se sono manuali, perché trasudano di una quotidianità che, per motivi anagrafici, non ho potuto conoscere. Non c’è libro di storia che possa sostituire i piccoli saggi e le guide su come si fanno le cose.

Ho già avuto occasione di parlare di quel capolavoro di ironia (almeno per me) che è il Saper Vivere di Donna Letizia, ma recentemente ho ritrovato, schiacciato tra una miniguida ai fogli di calcolo e un saggio sulla sceneggiatura cinematografica (mai letto) un libro di carta ruvida e un po’ ingiallita. il nuovo saper scrivere frontespizio

Fa parte di quella categoria di manuali in uso tra l’Ottocento e il Novecento, che suggerivano come scrivere le lettere. In particolare quelle d’amore, da cui il nome “Segretario Galante”. Questo “Nuovo Saper Scrivere” invece, spazia tra le mille situazioni in cui il Signore o la Signora possono trovarsi nel 1933 (XI Era Fascista), anno di stampa di questo gustoso libretto.

Nel primo capitolo si elencano le regole di base, essere brevi, rendersi interessanti, usare periodi brevi, andare a capo ed essere pratici, che sono perfette anche oggidì, e non solo per le lettere, che ormai non scriviamo più.

Utilissimo e da tenere sempre presente il consiglio di pag. 17 nel paragrafo dedicato al “Lo stile poetico”.

Quando vorrete, cari lettori e lettrici, specie presso gente di poco gusto e di molta presunzione, darvi l’aria di scrittori di gran classe, ricercate le frasi che camminano impennacchiate e risonanti tra festoni d’aggettivi.

Direi che è perfetto.

Percorrendo le varie tappe della vita, dalla nascita alla morte, ecco le indicazioni e gli esempi per ogni occasione che possa richiedere una lettera, un biglietto o una qualsiasi traccia scritta.

Le eventualità prese in considerazione sono davvero tante e inaspettate. Dalle felicitazioni a un padre di due (o tre) gemelli, a come rifiutare di essere paggio o damigella d’onore a un matrimonio.

Carissimo Amico,

la tua fidanzata e tu non potevate darmi un segno di più gradita simpatia scegliendomi come paggio d’onore per il vostro matrimonio. In questa festa di famiglia è il posto più ambito, dopo quello dello sposo.

Non so proprio esprimervi a parole il mio sentimento. Disgraziatamente fra due settimane debbo… (Pretesto, immaginario anche, ma credibile). (…)

Interessante le considerazioni dell’autore (non dimentichiamo che siamo nel 1933) sulle nuove abitudini delle ragazze in età da marito.

Sono spesso le ragazze, in questi nuovi tempi, che fanno il primo passo. Sono esse che si sforzano di farsi notare e accettare.

La rarefazione degli uomini, in molti paesi causata dalla guerra, non ha ridotto la specie maschile a così scarso numero da giustificare tanta bramosìa. Ma le donne si sono fatte molto più intraprendenti di una volta. (…) Il celibato degli uomini li indispone: restar zitelle li mette fuori dai gangheri.

Ecco quindi come ardisce di comporre la domanda di matrimonio la ragazza emancipata degli anni ’30.

Caro Memmo, [i venti di guerra rendono appetibili anche uomini con nomi improbabili]

debbo farti una domanda molto grave. Parliamoci chiaro, è meglio. Vuoi essere mio marito? (…)

Mi piace, nessun giro di parole, dritta allo scopo, ché i tempi non sono adatti per tergiversare. In men che non si dica ci si ritroverà tra capo e collo la minaccia di un’altra guerra mondiale, e bisogna sbrigarsi.

Non posso, purtroppo, soffermarmi su ogni esempio meritevole di attenzione, ché troppo ci sarebbe da scrivere, ma, oltre a ciò che non si deve dire e ciò che si può dire in caso di lutto, a come partecipare le condoglianze a vedovi e vedove, madri, figli e “false vedove” e “semi-spose” (cioè le compagne non sposate del defunto) è curiosa la lettera di “condoglianze tecniche” nel caso in cui il morto fosse dissoluto e spendaccione: in pratica sono generiche riflessioni sul senso di vuoto che la morte porta con sé, senza alcun cenno al “furfante matricolato” la cui dipartita ha anzi portato sollievo alla neo-vedova.

Ramon Novarro

Costretta a scegliere tra la lettera a una “ragazza innocente” (intonsa, vergine insomma), e le lettere a “un bell’attore”, per es. Vittorio De Sica, Nino Besozzi, John Gilbert, Ramon Novarro (nella foto), Clark Gable, Maurizio Chevalier, ritengo più utili le indicazioni per rivolgersi a

uno scultore moderno, di quelli che rappresentano gli esseri umani sotto la forma di masse amorfe, di tubi a gomito, di foglie di zinco unite da chiodi

Signore,

ho visto la Sua opera e l’ho ammirata. La concezione che ha della massa, la finezza con cui serve l’armonia dei volumi, la Sua potenza di sintesi, sono state per me una rivelazione. Le esprimo tutta la mia gratitudine per la rara gioia artistica che m’ha dato.

Spassosa è la conclusione del paragrafo dedicato a “un pittore d’arte moderna” che

può essere complimentato nella stessa forma (dello scultore). Aggiungete solamente, non importa dove, frasi di questo genere: “Sono stato particolarmente colpito dal senso dei rapporti, e dell’arte con cui fa cantare i colori”.

Certa di fare gradito dono, concludo con la pagina dedicata alle cartoline illustrate. Fatene buon uso durante i prossimi viaggi.

testi per cartoline

Cosa scrivere sulle cartoline illustrate (cliccare per ingrandire)

Arrivederci presto! Possiate essere lungamente felici, e avermi per testimonio della vostra felicità.

Se qualcheduno volesse un consiglio per un’epistola, di qualsiasi genere, me lo chieda, ché io sarò felice di aiutarlo.

La Sposa Cristiana

frontespizio

Cliccando l’immagine le scritte diventano più leggibili.

Ho trovato questo libriccino in un grande magazzino di cose usate. Il frontespizio ne illustra bene il tono e il contenuto, e non sono riuscita a resistere: me lo sono portato a casa in un amen.

L’autrice, la Contessa Laura di Barezia, compone in poco più di 400 paginette una guida per la fanciulla che si appresta a convolare a giuste nozze. Ahimé io non son una di quelle (né nubenda, né giovinetta), ma ho pensato che la lettura potrebbe giovarmi comunque, se non altro per capire come girava una certa parte di mondo nel 1946.

La prima parte si apre con un capitolo dal titolo promettente “Preliminari”. Ma non sono quelli a cui io, donna di poca fede, penso subito con una inverecondia che, son certa, la Contessa stigmatizzerebbe fermamente. È un’introduzione generica alla natura del matrimonio, al rito della celebrazione e alla messa per gli sposi.

Subito alla pagina 8 ecco che l’elencazione dei doveri dei coniugi cristiani risveglia l’attenzione. Essi (i doveri) sono i seguenti: amore vicendevole, fedeltà, correttezza coniugale, coabitazione perpetua, aiuto e rispetto scambievole, accettazione dei pesi della vita coniugale. Segue un capitolo dedicata ai doveri verso i figli.

Fino a qui è tutto chiaro, tranne il punto della correttezza coniugale; la contessa spiega perentoria “Nulla oltre i confini del lecito“.

La definizione è sibillina. Forse vuol dire che non si deve sottrarre il denaro dal portafoglio del coniuge senza chiedere? Bisogna evitare truffe, aggressioni a mano armata e comportamenti malavitosi in genere?

Dopo una lunga sezione dedicata alle preghiere per ogni evenienza e momento della giornata, la seconda parte del manuale arriva al sodo con le Istruzioni alle donne cristiane. E qui comincia una sequela di doveri: verso lo sposo (anche nel caso che sia gravemente disgustato contro di lei), verso i parenti del marito e i propri. Passando oltre senza rimorsi, m’imbatto finalmente nell’elencazione dei pericoli che una donna deve affrontare. Questo mi interessa, prendo appunti.

Pericoli del mondo: Il mondo è il regno dell’orgoglio e del vizio: tutto è seduzione contro la virtù. E con questa premessa prepariamoci al peggio.

Pericolo del lusso negli abiti. Facile da capire come gli ornamenti del vestire siano segno di vanità, per farsi ammirare dagli uomini! Anatema. “Una donna cristiana deve piacere solamente a suo marito: e più si renderà amabile a suo marito, quanto meno si sforzerà di piacere ad altri”.

Perdita del tempo impiegato ad ornarsi: pericoli per l’esempio agli inferiori. Gli inferiori sono i servitori, che potrebbero essere umiliati dallo sfarzo della signora, quindi manteniamo un profilo basso per non offendere fantesche e sguattere.

Pericoli del ballo. La Contessa ricorda come lei da giovane abbia partecipato ad alcuni balli per obbligo familiare, precisando però di non aver mai ballato. Me la immagino a far da tappezzeria, con quell’arietta da beghina, livida di invidia per le giovinette rosee che flirtavano senza sovrastrutture e complessi. E ora se la prende con le madri che conducono le figlie verso la perdizione eterna, immolate come agnelli sacrificali. “Le veggo inebriarsi all’ammirazione e alle adulazioni che si prodigano alle loro figliuole, e neppur sospettare dei profondi abissi aperti sotto i loro piedi“. Questa aveva grossi problemi, ma grossi.

Pericoli dei romanzi e degli spettacoli. La donna cristiana non deve cercare quella letteratura malsana e senza pudore, che pompeggia nella appendici di un giornale, in quei romanzi nei quali il gusto depravato va d’accordo con l’immoralità. C’è scritto “pompeggia” lo giuro, molto più depravato dei romanzi d’appendice stessi.

doveriMa si potrà andare a teatro? Macché: sempre gli illeciti amori formano la base sulla quale tutto si aggira, e da questi amori distilla nell’anima dei lettori o degli spettatori, senza che essi se ne avvedano, quel veleno che apporta la strage e la morte.

La vita della brava donna cristiana si prospetta di una pesantezza insostenibile.

Probabilmente si potrà consolare chiacchierando con le amiche. Ma prontamente giunge la scure moralizzatrice dell’inesorabile Laura di Barezia, che mette in guardia la pia sposa contro la temibile, terribile, diabolica “mormorazione“. E qui io mi sento punta nel vivo, non tanto perché pettegola, ma in quanto titolare del nick Ironica da tanti anni, perché questa malefica Contessa non solo mette in guardia contro l’abominio della maldicenza ma, in un capitolo a parte precisa “Un’altra causa di mormorazione (…) è la smania di mostrarsi spiritosa. (…) La carità cristiana condanna e riprova queste invenzioni spiritose quando si scagliano senza pietà sui difetti altrui, e li vestono del ridicolo”. Niente ironia, peggio che mai il sarcasmo; divieto di satira.

Arrivata a questo punto, non ho il cuore di proseguir oltre. Mi consolo pensando di essere oramai fuori tempo e fuori target per ognuno degli insegnamenti della piissima e cupa Contessa.

Continuando nella lettura di romanzi peccaminosi mi avvio allegramente verso la perdizione eterna.

P.S. Ovviamente in tutto il testo non v’è alcun cenno esplicito alla sessualità, sebbene ogni divieto ne riveli la presenza costante e tormentosa.

Inferno (no spoiler)

E’ tornato infine. E m’è toccato leggerlo stavolta, non potevo ignorare questo capolavoro della letteratura da supermercato, che si svolge proprio qui, sotto casa.

Mi riferisco a Inferno, l’ultimo romanzo di quel furbacchione di Dan Brown, che stavolta ha imbastito tutto un rigirìo complottaro, basato sui vaneggiamenti di uno scienziato visionario, alle prese col problema della sovrappopolazione del pianeta Terra.

E siccome, tanto per riallacciarmi a un post precedente, Firenze è un gran bel posto, ha pensato di ambientare oltre metà della storia nel centro storico (che lui si ostina a chiamare “città vecchia”, ma qui non lo dice nessuno), e il resto tra Venezia e Istanbul che pure hanno le loro bellezze, e poi si vede che la Pro Loco ha insistito per allargare i futuri “Inferno Tour” fino in Turchia.

Per chi conosce il tipo sa già quanta roba riesce a infilare nei suoi romanzi Dan; lui più che un romanziere è un farcitore di nozioni, un divulgatore enciclopedico (storia, geografia, arte, usi e costumi, e in questo romanzo ci infila pure il movimento transumanista e l’ingegneria genetica).

Già dopo Il Codice da Vinci, avevo buttato giù una serie di suggerimenti che però Dan ha voluto ignorare, ma non dispero che verranno ripescati per i prossimi romanzi.

Questa volta mi rivolgo agli editori: il prossimo libro potete strutturarlo così come sono organizzati i manuali scolastici. Oltre al testo principale, che è il racconto, la vicenda, bisogna inserire dei riquadri con illustrazioni e descrizioni. Così chi è interessato alla trama legge la storia, chi invece vuole le spiegazioni, legge anche quello scritto nelle aree a parte. Gli analfabeti possono guardare le figure. Nel caso poi degli ebook si inseriscono queste parti con link di approfondimento.

Il lavoro è praticamente già fatto, perché Dan (che tra l’altro mi è simpatico) mentre racconta di inseguimenti, sparatorie, gente che si nasconde, che telefona, che si traveste e spia etc, si interrompe e fa la lezioncina.

Faccio un esempio, che non è nel libro ma potrebbe.

La pronuncia scandita e precisa faceva pensare che fosse originario della Svizzera (…)

E subito sotto: “La Svizzera è un paese alpino che confina a nord con la Germania, ad est con l’Austria e il Liechtenstein, a sud con l’Italia e ad ovest con la Francia. Esporta cioccolata e orologi, ospita le sedi di molte Banche e l’eroe nazionale è Guglielmo Tell.”

Oppure, e questo c’è:

(…) rivelare la combinazione che consentiva l’accesso al famoso Corridoio vasariano.

E alla ripresa del racconto: “Il Corridoio vasariano fu realizzato da Giorgio Vasari nel 1565 per ordine del granduca Cosimo I de’ Medici…”.

Geniale. In un solo libro abbiamo l’intrattenimento, lo stradario, la guida turistica e il sussidiario di quinta elementare.

E la letteratura?

Non può pensare a tutto lui. Quella cerchiamola da un’altra parte.

Cinquanta. Sfumature. Di. Noia

Ho terminato ieri di leggere il primo romanzo della trilogia delle sfumature, il caso letterario del momento, il must editoriale del periodo, che ha venduto 20 milioni di copie.

Immagino che almeno 20 milioni di persone quindi l’abbiano letto. Non potendo sapere da ognuna di loro cosa ne pensa, mi accontento di sapere cosa ne penso io.

In poche parole si tratta di un romanzo di fantascienza, che si svolge in un universo parallelo che somiglia agli Stati Uniti, dove una ragazza di 21 anni, nel giro di un mese incontra un bellissimo, ricchissimo, filantropissimo, generosissimo, elegantissimo, imbronciatissimo giovane uomo, inizia una serrata e vagamente sadica relazione sessuale con lui, si laurea, trova lavoro e pone fine (fino alla puntata successiva) alla serrata e vagamente sadica relazione sessuale in seguito a una sculacciata un po’ troppo violenta.

Questo è Lars Burmeister, un modello che ho trovato nel sito http://www.mostbeautifulman.com/ e che metto qui perché potrebbe essere Mr. Grey. E poi mi arreda la pagina.

Raccontata così è l’unico modo per salvare l’ingenuità delle fantasie da adolescente di ritorno dell’autrice.

Non è un romanzo erotico. E’ piuttosto un Harmony esplicito, scritto male e fine a se stesso, che non genera nemmeno un fremito che non sia di indignazione per quanto è banale e prevedibile.

Qualcuna si sarebbe eccitata leggendo che per 17 volte quel manichino vestito sempre uguale guarda la scialba Anastasia con occhi ardenti, 15 volte con sguardo penetrante e 9 volte con occhi penetranti (la variante come colpo di teatro)?

Sì, le ho contate.

E che dire della genialata della vocina interiore che si esprime tra i doppi apici (“bla bla bla”) mentre le parole dette sono tra virgolette (<< bla bla bla >>)? All’inizio si fa confusione, alla lunga stucca così come quelle descrizioni sempre uguali degli amplessi (ovviamente sempre coronati da esplosioni orgasmiche puntuali, inarrestabili e perfette).

Il bellissimo, ricchissimo etc. presenta tutta una serie di stereotipi da eroe romantico. Tormentato, con evidenti segni sul corpo e nell’anima che lo spingono a esprimersi in questi termini: <<Tu. Sei. Mia>> e lei invece di fargli notare l’uso astruso di quella punteggiatura gli risponde, “disorientata dal suo fervore” <<Sì, tua>>

Due rintronati.

Evito volutamente di soffermarmi sull’aspetto più pruriginoso, e cioè sulle descrizioni delle pratiche che il mediocremente fantasioso (si può fare di meglio) Mr. Grey mette in atto con la insipida Ana (è così che lei si fa chiamare, non è colpa mia). Basti dire che siamo al confine tra il diario segreto di una fanciulla sprovveduta e i racconti di Intimità (della famiglia) di passata memoria.

Le ultime notizie dicono che ne trarranno un film.

Questo si chiama fare il botto con le botte e il colpo coi colpetti.

Ogni atomo del mio essere è concentrato sulla piccola centrale elettrica che ho in mezzo alle cosce. (sic!)

Fiumi (in piena) di parole

Da una ventina di giorni possiedo un piccolo tablet. Da tempo pensavo di comprarmi un lettore di ebook, così ho approfittato di un’offerta promozionale e ho preso il Galaxy Tab plus da 7 pollici.

Egli avrebbe anche funzioni di telefono, ma per l’uso che faccio io del cellulare (circa 2-3 minuti al giorno di media) è ridondante e superfluo.

Così l’ho attrezzato di molte applicazioni irrinunciabili come quella per trovare le farmacie di turno, mappe e navigatori come se mi arrischiassi in territori sconosciuti, anche se più in là del quartiere difficilmente vado. E poi la guida per abbinare i vini ai cibi anche se non bevo, il meteo di tutto il mondo conosciuto e soprattutto l’applicazione che mi avverte delle scosse di terremoto sull’intero globo terracqueo. Lo spazio per le icone sta per terminare ma non ho intenzione di fermarmi; avere lo scibile tra le mani mi crea ebbrezza più di un Cerasuolo di Vittoria che ben si sposa col Formaggio di Fossa e la pasta al sugo di castrato.

Naturalmente ho curato anche lo scopo primigenio, che era (era, perché adesso non ne sono più tanto sicura) quello di leggere. In particolare avevo pensato di affrontare finalmente la lettura di “Infinite Jest” di cui, essendo un tomo impegnativo per quantità e contenuti, ho programmato una lettura a lunga scadenza, con letture e riletture in ogni momento della giornata e in ogni situazione.

Il progetto è poi andato mutando quando ho iniziato a scaricare altri testi. La mutazione è diventata scatafascio nel momento in cui di fronte alle attuali 18 copertine che mi compaiono davanti, quando entro nell’applicazione, subisco una sorta di sindrome di Stendhal. Non riesco a leggere un libro per volta.

Li vorrei leggere tutti. Contemporaneamente. E la cosa terribile è che sto facendo proprio così.

Vecchi Urania e Moravia, letteratura americana contemporanea e giapponese, il saggio di King sulla scrittura e i racconti di Heinrich Boll, Bartebly e Swann, Perec e Philip Roth. Un calderone di parole nel gorgo di una frenesia da giocattolo nuovo.

Non mi preoccupo, so che poi mi passa. E’ il mio modo di affrontare le novità, poi mi calmo.

Come negli innamoramenti, quando finisce lo scompiglio dei primi tempi, che ci si ridimensiona gustando la lettura quotidiana dello stesso libro.

Oppure ci si dà al cinema.

Libriamo Tutti, sù!

Dal 6 al 10 giugno prossimo si svolgerà il primo “Festival della Letteratura Milano” a Milano (del resto sarebbe bizzarro se si svolgesse altrove), cinque giorni di peace and books.  Ne consiglio la partecipazione a chi si trovasse in città e zone limitrofe, abitanti e frequentatori di amene località come Cascina Gobba e Cesano Boscone, che tanto hanno dato alla cultura nazionale.

Nel palinsesto del Festival (non avrei mai pensato di arrivare a usare termini così pippobaudeschi) è prevista la presenza di Libriamo Tutti, un interessantissimo progetto portato avanti da persone molto intelligenti, infinitamente colte ma soprattutto bellissime. Indegnamente e da poco tempo ne faccio parte anche io, in spirito e pixel. 

Siccome è vero che la salute è la prima cosa, ma prova a pagare una bistecca con la glicemia nella norma, e che la cultura è la più grande ricchezza ma anche il deposito di Zio Paperone non è male, c’è bisogno di un po’ di denaro. A questo scopo è stata aperta una campagna di raccolta fondi per aiutare il progetto (ripeto, bellissimo) e dare visibilità agli sponsor. In questa pagina è spiegato tutto ed è possibile offrire delle quote per raggiungere la cifra necessaria.  Si chiama crowdfunding e sembra chissà che, ma è come quando si tirano fuori i quattrini per le liste di nozze. Stessa cosa.

Però questi son soldi spesi bene.