Artigianato in mostra

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Decoratore nepalese. In primo piano campane tibetane.

Anche quest’anno non ho potuto mancare la consueta visita alla Mostra dell’Artigianato, fa parte della tradizione di Firenze e mia personale. È rassicurante come il concerto di capodanno da Vienna in TV, prima che lo abolissero.

Da piccola ci andavo con mio padre, e, anche se la sede era diversa, è lì che mi sono persa a tre anni, nella folla: ricordo ancora la sensazione e la foresta di gambe altissime. Ora le gambe di tutti si sono accorciate, ma riesco a perdermi lo stesso: stavolta però non scoppio a piangere.

Spezie dal Marocco

Spezie dal Marocco

Pur evitando il padiglione gastronomico e gli stand infantili (cibo e bambini, un’accoppiata di poco interesse), non sono riuscita a esaurire la visita, ci voleva più tempo e più gambe.

O forse son le mie che si stancano con facilità.

Lezione di kimono.

Lezione di kimono.

Ceramiche nordafricane (presumibilmente).

Ceramiche nordafricane (presumibilmente).

E finalmente ho trovato un Tardis!

E finalmente ho trovato un Tardis!

Guerriero della Costa d'Avorio.

Guerriero della Costa d’Avorio.

Questa è una stampante 3D in azione. Volevo vederne una da tempo; molto interessante!

Questa è una stampante 3D in azione. Volevo vederne una da tempo; molto interessante!

Campanelle ornamentali dalla Lituania

Campanelle ornamentali dalla Lituania

Gente cool

Stamane mi trovavo in una delle piazze principali della mia città, in cerca di un taxi per tornare a casa con la genitrice madre, dopo uno dei suoi  innumerevoli appuntamenti di ordine medico-sanitario a cui io sono costretta ad accompagnarla.

Orbene, dato che l’attesa si è protratta alquanto, imperocché le auto pubbliche son merce rara (e cara), ho avuto modo di assistere al passaggio di alcuni figuri che subito ho individuato in operatori della moda. Essi erano quasi tutti con caratteri somatici orientali, abbigliati in modo… brutto.

Mio nonno Francesco, uomo d'altri tempi

Questo era mio nonno nel 1929. Quando dire a qualcuno che era cool, pareva brutto.

Il più sobrio indossava un paio di pantaloni al ginocchio in lana grigia, lavorati ai ferri con le trecce, con calzettoni jacquard e scarponcelli.

Faceva schifo, qui lo posso dire senza tanti giri di parole. Come posso anche affermare senza timore quanto mi appaiano ridicoli e inguardabili quasi tutti quelli che, siccome si occupano di moda, pensano di dover per forza dimostrare quanto siano artisti e originali. Mi domando come mai nessuno glielo faccia notare in modo garbato e rispettoso. “Ma come ti sei conciato? Fai ridere i polli, torna subito in camera a cambiarti!”.

Parlo da esperta del settore, data la mia esperienza decennale nell’arte del tricot. Potrei nel caso progettare e realizzare mutande e calzerotti di fogge e colori assai eleganti per l’uomo e la donna moderni. Pon pon a richiesta in posizioni a piacere.

P.S. En passant dedico un ultimo e definitivo pensiero al guidatore di auto pubbliche.
Che Monti t’assista.

Rievocazione della rievocazione

I Musici. In basso a sinistra la mia ombra fotografante. Era il 2008, ma poteva essere ieri.

Oggi avrei potuto raccontare la consueta rievocazione storica, che allieta residenti e pellegrini nella ridente cittadina emiliana che mi ospita durante i fine settimana.

Poi però, siccome sono dieci anni che vedo le stesse cose, improbabili notabili, anacronistici costumi, sempre gli stessi perepepè (e mi perdoni il fidanzato trombettista, ma ‘un se ne pole più), quest’anno passo il turno rimandando al racconto del 2004, che tanto avrei detto le stesse cose.