Ferragosto

Ci tengo a scrivere qualcosa, qualsiasi cosa, oggi 15 agosto.

Il giorno vacanziero per antonomasia. Buon per lei. Peccato che non lo sia invece per me, che non faccio vacanze per ovvi motivi, dato che chi non ha un lavoro non ha nemmeno le ferie. Il concetto è semplice ma tarda spesso ad arrivare ai neuroni della gente, che continua a chiedere dove vado in vacanza.

Mentre c’è qualcosa di altrettanto semplice che tarda ad arrivare ai miei neuroni: gli auguri di buon ferragosto.

Da quanda è nata questa usanza? Dove? Perché? Io me la sono ritrovata tra capo e collo qualche anno fa, con messaggi sul telefono e ora me la ritrovo nei social network, segno che non è soltanto un ghiribizzo di qualche singolo bizzarro.

I gavettoni sulla spiaggia, quelli sì che andavano di moda ai miei tempi. E il falò notturno. E il cocomero riempito di vodka. E quello che suonava la chitarra.

Tutti momenti perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia.

In cambio mi fanno gli auguri però.

Buon ferragosto.

Binari

E’ un periodo davvero frenetico e denso di avvenimenti.

Non per me.

Immagine

L’interiorità di un treno.

Oggi ho viaggiato per la prima volta sul nuovo treno Italo, e questo potrebbe rappresentare il culmine degli eventi delle ultime settimane. Non ho mai recensito un treno, anzi non ho mai recensito alcunché se non per celia, quindi non so cosa sottolineare, se la sinfonia cromatica in giallo-arancio degli interni che alleggerisce i toni di grigio, oppure il fatto che sulla carrozza numero 7 non ci siano porte di accesso dall’esterno. E quindi si sale e si scende dalle carrozze adiacenti (non è che si viene issati direttamente dai finestrini, che sono oltretutto sigillati).

Le poltrone non sono tanto comode, almeno quelle della classe per i meno abbienti, denominata “Smart”: il sedile è troppo corto e lo schienale troppo reclinato per i miei gusti. Ho pigiato l’unico bottone che ho trovato ma non è cambiato nulla. In compenso c’è la connessione wireless e la presa per la corrente ad ogni posto. Io, che non sono ancora dotata di dispositivi mobili portatili non ne ho goduto, ma la prossima volta provvederò a portarmi il pc così darò un senso all’apparato. Naturalmente ho trovato il mio posto occupato da uno il cui posto era occupato da un altro (e così via, ad libitum). Devo ancora capire le motivazioni che spingono la gente a non occupare il proprio posto prenotato. Forse c’è di mezzo la superstizione o la non conoscenza dei numeri. Ricordarsi di approfondire la questione.

A fine treno c’è la carrozza Cinema, ma, data la brevità del mio consueto viaggio settimanale, non ne prevedo la frequentazione, almeno finché non metteranno la carrozza Telefilm brevi.

La cosa veramente fastidiosa, per un’asociale come me, è che già sul marciapiede della stazione di partenza, un nugolo di signorine in divisa si sparpagliano approcciando i passeggeri in attesa “Viaggia con Italo?”. E ti spiegano com’è composto il treno, e quali vagoni stanno all’inizio e quali alla fine, tutte sorridenti e cordiali. Lo posso capire, hanno trovato un lavoro, che di questi tempi è un buon motivo anche per sorridere agli sconosciuti sul marciapiede.

Per il momento mi sono limitata ad annuire stancamente, appena troverò un lavoro anche io, mostrerò l’intera dentatura al popolo, viaggiatore o stanziale che sia.

Italia-Olanda e ritorno

Questo è il viaggio testè compiuto.

No, non sono rimasta bloccata dalla piena. Sono tornata a casa salva, anche se non troppo sana. A Delft, nella piazza desolata già alle sei di sera, le folate erano impietose, e si sa com’è il vento olandese, fa girare le pale.

Però la missione è stata compiuta e ora non resta che verificare la bontà dell’intuizione da businessman del mio nasuto compagno. Ho trovato anche il tempo e il modo di fare una carrambata travalicando il confine della virtualità (insomma ho incontrato un’amica di Second Life), e di questo sono molto soddisfatta; non abbiamo mai sbagliato strada, nonostante due navigatori (molto divertente impostare due destinazioni diverse e sentirli litigare tra di loro) e, a parte un flash sospetto a Stoccarda… forse non abbiamo preso nemmeno una multa.

E ora un po’ di attività formativa. Seguono alcune immagini che illustrano aspetti forse meno conosciuti, ma fondamentali, per la conoscenza dell’Olanda.

Mentre ad Amsterdam ci sono le donnine discinte, a Delft in vetrina ci mettono i gatti in pelliccia.

Dietro la piazza principale, alle spalle del Municipio, è possibile urinare in pubblico. La presenza di un adiacente tendone-birreria potrebbe non essere casuale. Ovviamente le donne se la tengono invece...

 

Un particolare del tetto del nostro albergo. Quella affacciata non sono io.

 

 

Lungo le strade della città si possono incontrare numerose spugnette di questo tipo. Non siamo riusciti a capire il perché.

Tenetevi forte

Sarà che sono le uniche zone dell’America che ho visitato, ma quelle cartine della costa est degli USA con le macchie incombenti dell’uragano Irene, mi fanno un po’ impressione. Ci sono stata nel 2002 e nel 2008, e in programma c’è un ritorno nel 2012 per festeggiare la rielezione di Obama.

Se viene rieletto.

Faro nel Maine. Molto Stephen King style; in realtà di horror c'era solo il fatto che a guidare la Mustang rossa a noleggio... c'ero io.

Gabbiano bostoniano. Sulle tracce di Dennis Lehane. (Io, non il volatile).

Lo skyline di Manhattan. Qui aleggiava lo spirito di Dorothy Parker. (E anche un virus influenzale che mi rovinò l'ultimo giorno di vacanza).

Miss Liberty al tramonto. Bellina, nevvero? (Sì, all'estero sento molto gli influssi letterari, non so perché).

Eccoci di ritorno

Breve e concisa, così è stata la vacanza. Siamo tornati in patria lo scorso sabato, in tempo per goderci fin dal primo giorno questo opprimente periodo di caldo schifosissimo.

La spiaggia di Giusterna, nei pressi di Capodistria. I bambini per fare le buche usano il martello pneumatico.

La Sirenetta di Pirano, Slovenia.

Durante il viaggio di ritorno ci siamo fermati qua e là, verificando come tra tutte l’estate sia la stagione meno adatta per il turismo, a meno di non essere appassionati di corpi in sovrappeso sudati, esposti dappertutto come Otaridi al sole.

In particolare io non lo sono del mio.

Capodistria: l'unico monumento al mondo al caduto, poco prima dell'increscioso avvenimento.

 

 

La gita è stata anche l’occasione per ripassare le nozioni della storia recente. Alla fine sono stata fortemente tentata di dichiarare guerra alla Slovenia per riprenderci l’Istria. Solo le alte temperature mi hanno convinto a desistere.

Il rientro dal Trentino, dove abbiamo fatto una visita a parenti in villeggiatura colà, è stato assolutamente tranquillo, alla faccia dei bollini rossi. L’unica cosa vermiglia è la mia faccia, ma sta già virando verso un bellissimo colore. Avrò presto la faccia di bronzo, insomma.

Sani e belli-ni

Il soggiorno tra le verdi colline croate ha assunto un irresistibile carattere di consapevole indolenza. E’ esclusa la socializzazione: italiani in giro non ce ne sono, il paese è piccolo e la gente mormora, ma è impossibile capire cosa dicano.

Non mi resta che il wellness.

Misterioso fenomeno naturale: l'acqua non fuoriesce dalla vasca, nonostante la pendenza della foto.

L’albergo Villa Magdalena è un piccolo edificio di tre piani modernamente ristrutturato in color panna e rosso scuro, alle pareti le opere astratte di un artista locale (vado a braccio). All’ultimo piano un piccolo ambiente new age, con saune, idromassaggio e angolo relax con luci colorate e pezzi pop arrangiati come canti gregoriani in sottofondo (saranno anche rilassanti, a me fanno venire il nervoso però). Nell’appartamento campeggia la vasca idromassaggio, in cui ogni pomeriggio mi faccio sciabordare coi sali al rosmarino.

Il personale è molto giovane, con grande gusto del mio compagno di viaggio, perché il tipo slavo a lui piace molto, soprattutto se è biondo e di sesso femminile. Curiosamente tra i due, sono io ad avere più sorrisi e gesti di simpatia. Lui dice perché ho superato l’età della competizione, io dico perché sono più gioviale. Ma temo che abbia ragione lui.

Il cielo sopra Zagabria

Ogni sera il cuoco Mislav ci nutre con cibi impiattati in modo artistico con pennellate e spruzzi colorati su piatti enormi e di fogge fantasiose. La qualità è più che soddisfacente, le quantità – per noi abituati a dosi materne – irrisorie o, come diceva una mia conoscente ungherese scambiando i termini, illusorie. Nel senso che le porzioni sono talmente piccole che spesso si ha solo l’illusione di avere mangiato.

Stamattina ci siamo dati ai massaggi, e ci è garbato talmente tanto che domani faremo il bis. Sì, è una vita dura, me ne rendo conto ma qualcuno dovrà pur viverla.

Passaggio a Nord Est

La prima tappa si è conclusa. Dopo una partenza incerta, con rifornimento gastronomico (da madre premurosa) e subitaneo ritorno a casa per misurare non so che cosa delle gomme, ci siamo diretti verso nord. Effettuata una sosta tecnica a Portogruaro siamo ripartiti giulivi e contenti.

"Ti fermi, così faccio una foto?" "Falla attraverso il vetro, tanto si vede lo stesso". (Foto manipolata per far finta che le macchie siano una scelta artistica)

Il bello è sopraggiunto quando il pilota-furbo ha deciso di evitare le strade a pedaggio. Questo ci ha portato a percorrere sì la strada costiera sul bel golfo di Trieste piena di bagnanti quasi sul marciapiede, ma ci ha portato fuori rotta rispetto alle istruzioni che avevo stampato dal sito dell’albergo. Il problema è nato quando ci siamo accorti che, tra le cose dimenticate (ovviamente) c’erano le cartine stradali della zona. E, nonostante due-navigatori-due, ci siamo non persi ma quasi.

Siamo comunque giunti nella per niente famosa Kozina, dove avevo trovato posto per la notte.

Notazione pratica: non trascurare che, nonostante l’abolizione delle frontiere e l’introduzione della moneta unica, le prese in Slovenia hanno due buchi e le spine italiane hanno tre pispoli. Ma anche questo impedimento è stato abilmente aggirato dal pilota-elettricista.

Casino a Kozina, Slovenia.

Dopo una cena in perfetto stile baita di montagna, non si sa perché, a base di funghi, patate e formaggi, abbiamo trascorso la serata nel Casinò interno dell’hotel, dove a botte di centesimi grazie al pilota-giocatore siamo riusciti a guadagnare la fantastica cifra di 11 euro e 75 centesimi, a rimborso di quanto (ahimé sventata), avevo speso nel pomeriggio in connessione con la mia chiavetta Wind. Infatti, nonostante quanto scritto nelle informazioni, nella nostra camera internet non funziona. In questo momento sono agganciata al wireless della hall tra “gente che va, gente che viene e non succede mai niente”.

Altra notazione: i cantanti nel Casinò sono italiani (mi astengo da qualsiasi giudizio artistico, ma s’è capito…). Il repertorio spazia da Alan Sorrenti a Nicola Di Bari. Però l’ingresso dà diritto a una consumazione e a 5 euro da giocare. L’età media dei giocatori è elevata e c’è un’alta frequenza di bermuda e pinocchietti. L’immagine del casinò come dissoluto luogo di perdizione ha lasciato il posto a un clima da colonia estiva per pensionati.

Domani si cambia Stato.

Ferie d’agosto

Col favore della luce mattutina (non prima delle 10), domani si va verso nord est, piegando a destra, seguendo la costa dell’Adriatico fino all’interno della Croazia.

Sarà una vacanza breve, in accordo con le usanze moderne, ché le villeggiature di un mese e mezzo della mia infanzia son finite da un pezzo. E anche l’infanzia. Resto comunque nei pressi e che il wireless mi accompagni.

Alitalia a mai più

La mia prima volta con Alitalia è stata deludente. E’ vero che sono tornata a casa viva, e il primo requisito di una compagnia aerea è di far sopravvivere i passeggeri al volo, ma ore di ritardo sia all’andata che al ritorno, senza nemmeno una comunicazione, un avvertimento, una parvenza di interessamento alla soddisfazione del cliente, mi pare grave.

Soprattutto se si è costretti a sopportare la prosopopea di un personaggio somigliante al Furio di Carlo Verdone, che dissertava di vento, nodi, e atterraggi con crudele pessimismo. Mi vedevo già dirottata a tarda notte senza l’affetto dei miei cari e col computer scarico. Motivo quest’ultimo di un’angoscia senza pari.

Ho toccato il suolo della mi’ bella Firenze con quattro ore di ritardo, ma ho persino recuperato il bagaglio a tempo record, che – secondo quello che diceva il monitor – proveniva dalla Francia e non da Catania. Cosa ci facesse la mia valigia a Parigi è un mistero, l’importante è che ho ritrovato i capperi, le mandorle e i formaggi che in perfetto emigrante style mi sono portata a casa.

La prossima volta è meglio optare per un viaggio in wagon lit, che conserva il suo fascino a metà tra l’Orient Express e l’onorevole Trombetta.

Aggiornamento: Il Commissario Fantozzi si è dimesso. La motivazione ufficiale è riportata nell’articolo, quella vera la sappiamo noi. Sono una potenza. E ora vediamo di far dimettere qualcun’altro.