Chi mi ama, mi segua. (Ma non aspettatevi miracoli)

Lo so che non è la stessa cosa.

Ma per motivi vari e di vario genere, l’aggiornamento del blog in questo periodo mi risulta estremamente faticoso.

Non che sia impossibile una visione ironica nelle sale d’attesa di ambulatori e ospedali, o tra gimkane di appuntamenti per visite ed esami medici. Magari in autunno, con un clima più favorevole, riuscirei anche a sorriderne. Ma, come nella migliore tradizione personale, l’insorgenza di emergenze mediche in famiglia è molto più probabile durante l’estate, meglio se caratterizzata da fenomeni climatici meritevoli di nomi mitologici.

Dicevo, lo so che non è la stessa cosa, ma ci sarebbe la mia pagina su Facebook da seguire, dove mischio senza impegno la vita “reale” (quella fatta di ciccia e accadimenti) con quella “virtuale”, abbastanza vuota anch’essa, a onor del vero.

La segnalo qui, senza impegno, come si aggiunge un’ultima notizia volante dopo aver già salutato.

pagina facebook, avatar

Clicca la foto (se ti va).

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Cose belle da vedere

Per spolverare il blog e sperimentare il formato “immagine” (ché gli esperimenti di altro genere ormai sono nell’archivio delle cose fatte e quasi dimenticate), oggi vorrei condividere, con il benevolo pubblico che ogni tanto passa di qui, alcune immagini belle da vedere.

Le foto le ho fatte io, ma la bellezza l’ha creata Mistero Hifeng, un nome fittizio per un vero creativo. Chi volesse vedere le statue dal vivo (per modo di dire) dovrebbe entrare in Second Life, e potrebbe essere uno dei pochi motivi per cui valga davvero la pena di farlo. La bella signorina nelle foto è il mio avatar, che ovviamente mi somiglia moltissimo. Ovviamente. Ovviamente è una balla.

Invito a seguire la pagina Facebook di Mistero, precisando che non ci guadagno nulla. Nemmeno una birretta di pixel.

Professorona

Il mio cervello, al contrario di me, lavora parecchio e costantemente. Ultimamente mi si è rivelato un mondo fatto di formazione, corsi, lezioni, workshop per l’impresa, le aziende, i venditori, il business, il marketing e altri termini che non ricordo perché non capisco. Fetta di mercato ampiamente coperta quindi.

Ho pensato quindi che io potrei rivolgermi all’utente semplice, quello normale, che usa la rete per diletto, ma che, per inettitudine personale, ignoranza, pigrizia, indolenza o semplicemente perché non sa a chi chiedere, non riesce da solo ad orientarsi nel mare magnum dell’internet. Per esempio gli anziani senza parenti giovani, oppure con nipoti insipienti, o che sono menefreghisti e trascurano i nonni. (Cattivi!)

PROGRAMMA DEI CORSI “T’INSEGNO QUEL CHE SO” vintage-teacher

Corso base: orientamento e navigazione terra terra.

Cos’è il web? Come ci si rigira? Che succede se pigio qui? La posta elettronica, le ricerche in rete attraverso i più comuni motori di ricerca. Come si scelgono le parole chiave. Una lezione sarà dedicata all’individuazione delle bufale, soprattutto quelle scientifiche. A chi sa l’inglese verrà illustrato il motore di ricerca PubMed, per andare direttamente alle fonti. A chi non lo sa si raccomanda di impararlo, perché serve sempre. Alla fine, chiunque venga sorpreso a credere alle scie chimiche verrà obbligato a ripetere il corso. E denigrato pubblicamente.

Social Network & Mondi Virtuali

Iscrizione a qualsiasi social network e mondo virtuale, creazione di profili accattivanti, spiritosi, seriosi (quelli poetici mi riescono un po’ peggio, ma possiamo ovviare con le citazioni che funzionano sempre), con scelta di immagini adeguate allo scopo (qualunque esso sia). Creare username e password alfanumerici ad alto livello di sicurezza.

Perché entrare in un mondo virtuale. Perché uscirne.

Immagini: piedi al mare, autoscatto e il selfie: perché evitare di farli. Il cibo: come ti rappresento l’avanzo. I gattini: un salvavita o ‘un se ne pole più?

Interpretazione di “mi piace”, commenti e condivisioni (preferiti e retweet) degli altri utenti. Come rendersi simpatici. Come rendersi antipatici. Come allontanare chi non ci piace. Come decidere che qualcuno non ci piace anche se non lo conosciamo.

Psicologia spicciola da social network: studio comparato dei profili altrui. Come leggere tra le righe.

Stalking: come proteggersi e come praticarlo senza farsene accorgere.

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Posso insegnare ad usare qualsiasi applicazione a scelta dell’utente, soprattutto i più comuni giochi (Farmville 2, Pengle, Ruzzle, Candy Crush Saga).

Blog

Il blog: che cos’è, a cosa serve, come funziona. Contenuti: chi fosse fortemente motivato, non avrà bisogno di alcuna indicazione. Gli altri ne faranno a meno e nessuno ne sentirà la mancanza.

Guida su come evitare le guide, i consigli e i decaloghi di cose da fare e da non fare in rete. Questa lezione quindi non si terrà.

“Chi cerca trova”

A richiesta impartisco lezioni confidenziali (sottovoce) e riservate ad appassionati di film e telefilm in lingua originale con sottotitoli. Ovviamente tutto nella massima legalità. (Disse, sollevando la benda nera dall’occhio).

Appendice

Erogazione di servizi per l’utente pigro o troppo indaffarato:

  • In abbonamento offro un servizio di assistenza giochi per il raggiungimento di livelli e bonus all’utente-giocatore che voglia progredire anche quando non può seguire personalmente il gioco.
  • Redazione di status e commenti a scelta dell’utente: buonista, ammiccante, grillino (conosco tutto il repertorio classico), antigrillino (idem come sopra); con una piccola soprattassa si assicura un buon grado di trollaggine con provocazioni e minacce, tutto naturalmente con un linguaggio adeguato allo stile scelto, comprese le sgrammaticature necessarie.
  • Seguo, a richiesta, l’uscita settimanale delle serie TV assicurando puntualità nell’aggiornamento. I video verranno forniti con l’adeguata sottotitolatura. Con una maggiorazione nel prezzo i sottotitoli verranno sottoposti a una personale revisione per assicurare ortografia e congiuntivi corretti (per i pignoli).

 

Tutti i corsi sono rivolti ad allievi senza alcun limite di età, sesso, provenienza geografica. Le tariffe sono personalizzate.

Gli zucconi pagano il doppio.

De twitterantibus

E’ sempre bello osservare e scoprire le dinamiche del popolo della rete (orrida locuzione che mi fa pensare a una massa di zombie). Un tempo erano le chat, e i newsgroup, e tutte quelle cose lì che in parte esistono ancora, in parte sono travasate nei social network.

Da poco tempo ho rispolverato l’account di twitter, che avevo usato pochissimo all’inizio. Ricordo che mi misi a seguire Liz Taylor buonanima, ma come sempre mi succede con le star, mi sentii quasi infastidita di quella “vicinanza”. Io voglio che i miti rimangano distanti, altrimenti non sono più miti, e diventano spesso deludenti esseri umani. Per il resto, non sapevo che scrivere, non mi leggeva nessuno e mi sentivo sola e abbandonata.

Ora con il progetto di riscrittura dei Promessi Sposi invece mi sto divertendo abbastanza.

Inevitabilmente ho notato alcuni meccanismi al confine tra il ridicolo e il patetico. Intanto sto imparando a prevedere il numero dei seguaci in base alla foto dell’account. Il mio è un occhio, quello che uso da diversi anni, altre (sì, femmine) invece preferiscono altri dettagli. Senza fare troppi giri di parole, le tette (suggerite, intraviste, mica spiattellate nude e crude) aumentano il numero di seguaci in numero esponenziale. Così come gli ammiccamenti scritti che lasciano intuire chissà quali promesse di lussuria e trasgressione.

Il numero dei followers e dei (followati non lo userò mai) seguiti è l’indicatore dell’attività, della popolarità del twittatore. Grazie a un sistema di controllo dell’account è possibile (a differenza di quello che accade in Facebook) sapere quotidianamente chi ha iniziato a seguirci e chi invece ha, chissà come mai, deciso che ciò che scriviamo non gli interessa o magari gli fa proprio schifo. twitter

L’ho attivato anch’io naturalmente, e la cosa che salta agli occhi è che:

  1. molti si sentono spinti a seguire chi li segue. Mi ricorda il “vuoi essere mio amico?” della scuola materna. Credo che sia un modo per ricambiare la fiducia, in fondo è un comportamento tenero, salvo il fatto che poi (v. il punto 2)
  2. c’è chi si accorge che non lo segui più e ti cancella immediatamente. Questa è la cosa che mi fa più ridere, perché vuol dire che l’unico interesse nel ricevere i miei tweet stava nel fatto che io leggevo i suoi. Non è contemplata l’opzione che la persona in questione riempisse la pagina di parole inutili, e che invece io scriva cose intelligentissime e in quantità consona col fatto che ogni tanto mi allontano dal computer. Cosa che alcuni sembrano non fare, o forse utilizzano dispositivi mobili durante l’esercizio delle funzioni vitali di base.

Poi ci sono le interazioni, che possono essere risposte ai tweet, ritwittamento (che permette al frasetta di rimbalzare per ogni angolo dell’universo), e conservazione del tweet tra i preferiti. Al di fuori del progetto di riscrittura, i meccanismi mi sono ancora oscuri, certo è che son tutta contenta quando qualcuno mi dimostra apprezzamento. In fondo mi accontento di poco.

Ora, siccome sto oscillando da giorni intorno ai 98 follower, e voglio superare i 100 entro il 2013, vado a fotografarmi le tette e le metto nel profilo, poi comincio a twittare citazioni di Anais Nin. O di Henry Miller. Dipende se ci stanno in 140 caratteri.

Ho visto cose

Ho visto miseri contenuti con virgole fantasiose assurti a saggi, da saggi che non sanno cosa significhi “assurti”.

Ho visto sedicenti giacere su allori di carta velina.

Ho visto fustigatori di costumi indossare gli stessi abiti dei fustigati, senza accorgersene.

Ho visto miraggi di intelligenza cadere come aquiloni senza vento, e restare spiaccicati a livello terra-terra.

Ho visto, come Cassandra, un futuro arrugginito e problemi inossidabili.

Ho visto forme vuote, illusioni ottiche offerte a menti modeste, diventare capolavori da asporto.

Ho visto questo e molto altro, ma soprattutto non l’ho visto in tempo.

Succede anche questo. Era dai tempi delle elementari che non ricevevo così tanti complimenti per le mie produzioni grafiche.

 

P.S. Il nome esatto è Shepherd, come il neurochirurgo del Grace Mercy Hospital di Seattle.

Ferragosto

Ci tengo a scrivere qualcosa, qualsiasi cosa, oggi 15 agosto.

Il giorno vacanziero per antonomasia. Buon per lei. Peccato che non lo sia invece per me, che non faccio vacanze per ovvi motivi, dato che chi non ha un lavoro non ha nemmeno le ferie. Il concetto è semplice ma tarda spesso ad arrivare ai neuroni della gente, che continua a chiedere dove vado in vacanza.

Mentre c’è qualcosa di altrettanto semplice che tarda ad arrivare ai miei neuroni: gli auguri di buon ferragosto.

Da quanda è nata questa usanza? Dove? Perché? Io me la sono ritrovata tra capo e collo qualche anno fa, con messaggi sul telefono e ora me la ritrovo nei social network, segno che non è soltanto un ghiribizzo di qualche singolo bizzarro.

I gavettoni sulla spiaggia, quelli sì che andavano di moda ai miei tempi. E il falò notturno. E il cocomero riempito di vodka. E quello che suonava la chitarra.

Tutti momenti perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia.

In cambio mi fanno gli auguri però.

Buon ferragosto.