La stagione dell’amore viene e va. E le altre?*

*Questo post è stato scritto e pubblicato nel gennaio del 2007. Non ricordo se si parlasse di riscaldamento globale, ma evidentemente ero già in allarme.
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Fa caldo, il deserto avanza e non si sa più dove metterlo. La gente è contenta, si mette la giacchettina invece del cappotto, pensa già alle vacanze, come se fosse una questione di temperatura e non di calendario. Qualche giorno fa in TV intervistavano alcuni cittadini milanesi, gioiosi per l’inconsueto clima. Ce ne sarà stato uno che mostrava un certo fastidio, uno solo. A me il caldo non piace. L’estate è da oziosi, per gente senza fantasia. Cerco l’inverno tutto l’anno e che fa? non arriva? salta il turno?

Posso anche soprassedere sul fatto che non posso indossare i miei maglioncioni a collo alto, ma gli effetti sulla flora e sulla fauna mi preoccupano. Gli orsi non vanno il letargo. I ghiacci si squagliano. Gemmea l’aria. Anacronistiche fioriture. Roba da dover riscrivere tutto il Sesto Caio Baccelli.

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Ma è ovvio che sia così. Siamo beati inquinatori automuniti, troppo pigri e stupidi per capire che tutti avremo la fine che molti si meritano. Però andremo al mare a marzo, impagabile vantaggio.

L’effetto serra ci uccide
ma noi siamo contenti,
coi nostri vestimenti
leggeri,
e i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m’illuse, che oggi t’illude,
Coglione.

La natura, che forza!

So di essere vecchia perché mi ricordo quando l’Italia, come ci insegnavano alle elementari, aveva il clima temperato.

DSCN0685La foto è stata scattata  a casa mia, proprio nella zona più colpita dal “downburst” di sabato. Non sto a spiegare come si formi, ma in pratica è una colonna di aria fredda che colpisce perpendicolarmente il terreno e si espande come se esplodesse.

Come se Odino lanciasse violentemente uno strale di ghiaccio che si frantuma in mille pezzi, in tutte le direzioni. Sì, direi che è scientificamente attendibile così.

Questo fenomeno ha la caratteristica di essere molto localizzato, tanto è vero che amici e parenti che abitano in quartieri diversi, non si sono accorti di nulla. Da loro c’è stato un semplice temporale. Dilettanti.

Ora la strada è stata ripulita dalle auto parcheggiate che sono state spiaccicate dai rami, dagli alberi caduti e dalle fronde e presto verrà riattivata la circolazione delle auto.

Siamo stati tre giorni in un silenzio innaturale, si sentivano solo le motoseghe. Ho camminato in mezzo alla carreggiata, tra i resti profumati di Natale dei pini devastati, e nonostante il paesaggio desolato e troppo luminoso, ho assaporato la quiete dopo la tempesta.P1040461

Da domani riprendono i bollini rossi, anzi i bollori, e io faccio il conto alla rovescia per il 19 settembre.

È per la nuova stagione (anche climatica) e no, non c’entra San Gennaro.

Bus Fashion

È bello andare in giro in mezzo alla gente, si vedono tante belle cose.

Per esempio, qualche tempo fa, su un mezzo di trasporto urbano locale, qui familiarmente chiamato autobusse, ho potuto osservare questo esempio di indumento per le parti basse, che potrei definire una gonna-pantalon-bracone.

"Brancaloni"

“Bragoncaloni”

Era indossato da un giovane maschio, apparentemente appena maggiorenne o poco più grande, con lunghi dreads (si intravedono nella foto), di cui non saprei fornire altre caratteristiche, dato che ero totalmente rapita da questo oggetto in tela di jeans che pendeva dai fianchi e si accasciava verso il pavimento. A occhio il cavallo era ad altezza polpaccio, e donava al portatore un aspetto confuso e informe.

Avrei voluto vederlo camminare, saltare, sedersi, salire e scendere le scale, insomma tutte quelle attività motorie di base che gli umani svolgono quotidianamente, per comprendere come un indumento del genere possa favorire o intralciare la deambulazione.

Voglio provare a immaginare i vantaggi di un tale manufatto tessile.

Si può ingrassare senza dovervi rinunciare perché “tira” sulla pancia. Inoltre l’areazione interna è adatta per i periodi più caldi, e viceversa quando fa freddo, si può indossare con una calzamaglia al di sotto.

Non mi viene in mente altro.

Avrebbe potuto essere mio figlio, anagraficamente parlando. E invece no.

Un brivido di sollievo mi trapassa e mi conforta, in questo periodo appena iniziato di sofferenza climatica.

Semplificazioni

Mi sento in colpa se mi lamento troppo. Per questo ho deciso di condividere col mondo la mia lietezza nell’aver scoperto che non è più necessario inviare per raccomandata i certificati di malattia all’INPS.

L'immagine è puramente ornamentale.

L’immagine è puramente ornamentale.

Non avendo più un’occupazione da dipendente (anzi, non avendola affatto) da anni, è stata una rivelazione recente che mi ha sorpreso. Mi piace pensare che la novità sia stata introdotta anche in seguito alle mie rimostranze, quando anni fa, con la polmonite, dovetti recarmi di persona all’ufficio postale per effettuare la spedizione.

Sebbene non abbia avuto avvisi di epidemie all’epoca, ricordo che rabbiosamente tossivo spargendo batteri nell’aere, maledicendo i burocrati ottusi che ignoravano le esigenze dei lavoratori malati e soli.

Ora che l’istanza è stata recepita non mi resta che trovare un lavoro che mi permetta di ammalarmi tranquillamente.

Vacanza?

Secondo il significato etimologico, “vacanza” è il periodo privo di impegni, vuoto, libero da occupazioni. Non sono in vacanza, di cose da fare ce ne sono tutti i giorni, nessuna ludica, nessuna apportatrice di gioia o serenità.

Però andare in vacanza d’estate ha un senso. Perché fa caldo, perché il periodo di luce è più lungo e quindi… Francamente non lo so. So solo che io, da qualche tempo, sono abbattuta da una fiacca senza precedenti.

Non è pigrizia, quella la riconosco: è quando non ho voglia di fare niente. Stavolta invece voglio agire, ma sono gli apparati che costituiscono l’organismo che non rispondono.

E’ come se l’ATP fosse sotto il livello di guardia, come se i miei mitocondri fossero in vacanza, loro.

L’unica cosa che mi riesce bene è dormire. Come diceva la canzone dedicata alla stanchezza “Il mio cuore si ribella a te, ma il mio corpo no”. Si riferiva ad altro? Non importa.

Davvero, mi piacerebbe scrivere ancora ma proprio non ce la fac

Cosce dell’altro mondo

Periodicamente, all’arrivo di quello che la gente priva di fantasia definisce “bel tempo”, mi lamento per i disagi delle alte temperature. Uno dei disagi, per me, è che la gente si spoglia, e, per gli altri, che dovrei farlo anch’io. Del resto siamo tutti molto ligi alle indicazioni degli esperti che nei telegiornali ci dicono come mangiare, bere, vestirsi, vivere.

Sarà anche per questo che esco poco, aspetto l’autunno, certamente una stagione più elegante, e con meno cellulite esposta.

La disdicevolezza di questo effetto collaterale del caldo è stata recentemente segnalata da un giovane (indubbiamente, ha 25 anni) scrittore (nel senso che scrive) in questo dicusso articolo. 

Ecco gli unici hotpants che potrei indossare: la guaina contenitiva.

Hotpants.

Posso però giurare sulle mie bambole di carta (compreso l’intero guardaroba con le alette), che i motivi per cui disdegno i pantaloncini sono lontanissimi da quelli che adduce il giovinescrittore. Non c’è moralismo, non considero la coscia abietta di per sé, che anzi ha una sua dignità, eleganza e utilità. Trovo, al contrario, abbastanza vergognoso che 1. lui pensi quello che ha scritto; 2. che l’abbia scritto; 3. che qualcuno abbia dato il permesso di pubblicarlo.

Ma ora ammettiamo per un momento che, seguendo la logica del giovanescrittore, la coscia nuda sia giustificatrice di comportamenti anche aggressivi. Ne consegue che se, per ipotesi, incontrassi il giovinescrittore e qualcuno mi dicesse che è lui l’autore del pezzo (perché io quel giovinescrittore, per quanto possa essere famoso, non lo conosco) e improvvisamente lo prendessi a ceffoni, così, presa da un raptus, potrei discolparmi con “non è colpa mia, ha la faccia la schiaffi!”.

Oppure, non è che ognuno debba avere la libertà di andare in giro con le cosce e la faccia che ha, senza essere preso a mazzate?

Ferragosto

Ci tengo a scrivere qualcosa, qualsiasi cosa, oggi 15 agosto.

Il giorno vacanziero per antonomasia. Buon per lei. Peccato che non lo sia invece per me, che non faccio vacanze per ovvi motivi, dato che chi non ha un lavoro non ha nemmeno le ferie. Il concetto è semplice ma tarda spesso ad arrivare ai neuroni della gente, che continua a chiedere dove vado in vacanza.

Mentre c’è qualcosa di altrettanto semplice che tarda ad arrivare ai miei neuroni: gli auguri di buon ferragosto.

Da quanda è nata questa usanza? Dove? Perché? Io me la sono ritrovata tra capo e collo qualche anno fa, con messaggi sul telefono e ora me la ritrovo nei social network, segno che non è soltanto un ghiribizzo di qualche singolo bizzarro.

I gavettoni sulla spiaggia, quelli sì che andavano di moda ai miei tempi. E il falò notturno. E il cocomero riempito di vodka. E quello che suonava la chitarra.

Tutti momenti perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia.

In cambio mi fanno gli auguri però.

Buon ferragosto.

Coming out

Sarò in controtendenza e quindi impopolare, ma, pur rivolgendo un pensiero alle popolazioni che per vari motivi stanno vivendo disagi anche gravi, a me questo freddo piace.

Lo preferisco infinitamente a qualsiasi giornata afosa, quando l’aria si appiccica alla pelle esposta, e il sudore cola giù per la schiena, schifosetto.

Mi lamenterò sempre dell’estate calda che paralizza i movimenti e il respiro, perché non c’è climatizzatore o ventilatore che riesca a confortare la pesantezza delle temperature percepite. Invece ringrazio il pile e la lana, il goretex e le piume che mi accolgono amorevoli.

Per non parlare delle attività fisiche e fisiologiche, che riescono molto meglio sotto una coperta che su un lenzuolo sudaticcio. L’inverno è decisamente più sexy.

Winter, I love you.Immagine

Fiacchezza

Stamattina sono dovuta (e sottolineo dovuta) uscire di casa. La mia tendenza alla marmottaggine viene esaltata dalle condizioni climatiche estreme, e quindi ogni sortita è guidata dal verbo “dovere”. Comunque non è stato male, in scooter si hanno perfino dei nanosecondi di sollievo, se non fosse che ogni tanto ci si deve fermare, scendere, sollevare il mezzo sul cavalletto, armeggiare col bauletto e così via. In questi giorni in cui perfino cambiare posizione sulla sedia mi crea un senso di spossatezza, ogni attività muscolare mi preoccupa e se posso, la evito.

Perché fa caldo, fa molto caldo. Dopo i tumultuosi avvenimenti libici e la miseria che avanza, è la notizia più di moda in questo periodo. Come se non ce ne accorgessimo da soli. Come se avessimo tutti i recettori fuori uso, il sistema di termoregolazione in tilt, noi, poveri mammiferi omeotermi alle prese con la grande impresa di mantenere costante la temperatura.

Diteci qualcosa che non sappiamo, che ci sia di una qualche utilità. Non ci raccontate che Berlusconi è dimagrito, che Vasco Rossi è diventato un vecchio rimbambito, che Tizio si è fidanzato, che Caio gioca a racchettoni sulla spiaggia di Sabaudia. Che io manco sapevo dove fosse Sabaudia, o che esistesse. Ecco, meglio sarebbe dunque una disamina su luoghi poco noti; sono favorevole alle lezioni di geografia, di botanica, di storia antica.

Ma risparmiateci il quotidiano ripasso su quanto si suda quando fa caldo. Lo sappiamo, siamo noi quelli sudati.

Eccoci di ritorno

Breve e concisa, così è stata la vacanza. Siamo tornati in patria lo scorso sabato, in tempo per goderci fin dal primo giorno questo opprimente periodo di caldo schifosissimo.

La spiaggia di Giusterna, nei pressi di Capodistria. I bambini per fare le buche usano il martello pneumatico.

La Sirenetta di Pirano, Slovenia.

Durante il viaggio di ritorno ci siamo fermati qua e là, verificando come tra tutte l’estate sia la stagione meno adatta per il turismo, a meno di non essere appassionati di corpi in sovrappeso sudati, esposti dappertutto come Otaridi al sole.

In particolare io non lo sono del mio.

Capodistria: l'unico monumento al mondo al caduto, poco prima dell'increscioso avvenimento.

 

 

La gita è stata anche l’occasione per ripassare le nozioni della storia recente. Alla fine sono stata fortemente tentata di dichiarare guerra alla Slovenia per riprenderci l’Istria. Solo le alte temperature mi hanno convinto a desistere.

Il rientro dal Trentino, dove abbiamo fatto una visita a parenti in villeggiatura colà, è stato assolutamente tranquillo, alla faccia dei bollini rossi. L’unica cosa vermiglia è la mia faccia, ma sta già virando verso un bellissimo colore. Avrò presto la faccia di bronzo, insomma.