Il burro fa male? Immagina senza…

Durante una recente lezione sul cinema tenuta a Parigi, Bernardo Bertolucci ha raccontato la genesi della famosa scena del burro di “Ultimo tango a Parigi”, svelando esattamente come andarono le cose e confessando di avere qualche senso di colpa. Pare che alla Schneider non avessero detto nulla prima di girare, per avere una “reazione più realistica”, e pare anche che lei non l’avesse presa molto bene, tanto per usare un eufemismo.

È una storia certamente dolorosa (in tutti i sensi), perché la povera Maria ha poi avuto una vita tormentata ed è morta a 58 anni.

Però mi sorgono spontanee alcune osservazioni. Tanto per cominciare immagino che sia stata buona la prima, altrimenti la reazione non sarebbe stata più spontanea. Ma soprattutto, se la faccenda non era concordata e la giovanissima Maria si è ritrovata spalmata da Marlon a sua insaputa, non avrebbe potuto reagire, che so, interrompendo la scena scalciando “Bernardo, fellone di un regista, dì a questo bove hollywoodiano di togliere quelle manacce untuose dalle mie terga!”. Per dire. O qualsiasi altra ingiuria che avrebbe costretto la troupe a uno stop delle riprese.

Do per scontato che la parte ignorata fosse soltanto l’uso del condimento, e non l’esecuzione del piatto, se mi si passa la metafora. Quindi lei sapeva cosa si apprestava a fare dal momento che era scritto nel copione. Personalmente fatico a capire la differenza, in termini di offesa alla dignità personale, tra interpretare una scena come quella con o senza burro.

Ho visto il film in questione in tempi molto successivi all’uscita, per ovvi motivi anagrafici (vabbè essere vecchi, ma non esageriamo), e devo dire che l’ho trovato intenso e dolente, con un Marlon Brando monumentale, che quasi quasi era meglio allora che da giovane.

Riporto la scena incriminata per un ripassino, o una ripassatina.

 

Intollerabili intolleranze

game-of-thrones-hbo-tv-series-9Questa biondina è Daenerys Targaryen (copincollato da wikipedia) ed è il principale motivo per cui mi tocca seguire The Games of Thrones ogni lunedì sera, con la puntata recuperata e sottotitolata dalla programmazione americana.

Ne farei a meno, perché tanto amo la fantascienza quanto il fantasy mi fa appisolare. Ma dovendo scendere a compromessi, mi impegno a seguire e anche a capire i molteplici intrecci cercando di riconoscere i personaggi da una puntata all’altra. Per i miei gusti c’è troppo fango, troppa gente spettinata che si somiglia, si picchia, si scruta; dame e cavalieri che sembrano amici, e poi nel fotogramma successivo si fanno a pezzi. Letteralmente.

Proprio ieri sera un poverino in catene è stato privato del suo bene più prezioso, dopo averne messo alla prova il funzionamento con l’ausilio di due signorine di facili e ridotti costumi. Al momento mi sfugge totalmente ogni dettaglio della vicenda, se non che l’attore che interpreta l’aguzzino è lo stesso di una simpatica e un po’ retrò (come me) sitcom, la cui visione ho ottenuto in cambio, dal fan della bionda della foto.

Da cui si evince che si tratta di uno spettacolo adatto a un pubblico adulto.

Infatti va in onda in orari serali, quando i bambini non dovrebbero essere in circolazione. E se ci sono non è affar mio.

Eppure i signori di un’associazione di spettatori dabbene e tanto timorati di dio si sono allarmati e hanno chiesto di bloccarne la trasmissione. Non so se ce la faranno, tra l’altro la versione di RAI4 è già stata tagliuzzata ed epurata, e nonostante la faccenda non mi tocchi personalmente, giacché mi rifornisco presso altri canali, trovo questo tipo di atteggiamento insopportabile e anche incomprensibile.

Non ho mai capito la ragione (ragionevole) per cui una cosa che non mi piace, che trovo offensiva o scandalosa, non possa invece piacere agli altri. E’ come la faccenda dei matrimoni gay. Io una donna non la sposerei mai (non scherziamo), ma non per questo esigo che non sia possibile in assoluto.

Se proprio vogliamo indignarci per le serie televisive di scarsa qualità, scritte male e recitate peggio, guardiamo quello che i canali pubblici producono. Suore e preti investigatori, carabinieri e medici che offendono e scandalizzano l’intelligenza e il gusto di chi abbia un minimo di consapevolezza.

Eppure io me ne sto buona, non vado in giro a raccogliere firme per l’abolizione di nonno Libero: lo evito.

Sebbene…