Coming out

Sarò in controtendenza e quindi impopolare, ma, pur rivolgendo un pensiero alle popolazioni che per vari motivi stanno vivendo disagi anche gravi, a me questo freddo piace.

Lo preferisco infinitamente a qualsiasi giornata afosa, quando l’aria si appiccica alla pelle esposta, e il sudore cola giù per la schiena, schifosetto.

Mi lamenterò sempre dell’estate calda che paralizza i movimenti e il respiro, perché non c’è climatizzatore o ventilatore che riesca a confortare la pesantezza delle temperature percepite. Invece ringrazio il pile e la lana, il goretex e le piume che mi accolgono amorevoli.

Per non parlare delle attività fisiche e fisiologiche, che riescono molto meglio sotto una coperta che su un lenzuolo sudaticcio. L’inverno è decisamente più sexy.

Winter, I love you.Immagine

Nolente

E’ con orgoglio e commozione che annuncio al mondo di essere diventata la madre adottiva del lemma “nolente”.

Non sono impazzita, è vero!

Per un anno mi impegno ad accudire, valorizzare e sostenere una parola. Tra quelle disponibili ho scelto nolente perché mi si addice, potrebbe davvero essermi figlia. Dal latino nolens, nolentis deriva da ne volo “non voglio”, quindi significa colui (o colei) che non vuole. E io non voglio molte cose che però, volente o nolente, devo per forza dire/fare.

Il suono stesso lo spiega, dev’essere quella nasale lenta, soffice e calda come una coperta di lana sulle ginocchia, quando siamo adagiati sul divano certe sere d’inverno, facendo scorpacciate di serie TV. (Questi sono i miei venerdì sera preferiti).

L’adozione è possibile qui.

  Dedicato a tutti i Bartleby che hanno il coraggio di dire “preferirei di no”.

Sani e belli-ni

Il soggiorno tra le verdi colline croate ha assunto un irresistibile carattere di consapevole indolenza. E’ esclusa la socializzazione: italiani in giro non ce ne sono, il paese è piccolo e la gente mormora, ma è impossibile capire cosa dicano.

Non mi resta che il wellness.

Misterioso fenomeno naturale: l'acqua non fuoriesce dalla vasca, nonostante la pendenza della foto.

L’albergo Villa Magdalena è un piccolo edificio di tre piani modernamente ristrutturato in color panna e rosso scuro, alle pareti le opere astratte di un artista locale (vado a braccio). All’ultimo piano un piccolo ambiente new age, con saune, idromassaggio e angolo relax con luci colorate e pezzi pop arrangiati come canti gregoriani in sottofondo (saranno anche rilassanti, a me fanno venire il nervoso però). Nell’appartamento campeggia la vasca idromassaggio, in cui ogni pomeriggio mi faccio sciabordare coi sali al rosmarino.

Il personale è molto giovane, con grande gusto del mio compagno di viaggio, perché il tipo slavo a lui piace molto, soprattutto se è biondo e di sesso femminile. Curiosamente tra i due, sono io ad avere più sorrisi e gesti di simpatia. Lui dice perché ho superato l’età della competizione, io dico perché sono più gioviale. Ma temo che abbia ragione lui.

Il cielo sopra Zagabria

Ogni sera il cuoco Mislav ci nutre con cibi impiattati in modo artistico con pennellate e spruzzi colorati su piatti enormi e di fogge fantasiose. La qualità è più che soddisfacente, le quantità – per noi abituati a dosi materne – irrisorie o, come diceva una mia conoscente ungherese scambiando i termini, illusorie. Nel senso che le porzioni sono talmente piccole che spesso si ha solo l’illusione di avere mangiato.

Stamattina ci siamo dati ai massaggi, e ci è garbato talmente tanto che domani faremo il bis. Sì, è una vita dura, me ne rendo conto ma qualcuno dovrà pur viverla.