Mamma mi si è allargato il treno

Oggi leggevo una simpatica notizia (sono sempre meno) a proposito delle ferrovie francesi che hanno ordinato 2000 treni nuovi e poi si sono accorti che sono troppo larghi, e non gli entrano nelle Stazioni. Così ora devono spendere 50 milioni di euro per adeguare le banchine. Come facciano non lo so, forse segano i marciapiedi.

Ovviamente la notizia è simpatica per modo di dire, perché è una brutta bega da risolvere, anzi, col linguaggio “qualitatese” è proprio una non conformità grave, gravissima.trenofrancese

Quando seguivo il corso sui sistemi di gestione, la cosa che mi ha più colpito era l’ovvio, o almeno quello che secondo me era ovvio. In questo caso, richiedere che un treno riesca a entrare in Stazione sarebbe ovvio. Ma evidentemente non va dato mai nulla per scontato.

Durante una lezione l’ingegnere docente ci presentò come esempio una fabbrica di radio. “Quali sono i requisiti del prodotto?” E noi lì a scervellarci.

“Che funzioni” suggerì l’ingegnoso ingegnere. A quel punto mi lanciai in una elencazione che comprendeva non esplodere quando veniva accesa, che non si squagliasse d’estate, e che non si disintegrasse durante uno spostamento. Come requisito ulteriore che censurasse in automatico le canzoni di Gigi D’Alessio (o di qualunque altro cantante, a scelta dell’acquirente).

Nel caso attuale, non so se questi treni abbiano una larghezza standard e l’errore sia stato di chi li ha ordinati. Oppure se il progettista abbia sbagliato il numerino sul disegno (pare in effetti che sia un errore di progettazione); avrà pensato, facciamolo bello largo così la gente ci sta più comoda. Poverino, in fondo il ragionamento non era sbagliato, però subito dopo avrebbe dovuto controllare. A me sarebbe venuto in mente, anche se non ho studiato ingegneria ferroviaria, o comunque si chiami.

Naturalmente fior fiori di ingegneri, progettisti, esperti di ferrovie stanno discutendo sui social network sulle cause del malestro e su come si possa risolvere. Lo zoccolo duro è preso dal tema “bisogna allargare la banchina o i binari?”.  Il tutto infiorettato da luoghi comuni ed errori grammaticali.

Qualcuno infine, come poteva mancare?, sospetta il “gomblotto”. Che il progettista fosse in combutta con le “Imprese per l’allargamento delle banchine ferroviarie”?