Cose belle da vedere

Per spolverare il blog e sperimentare il formato “immagine” (ché gli esperimenti di altro genere ormai sono nell’archivio delle cose fatte e quasi dimenticate), oggi vorrei condividere, con il benevolo pubblico che ogni tanto passa di qui, alcune immagini belle da vedere.

Le foto le ho fatte io, ma la bellezza l’ha creata Mistero Hifeng, un nome fittizio per un vero creativo. Chi volesse vedere le statue dal vivo (per modo di dire) dovrebbe entrare in Second Life, e potrebbe essere uno dei pochi motivi per cui valga davvero la pena di farlo. La bella signorina nelle foto è il mio avatar, che ovviamente mi somiglia moltissimo. Ovviamente. Ovviamente è una balla.

Invito a seguire la pagina Facebook di Mistero, precisando che non ci guadagno nulla. Nemmeno una birretta di pixel.

Tu mi turbi, signorina.

Non poteva sfuggirmi la fuga di foto di alcune giovani (per fortuna) attrici americane discinte. Credo che a nessuno sia sfuggito, perché ci stanno massacrando da giorni con questo evento informatico/gossipparo.

Penso che le ragazze abbiano peccato solo di ingenuità, dimostrando una certa sprovvedutezza. Non è gente quella che ha bisogno di questo tipo di pubblicità, anche se devo ammettere che alcune non le avevo mai sentite nominare, ma io non faccio testo, sono anziana.

In un commento su Facebook ho trovato il link per vedere le foto di Jennifer Lawrence: sono carine, lei è bella e non volgare. Non so se questo cedere alla curiosità faccia di me una cattiva persona, perché quelle foto non erano destinate alla visione pubblica.

In questo caso chiedo scusa a Jennifer “I’m sorry, I’m so sorry” come direbbe un certo Doctor.

Fanno bene a perseguire legalmente l’invadente che si fa chiamare TheOriginalGuy, spero che lo puniscano, e che impari a farsi i selfie e i fatti suoi. Ognuno ha il diritto di fotografare la sua roba in santa pace.

Quando non esistevano le fotografie, le star di Hollywood si rivolgevano ai grandi pittori. Questo è di Ingres.

Quando non esistevano le fotografie, le star di Hollywood si rivolgevano ai grandi pittori. Questo è di Ingres.

Non mi interessano i motivi per cui la gente si fotografa senza vestiti addosso; anche solo per vedere l’effetto che fa, per me va bene, non è questo che mi turba nella vita. Mi disturbano le immagini dei morti, per esempio, le scene di decapitazione non mi lasciano indifferente, la violenza la reggo solo se è finta nei film.

Ma un sedere no.

Comunque, per sicurezza, le mie le tengo strette in un disco esterno, ben staccato da ogni rete. Il tizio originale è avvertito.

Artigianato in mostra

03

Decoratore nepalese. In primo piano campane tibetane.

Anche quest’anno non ho potuto mancare la consueta visita alla Mostra dell’Artigianato, fa parte della tradizione di Firenze e mia personale. È rassicurante come il concerto di capodanno da Vienna in TV, prima che lo abolissero.

Da piccola ci andavo con mio padre, e, anche se la sede era diversa, è lì che mi sono persa a tre anni, nella folla: ricordo ancora la sensazione e la foresta di gambe altissime. Ora le gambe di tutti si sono accorciate, ma riesco a perdermi lo stesso: stavolta però non scoppio a piangere.

Spezie dal Marocco

Spezie dal Marocco

Pur evitando il padiglione gastronomico e gli stand infantili (cibo e bambini, un’accoppiata di poco interesse), non sono riuscita a esaurire la visita, ci voleva più tempo e più gambe.

O forse son le mie che si stancano con facilità.

Lezione di kimono.

Lezione di kimono.

Ceramiche nordafricane (presumibilmente).

Ceramiche nordafricane (presumibilmente).

E finalmente ho trovato un Tardis!

E finalmente ho trovato un Tardis!

Guerriero della Costa d'Avorio.

Guerriero della Costa d’Avorio.

Questa è una stampante 3D in azione. Volevo vederne una da tempo; molto interessante!

Questa è una stampante 3D in azione. Volevo vederne una da tempo; molto interessante!

Campanelle ornamentali dalla Lituania

Campanelle ornamentali dalla Lituania

Bday alla moda

Come tutti gli appassionati di Moda sanno, in questi giorni a Firenze si sta svolgendo Pitti Immagine Uomo, la kermesse di moda maschile più importante del mondo. (Non è vero? Facciamo finta che lo sia).

Quest’anno hanno pensato di rendermi omaggio, organizzando gli eventi in concomitanza col mio compleanno. Almeno credo.

Ampie borse e pantaloni a sigaretta (spenta, per via dell’acqua in casa). Pregasi notare il calzino bianco corto del signore sulla sinistra. © Pressofoto.

Comunque oggi pomeriggio ho fatto un rapido giro in centro, e ho notato un gran numero di uomini con la borsa e pantaloni stretti e corti sulle caviglie. La foto non è mia, perché non ho avuto il coraggio nemmeno di fermare il giovane coi capelli neri, neri, tutti dritti sulla testa, come quello dei Simpson.

Son timida, mi sono limitata a fotografare la vetrina di un famoso marchio, citato in un celebre film con Meryl Streep, insieme al diavolo.

La mia attenzione è stata attirata dai commenti di alcuni esperti (forse) che mormoravano “Questo è molto bello…”.

Allora ho guardato anch’io.

Modello piedi freddi, ginocchia calde.

Modello piedi freddi, ginocchia calde.

 

Si tratta di modelli invernali da indossare con sandali (che a me sembravano di plastica) con tacchi a rocchetto, tipo le scarpe degli anni ’20.

Ci ho passato qualche minuto lì davanti, a riflettere. Calzettoni senza parte finale, per poter indossare calzature per piedi nudi. Ho pensato ma se fa freddo, una ha freddo, e se fa caldo una ha caldo.

Mi sono resa conto da tempo che qualche volta (più di qualche volta) la Moda ha ben poco a che fare con l’abbigliamento, inteso come insieme di oggetti usati per proteggersi dalle intemperie. Io per esempio mi copro, non mi vesto. Per questo non concepisco gli stivali indossati a gambe nude, come ho visto oggi, e nemmeno gli abitini senza maniche per l’inverno.

Mi consolo all’idea che anche se volessi conc… vestirmi così, non troverei la taglia adatta. E poi per carità, questi son gambaletti travestiti. Metteteveli voi!

De twitterantibus

E’ sempre bello osservare e scoprire le dinamiche del popolo della rete (orrida locuzione che mi fa pensare a una massa di zombie). Un tempo erano le chat, e i newsgroup, e tutte quelle cose lì che in parte esistono ancora, in parte sono travasate nei social network.

Da poco tempo ho rispolverato l’account di twitter, che avevo usato pochissimo all’inizio. Ricordo che mi misi a seguire Liz Taylor buonanima, ma come sempre mi succede con le star, mi sentii quasi infastidita di quella “vicinanza”. Io voglio che i miti rimangano distanti, altrimenti non sono più miti, e diventano spesso deludenti esseri umani. Per il resto, non sapevo che scrivere, non mi leggeva nessuno e mi sentivo sola e abbandonata.

Ora con il progetto di riscrittura dei Promessi Sposi invece mi sto divertendo abbastanza.

Inevitabilmente ho notato alcuni meccanismi al confine tra il ridicolo e il patetico. Intanto sto imparando a prevedere il numero dei seguaci in base alla foto dell’account. Il mio è un occhio, quello che uso da diversi anni, altre (sì, femmine) invece preferiscono altri dettagli. Senza fare troppi giri di parole, le tette (suggerite, intraviste, mica spiattellate nude e crude) aumentano il numero di seguaci in numero esponenziale. Così come gli ammiccamenti scritti che lasciano intuire chissà quali promesse di lussuria e trasgressione.

Il numero dei followers e dei (followati non lo userò mai) seguiti è l’indicatore dell’attività, della popolarità del twittatore. Grazie a un sistema di controllo dell’account è possibile (a differenza di quello che accade in Facebook) sapere quotidianamente chi ha iniziato a seguirci e chi invece ha, chissà come mai, deciso che ciò che scriviamo non gli interessa o magari gli fa proprio schifo. twitter

L’ho attivato anch’io naturalmente, e la cosa che salta agli occhi è che:

  1. molti si sentono spinti a seguire chi li segue. Mi ricorda il “vuoi essere mio amico?” della scuola materna. Credo che sia un modo per ricambiare la fiducia, in fondo è un comportamento tenero, salvo il fatto che poi (v. il punto 2)
  2. c’è chi si accorge che non lo segui più e ti cancella immediatamente. Questa è la cosa che mi fa più ridere, perché vuol dire che l’unico interesse nel ricevere i miei tweet stava nel fatto che io leggevo i suoi. Non è contemplata l’opzione che la persona in questione riempisse la pagina di parole inutili, e che invece io scriva cose intelligentissime e in quantità consona col fatto che ogni tanto mi allontano dal computer. Cosa che alcuni sembrano non fare, o forse utilizzano dispositivi mobili durante l’esercizio delle funzioni vitali di base.

Poi ci sono le interazioni, che possono essere risposte ai tweet, ritwittamento (che permette al frasetta di rimbalzare per ogni angolo dell’universo), e conservazione del tweet tra i preferiti. Al di fuori del progetto di riscrittura, i meccanismi mi sono ancora oscuri, certo è che son tutta contenta quando qualcuno mi dimostra apprezzamento. In fondo mi accontento di poco.

Ora, siccome sto oscillando da giorni intorno ai 98 follower, e voglio superare i 100 entro il 2013, vado a fotografarmi le tette e le metto nel profilo, poi comincio a twittare citazioni di Anais Nin. O di Henry Miller. Dipende se ci stanno in 140 caratteri.

Nouvelle Vogue*

Mi piacerebbe molto essere una fashion blogger, di quelle giovani, magre e autorevoli. Mi piacerebbe inventarmi gli outfit, farli diventare un must, decidere le palette della prossima stagione, lanciando l’ocra abbinato al color piombo fuso screziato da cristalli purpurei.

Sostenere forme destrutturate nei capi spalla, con scriancrature oblique e cuciture a vista. E poi frange, molte frange, intorno a scollature scivolate e orli asimmetrici, con tessuti techno-pop e stivaletti in ecoplastica che richiamano le calzature delle donne Gaburi, un’antica popolazione mediorientale di cui si sono perse le tracce da circa 115 anni, 7 mesi e 2 settimane.

Per l'uomo freddoloso, che però vuol mostrare la dotazione di muscoli. Un caldo tricot che tutte le nonne vorrano confezionare per i propri nipotini.

Per l’uomo freddoloso, che però vuol mostrare la dotazione di muscoli. Un caldo tricot che tutte le nonne vorrano confezionare per i propri nipotini. Da indossare con disinvoltura (se ci si riesce).

Vorrei rilanciare la moda delle parrucche, dei toupet, dei nei finti e dei nasi di plastica. E al posto di borse e zaini, comodi contenitori multitasche unisex con base piatta da appoggiare sulla testa e da bloccare con cinghie sotto il mento. Il futuro dev’essere proiettato nello spazio siderale, su in alto.

Sarebbe bello introdurre lo strascico come elemento di rottura nella moda maschile.

Potrei dare un’inaspettata svolta glam a questo blog polveroso, immergermi nel superfluo – ma non inutile – mondo dell’apparire.

Un piccolo assaggio in questa immaginetta sulla destra, tratta da un sito che raccomando soprattutto nei periodi di depressione.

*Perché il francese da subito un tocco di classe.

Succede anche questo. Era dai tempi delle elementari che non ricevevo così tanti complimenti per le mie produzioni grafiche.

 

P.S. Il nome esatto è Shepherd, come il neurochirurgo del Grace Mercy Hospital di Seattle.

Far netic’azioni

L’immagine cavalca l’onda, va di moda. Mah.

Il blog mi crea dei sensi di colpa immeritati. So che una delle principali regole di un blog sano è il frequente e periodico aggiornamento, ma si vede che il mio è un po’ malaticcio, perché piuttosto che scrivere insulsaggini preferisco tacere.

Questo, ovviamente, non sottintende che quando scrivo vengano fuori cose intelligenti. Tutt’altro. Mi sono infilata in un circolo vizioso, temo. Il che potrebbe essere divertente.

Se l’ozio è il padre dei vizi, e il mio ozio parziale è obbligato, sono viziosa per forza; quindi non sono peccatrice e non andrò all’inferno.

Ho aggiornato il blog e ho inserito perfino un punto e virgola, spero che lo sforzo sia stato apprezzato.

Red Carpet (ovvero una buona parola per tutti)

Stanotte hanno assegnato gli Oscar. Ma siccome sto prendendo questo abbrivio da modaiola (scherzo eh), non tratterò dei premi ma delle mise sul red carpet.

Ho scritto mise ma so che bisogna chiamarli outfit, l’ho imparato da quando sto in Second Life e devo agghindare il mio avatar per le varie occasioni.

Ecco quindi in ordine casuale:

Ellie Camper con un abito Armani.

L’abito luccicante sottolinea l’incarnato color anemia della famosa Ellie Camper. Io non la conosco, ma da qualche parte sarà famosa.

Resta il dubbio se abbia scelto l’abito in base alla tinta dei capelli o se, viceversa, si sia presentata dal parrucchiere con un campione della stoffa. “Li voglio di questo colore”.

 

 

Gwyneth Paltrow, una dea firmata Tom Ford.

 

 

 

 E qui sulla destra più che una donna, una statuina.

A me l’abito piace molto, anche se l’avrei preferito addosso a una mora. Non so, mi pare un po’ slavata, per quanto la Gwyneth abbia molto stile, a parte quel marito che si è scelta. Mah.

 

 

 

 

Michelle Williams, stile abat jour, ma di Louis Vuitton. Ah beh allora…

Questo non mi piace. Mi ricorda i tavolini vestiti, con le tovagliette sopra, stile toilette, oppure le tendine sotto gli acquai delle cucine rustiche.

Lei è bellina, ma è troppo secca e questo color pesca carotata le ammazza il colorito.

 

 

 

 

 

 

Melissa McCarthy veste Marina Rinaldi, anzi è il contrario.

 

 Melissa, volto noto di alcune serie TV, l’ho scelta per ovvi motivi. Perché non è possibile che siano tutte più magre di me su quel dannato tappeto.

E quindi evviva l’abito drappeggiato, stile tendone, color rosa antico con vita… sottopetto e collarino in perline e strass.

 

 

 

Milla Jovovich indossa un Ellie Saab (mai sentita prima).

 

Voglio vedere chi ha il coraggio di dire qualcosa a questa qui.

A me pare perfetta: posa, labbra rosso fuoco e monospalla perfettamente in equilibrio con il braccio attrezzato con gioielli e pochette.

Bene anche la lunghezza dell’abito, anche se a rischio inciampo ad ogni passo.

 

 

 

 

Natalie Portman indossa un Dior d’annata e un marito tanto carino.

 

L’abito della Portman sa di stantio. Hai voglia a chiamarlo vintage. Quei pallini neri sul rosso, la linea svasata… un po’ pissera.

Ma lei è bellissima e pure il marito coreografo. E il fatto che si chiami Millepied mi ha sempre fatto tanta simpatia.

 

 

 

 

 

 

 

Jessica Chastain con un abito Alexander McQueen e due culone sullo sfondo.

  Ignoro chi sia questa pallida rossa, l’abito è abbastanza carico da piacermi, ma mi chiedo perché le maestranze non si presentino in modo più decoroso.

Quando si possiedono due cosce in quella maniera non ci si mette i pantaloni aderenti. Soprattutto se si rischia di venire immortalati alle spalle di una semidea.

 

 

 

 

 

Sandra Bullock in Marchesa.

Potrei andare avanti, ma mi fermo alla mia preferita.

Qualcuno l’ha criticato, a me piace molto. Amo il bianco e nero, e lo sbriluccichio e anche le scollature a sorpresa (la Sandra ha la schiena nuda). E anche lo strascico.

 

 

 

L’ultima riflessione riguarda quelle microborsettine che tengono in mano quasi tutte. Ma come fanno a metterci dentro quel minimo indispensabile come cellulare, trousse per il trucco, agenda, portafoglio, chiavi, altro cellulare, tessera dell’autobus, fazzoletti, amuchina, profumino, moleskine per gli appunti, penne, HD portatile, penne USB, occhiali, borsine per la spesa, guanti etc. ?

Dovrò scoprirlo, anche se io ho più probabilità di trovarmi al tappeto che su quel tappeto.

Coming out

Sarò in controtendenza e quindi impopolare, ma, pur rivolgendo un pensiero alle popolazioni che per vari motivi stanno vivendo disagi anche gravi, a me questo freddo piace.

Lo preferisco infinitamente a qualsiasi giornata afosa, quando l’aria si appiccica alla pelle esposta, e il sudore cola giù per la schiena, schifosetto.

Mi lamenterò sempre dell’estate calda che paralizza i movimenti e il respiro, perché non c’è climatizzatore o ventilatore che riesca a confortare la pesantezza delle temperature percepite. Invece ringrazio il pile e la lana, il goretex e le piume che mi accolgono amorevoli.

Per non parlare delle attività fisiche e fisiologiche, che riescono molto meglio sotto una coperta che su un lenzuolo sudaticcio. L’inverno è decisamente più sexy.

Winter, I love you.Immagine