Idiots

Oggi sarò particolarmente intollerante, non so, ma sarebbe un giorno buono per ritirarmi in un eremo senza avere sentore di quel che accade nel mondo.

Invece, tanto per restare in tema col post precedente degli analfabeti funzionali, mi tocca leggere questo articolo del Corriere della Sera.

Un buontempone americano ha pubblicato sul suo profilo Facebook una foto con Spielberg seduto davanti a un triceratopo, parodiando le foto dei cacciatori di fronte alle loro prede. spielberg triceratops

A un pubblico minimamente informato, non è necessario spiegare altro. Perché un pubblico minimamente informato sa:

  1. che Spielberg è un regista,
  2. che Spielberg ha girato Jurassic Park,
  3. che Jurassic Park è un film che parla di dinosauri,
  4. che il triceratopo era finto,
  5. che il triceratopo, come tutti i dinosauri, è estinto da milioni di anni,
  6. che i dinosauri non sono morti perché li ha uccisi Steven Spielberg.

Ebbene, le reazioni sono raccontate nell’articolo e visibili nei commenti al post. In breve, orde di indignazioni animaliste (ma di quelle becere e fuori di testa, come ce ne sono spesso purtroppo) hanno inondato i commenti, accusando il regista di posare davanti a un… pupazzo. Computerizzato e sofisticatissimo, ma sempre pupazzo era.

Le mie reazioni è meglio che non siano manifeste, ché non amo usare il turpiloquio in pubblico.  Posso solo dire che tutto verte intorno alla libertà di parola, all’accesso indiscriminato a internet, al sistema educativo in vigore in ogni stato del mondo, al suffragio universale. Tutti pensieri, lo confesso, molto poco democratici.

L’unica consolazione è che tutto il mondo è paese e l’ignoranza non ha confini, siamo (anzi, sono) tutti affratellati dal vuoto delle loro teste.

 

È troppo tardi?

Grazie a una segnalazione su Facebook, mi sono imbattuta in questo interessante articolo dal titolo, almeno per me, folgorante: Analfabetismo funzionale, l’Italia è al primo posto.

In parole poverissime, gli italiani sanno leggere, ma, nel 47% dei casi, non capiscono quello che leggono.

Quindi circa la metà degli italiani non afferra le metafore, non sa compiere le astrazioni, non va oltre il significato letterale. Di questo io qualche sentore l’avevo già avuto, ma, per fare una semplice verifica, basta dare un’occhiata ai social network, dove gli analfabeti funzionali (e non solo funzionali) sguazzano come trote negli allevamenti.

Essi commentano a prescindere, dopo aver letto quasi sempre solo il titolo della notizia, fissandosi sul particolare senza vedere il generale, mostrando spesso un’aggressività ingiustificata, o sproporzionata alla situazione, che tende a spostare il tema della discussione. Da cui il “benaltrismo” che fiorisce come una pianta infestante, contro la quale nessun pesticida pare abbia potere.

Non so se sia un fenomeno recente, probabilmente no; è il mezzo che facilita l’espressione, dà accesso a chiunque e chiunque si sente autorizzato a scrivere la sua opinione, anche se è parziale, superficiale, miope, come dice nell’articolo.

maestro manziNegli anni ’60 il Maestro Manzi contribuì enormemente a far uscire gli italiani dall’analfabetismo grazie alla televisione; oggi la situazione è più difficile perché gli analfabeti funzionali non sanno di esserlo, se così non fosse si fermerebbero a riflettere e sarebbe già un passo in avanti.

Professorona

Il mio cervello, al contrario di me, lavora parecchio e costantemente. Ultimamente mi si è rivelato un mondo fatto di formazione, corsi, lezioni, workshop per l’impresa, le aziende, i venditori, il business, il marketing e altri termini che non ricordo perché non capisco. Fetta di mercato ampiamente coperta quindi.

Ho pensato quindi che io potrei rivolgermi all’utente semplice, quello normale, che usa la rete per diletto, ma che, per inettitudine personale, ignoranza, pigrizia, indolenza o semplicemente perché non sa a chi chiedere, non riesce da solo ad orientarsi nel mare magnum dell’internet. Per esempio gli anziani senza parenti giovani, oppure con nipoti insipienti, o che sono menefreghisti e trascurano i nonni. (Cattivi!)

PROGRAMMA DEI CORSI “T’INSEGNO QUEL CHE SO” vintage-teacher

Corso base: orientamento e navigazione terra terra.

Cos’è il web? Come ci si rigira? Che succede se pigio qui? La posta elettronica, le ricerche in rete attraverso i più comuni motori di ricerca. Come si scelgono le parole chiave. Una lezione sarà dedicata all’individuazione delle bufale, soprattutto quelle scientifiche. A chi sa l’inglese verrà illustrato il motore di ricerca PubMed, per andare direttamente alle fonti. A chi non lo sa si raccomanda di impararlo, perché serve sempre. Alla fine, chiunque venga sorpreso a credere alle scie chimiche verrà obbligato a ripetere il corso. E denigrato pubblicamente.

Social Network & Mondi Virtuali

Iscrizione a qualsiasi social network e mondo virtuale, creazione di profili accattivanti, spiritosi, seriosi (quelli poetici mi riescono un po’ peggio, ma possiamo ovviare con le citazioni che funzionano sempre), con scelta di immagini adeguate allo scopo (qualunque esso sia). Creare username e password alfanumerici ad alto livello di sicurezza.

Perché entrare in un mondo virtuale. Perché uscirne.

Immagini: piedi al mare, autoscatto e il selfie: perché evitare di farli. Il cibo: come ti rappresento l’avanzo. I gattini: un salvavita o ‘un se ne pole più?

Interpretazione di “mi piace”, commenti e condivisioni (preferiti e retweet) degli altri utenti. Come rendersi simpatici. Come rendersi antipatici. Come allontanare chi non ci piace. Come decidere che qualcuno non ci piace anche se non lo conosciamo.

Psicologia spicciola da social network: studio comparato dei profili altrui. Come leggere tra le righe.

Stalking: come proteggersi e come praticarlo senza farsene accorgere.

teacher_Maggie_Smith_004Giochini

Posso insegnare ad usare qualsiasi applicazione a scelta dell’utente, soprattutto i più comuni giochi (Farmville 2, Pengle, Ruzzle, Candy Crush Saga).

Blog

Il blog: che cos’è, a cosa serve, come funziona. Contenuti: chi fosse fortemente motivato, non avrà bisogno di alcuna indicazione. Gli altri ne faranno a meno e nessuno ne sentirà la mancanza.

Guida su come evitare le guide, i consigli e i decaloghi di cose da fare e da non fare in rete. Questa lezione quindi non si terrà.

“Chi cerca trova”

A richiesta impartisco lezioni confidenziali (sottovoce) e riservate ad appassionati di film e telefilm in lingua originale con sottotitoli. Ovviamente tutto nella massima legalità. (Disse, sollevando la benda nera dall’occhio).

Appendice

Erogazione di servizi per l’utente pigro o troppo indaffarato:

  • In abbonamento offro un servizio di assistenza giochi per il raggiungimento di livelli e bonus all’utente-giocatore che voglia progredire anche quando non può seguire personalmente il gioco.
  • Redazione di status e commenti a scelta dell’utente: buonista, ammiccante, grillino (conosco tutto il repertorio classico), antigrillino (idem come sopra); con una piccola soprattassa si assicura un buon grado di trollaggine con provocazioni e minacce, tutto naturalmente con un linguaggio adeguato allo stile scelto, comprese le sgrammaticature necessarie.
  • Seguo, a richiesta, l’uscita settimanale delle serie TV assicurando puntualità nell’aggiornamento. I video verranno forniti con l’adeguata sottotitolatura. Con una maggiorazione nel prezzo i sottotitoli verranno sottoposti a una personale revisione per assicurare ortografia e congiuntivi corretti (per i pignoli).

 

Tutti i corsi sono rivolti ad allievi senza alcun limite di età, sesso, provenienza geografica. Le tariffe sono personalizzate.

Gli zucconi pagano il doppio.

La Sposa Cristiana

frontespizio

Cliccando l’immagine le scritte diventano più leggibili.

Ho trovato questo libriccino in un grande magazzino di cose usate. Il frontespizio ne illustra bene il tono e il contenuto, e non sono riuscita a resistere: me lo sono portato a casa in un amen.

L’autrice, la Contessa Laura di Barezia, compone in poco più di 400 paginette una guida per la fanciulla che si appresta a convolare a giuste nozze. Ahimé io non son una di quelle (né nubenda, né giovinetta), ma ho pensato che la lettura potrebbe giovarmi comunque, se non altro per capire come girava una certa parte di mondo nel 1946.

La prima parte si apre con un capitolo dal titolo promettente “Preliminari”. Ma non sono quelli a cui io, donna di poca fede, penso subito con una inverecondia che, son certa, la Contessa stigmatizzerebbe fermamente. È un’introduzione generica alla natura del matrimonio, al rito della celebrazione e alla messa per gli sposi.

Subito alla pagina 8 ecco che l’elencazione dei doveri dei coniugi cristiani risveglia l’attenzione. Essi (i doveri) sono i seguenti: amore vicendevole, fedeltà, correttezza coniugale, coabitazione perpetua, aiuto e rispetto scambievole, accettazione dei pesi della vita coniugale. Segue un capitolo dedicata ai doveri verso i figli.

Fino a qui è tutto chiaro, tranne il punto della correttezza coniugale; la contessa spiega perentoria “Nulla oltre i confini del lecito“.

La definizione è sibillina. Forse vuol dire che non si deve sottrarre il denaro dal portafoglio del coniuge senza chiedere? Bisogna evitare truffe, aggressioni a mano armata e comportamenti malavitosi in genere?

Dopo una lunga sezione dedicata alle preghiere per ogni evenienza e momento della giornata, la seconda parte del manuale arriva al sodo con le Istruzioni alle donne cristiane. E qui comincia una sequela di doveri: verso lo sposo (anche nel caso che sia gravemente disgustato contro di lei), verso i parenti del marito e i propri. Passando oltre senza rimorsi, m’imbatto finalmente nell’elencazione dei pericoli che una donna deve affrontare. Questo mi interessa, prendo appunti.

Pericoli del mondo: Il mondo è il regno dell’orgoglio e del vizio: tutto è seduzione contro la virtù. E con questa premessa prepariamoci al peggio.

Pericolo del lusso negli abiti. Facile da capire come gli ornamenti del vestire siano segno di vanità, per farsi ammirare dagli uomini! Anatema. “Una donna cristiana deve piacere solamente a suo marito: e più si renderà amabile a suo marito, quanto meno si sforzerà di piacere ad altri”.

Perdita del tempo impiegato ad ornarsi: pericoli per l’esempio agli inferiori. Gli inferiori sono i servitori, che potrebbero essere umiliati dallo sfarzo della signora, quindi manteniamo un profilo basso per non offendere fantesche e sguattere.

Pericoli del ballo. La Contessa ricorda come lei da giovane abbia partecipato ad alcuni balli per obbligo familiare, precisando però di non aver mai ballato. Me la immagino a far da tappezzeria, con quell’arietta da beghina, livida di invidia per le giovinette rosee che flirtavano senza sovrastrutture e complessi. E ora se la prende con le madri che conducono le figlie verso la perdizione eterna, immolate come agnelli sacrificali. “Le veggo inebriarsi all’ammirazione e alle adulazioni che si prodigano alle loro figliuole, e neppur sospettare dei profondi abissi aperti sotto i loro piedi“. Questa aveva grossi problemi, ma grossi.

Pericoli dei romanzi e degli spettacoli. La donna cristiana non deve cercare quella letteratura malsana e senza pudore, che pompeggia nella appendici di un giornale, in quei romanzi nei quali il gusto depravato va d’accordo con l’immoralità. C’è scritto “pompeggia” lo giuro, molto più depravato dei romanzi d’appendice stessi.

doveriMa si potrà andare a teatro? Macché: sempre gli illeciti amori formano la base sulla quale tutto si aggira, e da questi amori distilla nell’anima dei lettori o degli spettatori, senza che essi se ne avvedano, quel veleno che apporta la strage e la morte.

La vita della brava donna cristiana si prospetta di una pesantezza insostenibile.

Probabilmente si potrà consolare chiacchierando con le amiche. Ma prontamente giunge la scure moralizzatrice dell’inesorabile Laura di Barezia, che mette in guardia la pia sposa contro la temibile, terribile, diabolica “mormorazione“. E qui io mi sento punta nel vivo, non tanto perché pettegola, ma in quanto titolare del nick Ironica da tanti anni, perché questa malefica Contessa non solo mette in guardia contro l’abominio della maldicenza ma, in un capitolo a parte precisa “Un’altra causa di mormorazione (…) è la smania di mostrarsi spiritosa. (…) La carità cristiana condanna e riprova queste invenzioni spiritose quando si scagliano senza pietà sui difetti altrui, e li vestono del ridicolo”. Niente ironia, peggio che mai il sarcasmo; divieto di satira.

Arrivata a questo punto, non ho il cuore di proseguir oltre. Mi consolo pensando di essere oramai fuori tempo e fuori target per ognuno degli insegnamenti della piissima e cupa Contessa.

Continuando nella lettura di romanzi peccaminosi mi avvio allegramente verso la perdizione eterna.

P.S. Ovviamente in tutto il testo non v’è alcun cenno esplicito alla sessualità, sebbene ogni divieto ne riveli la presenza costante e tormentosa.

Carciofi col botto

La notizia del giorno è, naturalmente, quella del carciofo che è esploso tra le mani di una massaia della provincia di Lecco. Se la cosa si ripetesse con altri ortaggi – finocchi a orologeria, zucchini ad autocombustione, asparagi perforanti e ravanelli rotanti – potrebbe diventare un tema ricorrente, come quello degli oggetti dentro la testa, che tante volte ha irretito la mia attenzione in passato.

Anche Sheldon twitta

Anche Sheldon twitta

Ma ecco che la notizia vera per me è che Lecco fa provincia dal 1992 (la sigla è LC, mi sono informata); ero rimasta un po’ indietro, ai tempi dei Promessi Sposi, sono giustificata.

E a questo proposito, la riscrittura su twitter sta proseguendo con soddisfazione, siamo arrivati finalmente a Monza, nel convento della Signora: ci sarà da divertirsi.

Dovevo aspettare 30 anni (forse di più) per queste amenità da secchioni, e soprattutto per non vergognarsi di esserlo.

Inferno (no spoiler)

E’ tornato infine. E m’è toccato leggerlo stavolta, non potevo ignorare questo capolavoro della letteratura da supermercato, che si svolge proprio qui, sotto casa.

Mi riferisco a Inferno, l’ultimo romanzo di quel furbacchione di Dan Brown, che stavolta ha imbastito tutto un rigirìo complottaro, basato sui vaneggiamenti di uno scienziato visionario, alle prese col problema della sovrappopolazione del pianeta Terra.

E siccome, tanto per riallacciarmi a un post precedente, Firenze è un gran bel posto, ha pensato di ambientare oltre metà della storia nel centro storico (che lui si ostina a chiamare “città vecchia”, ma qui non lo dice nessuno), e il resto tra Venezia e Istanbul che pure hanno le loro bellezze, e poi si vede che la Pro Loco ha insistito per allargare i futuri “Inferno Tour” fino in Turchia.

Per chi conosce il tipo sa già quanta roba riesce a infilare nei suoi romanzi Dan; lui più che un romanziere è un farcitore di nozioni, un divulgatore enciclopedico (storia, geografia, arte, usi e costumi, e in questo romanzo ci infila pure il movimento transumanista e l’ingegneria genetica).

Già dopo Il Codice da Vinci, avevo buttato giù una serie di suggerimenti che però Dan ha voluto ignorare, ma non dispero che verranno ripescati per i prossimi romanzi.

Questa volta mi rivolgo agli editori: il prossimo libro potete strutturarlo così come sono organizzati i manuali scolastici. Oltre al testo principale, che è il racconto, la vicenda, bisogna inserire dei riquadri con illustrazioni e descrizioni. Così chi è interessato alla trama legge la storia, chi invece vuole le spiegazioni, legge anche quello scritto nelle aree a parte. Gli analfabeti possono guardare le figure. Nel caso poi degli ebook si inseriscono queste parti con link di approfondimento.

Il lavoro è praticamente già fatto, perché Dan (che tra l’altro mi è simpatico) mentre racconta di inseguimenti, sparatorie, gente che si nasconde, che telefona, che si traveste e spia etc, si interrompe e fa la lezioncina.

Faccio un esempio, che non è nel libro ma potrebbe.

La pronuncia scandita e precisa faceva pensare che fosse originario della Svizzera (…)

E subito sotto: “La Svizzera è un paese alpino che confina a nord con la Germania, ad est con l’Austria e il Liechtenstein, a sud con l’Italia e ad ovest con la Francia. Esporta cioccolata e orologi, ospita le sedi di molte Banche e l’eroe nazionale è Guglielmo Tell.”

Oppure, e questo c’è:

(…) rivelare la combinazione che consentiva l’accesso al famoso Corridoio vasariano.

E alla ripresa del racconto: “Il Corridoio vasariano fu realizzato da Giorgio Vasari nel 1565 per ordine del granduca Cosimo I de’ Medici…”.

Geniale. In un solo libro abbiamo l’intrattenimento, lo stradario, la guida turistica e il sussidiario di quinta elementare.

E la letteratura?

Non può pensare a tutto lui. Quella cerchiamola da un’altra parte.

Libriamo Tutti, sù!

Dal 6 al 10 giugno prossimo si svolgerà il primo “Festival della Letteratura Milano” a Milano (del resto sarebbe bizzarro se si svolgesse altrove), cinque giorni di peace and books.  Ne consiglio la partecipazione a chi si trovasse in città e zone limitrofe, abitanti e frequentatori di amene località come Cascina Gobba e Cesano Boscone, che tanto hanno dato alla cultura nazionale.

Nel palinsesto del Festival (non avrei mai pensato di arrivare a usare termini così pippobaudeschi) è prevista la presenza di Libriamo Tutti, un interessantissimo progetto portato avanti da persone molto intelligenti, infinitamente colte ma soprattutto bellissime. Indegnamente e da poco tempo ne faccio parte anche io, in spirito e pixel. 

Siccome è vero che la salute è la prima cosa, ma prova a pagare una bistecca con la glicemia nella norma, e che la cultura è la più grande ricchezza ma anche il deposito di Zio Paperone non è male, c’è bisogno di un po’ di denaro. A questo scopo è stata aperta una campagna di raccolta fondi per aiutare il progetto (ripeto, bellissimo) e dare visibilità agli sponsor. In questa pagina è spiegato tutto ed è possibile offrire delle quote per raggiungere la cifra necessaria.  Si chiama crowdfunding e sembra chissà che, ma è come quando si tirano fuori i quattrini per le liste di nozze. Stessa cosa.

Però questi son soldi spesi bene.

L’ibri-da viaggiatrice

Anche se è un po’ tardi per i buoni propositi di inizio anno, io ne ho uno che vorrei onorare.

Devo, voglio leggere di più.

Lo spunto mi è venuto dall’incontro coi bravi bookbloggers che ieri sera sono venuti in Second Life, a parlarci dell’intreccio tra editoria e social network. Questa è gente che legge e scrive. E fa anche di conto. E siccome, perdinci, son capace anche io perché ho fatto le scuole alte, e leggo dai tempi del Maestro Manzi, mi devo impegnare a tornare ai vecchi tempi, quando leggevo almeno una dozzina di libri all’anno. Almeno.

Dopo un’adolescenza a pane, nutella e Urania, ricordo il mio periodo cinese (leggevo solo romanzi cinesi e stavo diventando maoista), poi è stata la volta di Pennac e ho divorato tutta la saga di Malaussene voracemente, poi ho avuto la fase Stephen King (mai completata e quindi sempre in agguato), poi è arrivato Dennis Lehane e per lui ho voluto visitare Boston, e poi c’è stata Fred Vargas… l’ultimo è David Foster Wallace che oggi avrebbe compiuto 50 anni e con cui avrei voluto fidanzarmi, almeno per un breve periodo.

Ora sono diventata discontinua, mi perdo coi giochini online, nei social network, con Second Life. Mi distraggo come i bambini.

A mio parziale discapito va l’introduzione dell’alta velocità sulla linea Firenze-Bologna. Prima quelle due orette di viaggio A/R settimanali mi invogliavano a portare con me un libro, ma ora, in 37 minuti  faccio in tempo a cercare gli occhiali, mettere gli occhiali, alzarmi per far passare il mio vicino di posto che deve andare in bagno, aprire il libro, far ripassare il vicino di posto che torna dal bagno, rimettere a posto gli occhiali e prepararmi  a scendere.

Ci sarebbe la seduta mensile dal parrucchiere, ma c’è quell’impiccio degli occhiali da tenere a mo’ di mascherina settecentesca, che fa tanto donna anziana.

Quindi, in attesa di convertirmi agli e-book, sarò fedele a quelli fatti di carta, che puoi ciancicare,  stropicciare, annusare e accarezzare. Ideali da portare a letto.

Fatal error

Non  mi è piaciuta l’uscita di Saviano di oggi.

Invece di ammettere la svista di un apostrofo sfuggito e farla finita lì, ha dichiarato da bulletto di essere intenzionato a reiterare l’errore. (Cicca cicca cicca).

Una mirabile ricostruzione in pixel di un'aula scolastica vintage. (Fatta io).

Il fatto è che non stiamo parlando di un amministratore di condominio, che al massimo scrive il verbale dell’assemblea (vi farei leggere come scrive il mio, usa frasi costruite secondo i principi dell’analisi illogica), ma di uno scrittore, e come tale il pubblico lo legge.

Con l’ignoranza che vedo in giro, nei social network e oltre, c’è bisogno di buoni esempi e se perfino un professionista come lui (nel senso che con le parole ci campa) ignora le regole minime dell’italiano corretto, qualsiasi cialtroneria linguistica potrebbe essere tollerata o, peggio, legittimata.

Non è che per me fosse un campione di simpatia anche prima, ma ora mi sta proprio sulle balle.

Nolente

E’ con orgoglio e commozione che annuncio al mondo di essere diventata la madre adottiva del lemma “nolente”.

Non sono impazzita, è vero!

Per un anno mi impegno ad accudire, valorizzare e sostenere una parola. Tra quelle disponibili ho scelto nolente perché mi si addice, potrebbe davvero essermi figlia. Dal latino nolens, nolentis deriva da ne volo “non voglio”, quindi significa colui (o colei) che non vuole. E io non voglio molte cose che però, volente o nolente, devo per forza dire/fare.

Il suono stesso lo spiega, dev’essere quella nasale lenta, soffice e calda come una coperta di lana sulle ginocchia, quando siamo adagiati sul divano certe sere d’inverno, facendo scorpacciate di serie TV. (Questi sono i miei venerdì sera preferiti).

L’adozione è possibile qui.

  Dedicato a tutti i Bartleby che hanno il coraggio di dire “preferirei di no”.