Martedì di sangue (titolo splatter)

Oggi a Firenze è stato un tranquillo martedì di violenza.

I fatti sono abbastanza noti, un tizio appartenente all’area dell’estrema destra ha preso una pistola ed è andato in giro a sparare ai senegalesi. Ne ha ammazzati tre e poi, siccome lo stavano per acchiappare, si è sparato.

Io ho seguito i fatti indirettamente, attraverso facebook e i siti dei giornali. Ma più che su quello che è successo, vorrei soffermarmi sui commenti dei bravi cittadini. Subito è iniziata la sequela dei “ma che siamo nel far west?”, “ecco, per colpa loro non siamo sicuri” per terminare con un classico “Renzi dovrebbe pensare alla nostra sicurezza”.

Tralasciando la pur simpatica immagine del sindaco vestito da sceriffo col pistolone, a nessuno è venuto in mente l’ovvio, e cioè che le vittime erano i morti. Ovviamente si è parlato di un regolamento di conti, come a dire… è colpa loro se frequentano cattive compagnie, e così mettono a repentaglio me che son tanto buono e italiano.

Poi si è saputo che il cattivo era bianco, pistoiese e scrittore. Non che nessuna delle tre cose siano garanzia di niente, ma insomma, sulla carta i bravi cittadini si sarebbero fidati più di uno così che di un giovinotto alto, nero che vende elefantini di legno.

E invece no.

Naturalmente adesso mi aspetto la condanna indignata e compatta di tutti i cittadini. Che scommetto aggiungeranno un “però…” sdrammatizzante, giustificativo e comprensivo. E poi diranno che era pazzo; la soluzione più sbrigativa per scaricare la colpa, per evitare analisi e archiviare velocemente ogni senso di colpa.

Perché il razzismo è un mostro che rende mostri, e vedendo la foto del killer non è solo una metafora.