Usi, costumi e maglioni.

Sto vedendo in giro un sacco di foto di maglioni natalizi. Non ho idea da quando esista questa usanza, e ho il sospetto che non esista affatto, almeno in Italia. Credo che sia l’ennesima tracimazione anglosassone, e chissà se prima o poi arriveranno anche i Christmas Crackers dei britannici. La BBC insegna.

DW Xmas

Il grande Capaldi festeggia il Natale con Clara nella linea temporale in cui riesce a invecchiare, pora stella. (Doctor Who, Last Christmas, speciale del 2014).

Il maglione più vicino all’idea di “Christmas pullover” che possiedo è quello nella foto. Mi guardo bene dall’indossarlo, ma lo conservo a imperitura memoria (o almeno finché non se lo mangiano le tarme) di quando, in epoca pre-internet, avevo il tempo e la voglia di lavorare a maglia.

maglione rosso

Buon Natale.

E il web si commuove (io no).

Il video che sta facendo versare lacrime di commozione al web in questi giorni è la pubblicità tedesca di un supermercato.

Un anziano genitore per costringere i figli a raggiungerlo per Natale, simula la propria morte, così che i presunti orfani, accorsi per il funerale, trovano invece la tavola apparecchiata e il padre vivo, vegeto e pronto a festeggiare in famiglia.

Ovviamente il messaggio è che i figli sono egoisti e il babbo, poverino, è costretto a questa patetica messa in scena per non passare il Natale tutto solo, a differenza del suo vicino di casa. Per un Natale in famiglia fate la spesa al supermercato Compraben.

Messaggio ricevuto.

Concentriamoci ora sui fatti narrati. I tre figli, che avevano già declinato l’invito, vengono raggiunti dalla ferale notizia e sono costretti a lasciare tutte le loro attività e i loro impegni per vestirsi di nero e precipitarsi al funerale del padre.

La figlia aveva prenotato una vacanza con la famiglia, aveva pagato la caparra all’albergo, promesso ai bambini di portarli a vedere la casetta di Babbo Natale. Il figlio medico deve chiedere a un collega, pronto a partire per i Caraibi, di sostituirlo, con tutte le conseguenze del caso, comprese numerose imprecazioni in tedesco. Il terzo figlio, un uomo d’affari che si trova a Hong Kong per concludere un contratto del valore di svariati milioni di euro, nel macchinone con autista, piange (non si sa se per il babbo morto o per l’affare sfumato).

Straziati dal dolore, i fratelli giungono alla casa paterna, si abbracciano e piangono.

Ma, invece di corone di fiori trovano l’albero di Natale, e le candele non sono accanto alla salma ma sulla tavola apparecchiata.

Ed ecco, colpo di scena, che fa capolino il babbo, vivo. “Come avrei potuto farvi venire qui tutti insieme?”.

Ovviamente la storia finisce bene, è una pubblicità. Ma nella realtà si sarebbe rischiato un colpo apoplettico collettivo. O almeno un malore per il più emotivo della famiglia. Chi pecca quindi di maggiore egoismo, i figli che trascurano l’anziano genitore o il vecchio machiavellico che mette in scena la propria morte per un pranzo in compagnia? E ai problemi che ha creato non ci pensa? Alla caparra perduta, all’accordo annullato, al rapporto tra colleghi che ormai si è guastato?

Infine, vogliamo parlare dell’effetto “al lupo, al lupo” che si è generato? Quando succederà davvero, Ulrike chiamerà i fratelli “Hai saputo? È morto di nuovo, ma stavolta non ci caschiamo. Eheheh”. Non ci sarà nessuno a dargli l’estremo saluto.

E il web si commuoverà, ancora una volta.

Ricordate, Supermercato Compraben, fa resuscitare i morti!

Spirito natalizio

Negli Stati Uniti lo spirito natalizio è molto sentito; noi invece lo vediamo soprattutto al cinema e nei telefilm. E’ immancabile la puntata speciale di tutte le serie TV, spesso ispirata al Canto di Natale di Charles Dickens, che era inglese e non americano, ma non stiamo a guardare il capello. I cattivi diventano buoni, i tirchi munifici, gli angeli scendono sulla terra e le madri single povere sposano milionari generosissimi e bellissimi.

Poi c’è la realtà.

Già a Natale del 2008 in California, un tizio vestito da Babbo Natale aveva sparato a una manciata di parenti riuniti a festeggiare. Quest’anno è successo di nuovo, in Texas, a Fort Worth, cittadina il cui slogan è “cowboys e cultura”. Tra le personalità originarie del luogo, spiccano anche Mark Chapman e un paio di attori porno (l’ho letto su Wikipedia, io non conosco certa gente, sia ben inteso). Dice che era dal 2010 che non ammazzavano qualcuno in città e che ora son tutti preoccupati. Forse temono che si tratti di una malattia infettiva, come nei film di zombie, dove la gente perde il controllo e aggredisce chi gli capita a tiro strappando brandelli di carne dai corpi ancora vivi. (Sono ancora sotto l’influsso di questo film che ho visto ieri).

E’ che ci si fa più caso se certe cose succedono a Natale, sebbene da un punto di vista pratico sia invece molto comprensibile. Supponiamo che uno abbia dei conti in sospeso, covi dei rancori da anni, o più semplicemente senta dentro di sé crescere un raptus omicida nei confronti dei consanguinei. Quale migliore occasione del Natale, o di festa analoga, per ritrovare tutti raggruppati, a portata di arma da fuoco, ed evitarsi la fatica di lunghi e dipendiosi viaggi da un parente all’altro? Senza considerare che la sorpresa, il clima rilassato della festa e la possibilità di presentarsi mascherati con completo rosso e barba bianca, rendono il gesto più agevole ed efficace.

Alla luce di queste considerazioni, consiglio quindi alle famiglie, soprattutto se esistono dissapori e questioni legali in sospeso, di evitare assembramenti e riunioni durante le festività comandate.

Perché se l’amore non dipende dalla vicinanza, il massacro dipende dalla gittata.