Una patata d’annata

Da pochi giorni circola un nuovo spot televisivo con Rocco Siffredi. Il celebre attore di genere, compare con un’automobile vintage e si aggira in mezzo a una moltitudine di donne giovani e attraenti. Nel mentre declama le virtù delle patatine, di quelle di una volta, fatte ad arte.

Il video è questo, per chi non ce l’avesse presente.

A parte il doppio senso, ormai abusato ma funzionante, la cosa che salta agli occhi è la presenza inquietantissima di una specie di fantasma uguale a Ornella Muti dei tempi migliori. Il lancio dello spot però è stato fatto senza specificare particolari accorgimenti tecnici, semplicemente con Rocco Siffredi e la partecipazione di Ornella Muti.

Ora, con tutta l’ammirazione per la grande bellezza dell’attrice, se c’è una cosa che è davvero democratica è il tempo: passa per tutti. Quella che si vede nel video è una Muti degli anni ’80, quando anche chi sta scrivendo era liscia e giovane (anzi, liscia e più giovane di lei). Inoltre, senza avere particolari competenze tecniche, si intuisce un intervento digitale, che lascia presagire che in realtà la Muti potrebbe non aver mai partecipato a nessuna ripresa col mitico Rocco.

Mi chiedo quindi se la scelta di associare la Muti anni ’80 alle patatine di una volta, sia un ammiccamento ironico. E se lei l’abbia capito.

Riflettendo con alcuni amici più competenti di me su Facebook sono arrivata a varie conclusioni. Una delle quali è che in questo sabato pomeriggio non ho proprio nulla da fare.

Lumache e chiocciole

Mi è ormai chiaro perché i social network mi provochino sempre più spesso uno strisciante senso di fastidio.

Ho già deprecato più di una volta il livore sguaiato espresso nei commenti. Ma c’è dell’altro.

E’ che ormai mi pare che sia diventato tutto un enorme, disordinato, spesso volgare palcoscenico. Il confine tra condivisione e ostentazione è labilissimo, e non tutti hanno l’intelligenza e la capacità di distinguerlo.

Pare una sorta di autopromozione esistenziale, un Carosello personale che dovrebbe avere la funzione di farci acquisire valore agli occhi degli altri. Vado in viaggio, scatto foto, faccio figli, scrivo, mangio, mi compro le scarpe alla moda, leggo cinque libri alla settimana. E voglio che lo sappiate tutti, così io esisto di più.

Ho assistito mio malgrado a battibecchi, dichiarazioni, allusioni, invettive, panegirici. Anche questo fa parte della strategia che ci rende tutti guardoni. Va bene se si tratta di un’azienda che deve farsi conoscere, ma l’utente medio che cerca di vendersi come un prodotto mi crea solo antipatia e rigetto.

Voglio un mondo dove si flirta e si litiga in privato, sono abbastanza stufa di fare da pubblico a piccolezze di nessun valore se non per chi le espone. Voglio meno lumache nude e più chiocciole riservate, meno esposizione personale e più informazione utile.

A chi obiettasse che posso operare una selezione dei contatti, così da non scassare i maroni nel blog, rispondo che per come sono organizzati certi SN (che non vuol dire Sistema Nervoso) non sempre è possibile evitare di primo acchito le stupidaggini che ci sono in giro.

In questo senso il blog è molto più discreto, mi sento giustificata. Se lo conosci lo eviti.

Io in una settimana leggo un solo libro, e magari ci metto il doppio per finirlo. Però lo capisco.

Ultimo avviso

Per l’ultima volta (e che sia l’ultima) ribadisco il concetto che a me delle vicissitudini con veggenti, maghi, paragnosti, cartomanti e affini, non importa un fico secco.

Immagine apotropaica a scopo intimidatorio.

Si pregano quindi i signori passanti da questo blog che arrivano qui perché cercano la veggente Miranda, su cui ho scritto un post tempo fa, di non contattarmi più in alcuna forma, né pubblica, né privata.

Al prossimo che mi racconta cosa ha fatto, detto o scritto a questo proposito, manderò una maledizione terribile che lo porterà ad avere visioni infernali con tutti i personaggi della presente legislatura e quelle precedenti.

Verrà colpito da un virus che cancellerà tutte le foto di famiglia nell’hard disk, e al loro posto troverà solo gattini con le citazioni di Fabio Volo.

Orrore.

Far netic’azioni

L’immagine cavalca l’onda, va di moda. Mah.

Il blog mi crea dei sensi di colpa immeritati. So che una delle principali regole di un blog sano è il frequente e periodico aggiornamento, ma si vede che il mio è un po’ malaticcio, perché piuttosto che scrivere insulsaggini preferisco tacere.

Questo, ovviamente, non sottintende che quando scrivo vengano fuori cose intelligenti. Tutt’altro. Mi sono infilata in un circolo vizioso, temo. Il che potrebbe essere divertente.

Se l’ozio è il padre dei vizi, e il mio ozio parziale è obbligato, sono viziosa per forza; quindi non sono peccatrice e non andrò all’inferno.

Ho aggiornato il blog e ho inserito perfino un punto e virgola, spero che lo sforzo sia stato apprezzato.

A proposito di veggenti

In seguito al mio post (ironico) a proposito della veggente che mi ha scritto offrendomi i suoi servigi di sensitiva, mi sono arrivati alcuni commenti (seri) che mi fanno capire di non essermi spiegata.

Ci riprovo.

Io non credo ai maghi, agli strolaghi, ai sensitivi, a tutte queste minchiate, e se ne scrivo è solo per manifestare la mia presa di posizione a distanza (molto a distanza) da questi ciarlatani (non so se capite questa parola). Fosse per me manderei un rappresentante dell’ordine per intimare loro di abbozzarla (termine toscano per significare l’interruzione subitanea di una qualsiasi attività), pena una sanzione pecuniaria e magari due scappellotti.

Di conseguenza (spero che fin qui non siano problemi a comprendere) non chiedete a me consigli sulla credibilità di certa gente, non chiedete a me cosa fare se siete stati tanto sprovveduti da mandarle dei soldi (si vede che vi avanzavano), e quella non vi si è filata manco di striscio e non vi ha fatto nemmeno le previsioni del tempo.

A me è arrivata un’altra email pochi giorni fa e io le ho risposto in modo perentorio e vagamente minaccioso.

Se poi continuerete a chiedermi consigli, state attenti, ve li darò. Prezzi modici, trattamento familiare.

Un caso particolare

Stamattina ho ricevuto questa email.

Oggetto: alessandra, un’onda magica è passata tra di noi

Ho avuto un brivido, ma il fatto che a scrivermi fosse una certa Miranda mi ha un po’ freddato.

Buongiorno alessandra,

Buongiorno Miranda.

Forse è senza parole perchè ho iniziato subito a realizzare per lei gratuitamente una veggenza importante?

Signorina, io di parole ne avrei parecchie, e gliele direi senza spesa alcuna pure io.

Lasci che mi spieghi!

Ovvìa, sentiamo.

Le lettere che ricevo giornalmente si dividono in tre categorie: gli invidiosi, quelli che più o meno hanno gli stessi problemi di tutti, e poi i casi particolari.

Quel grassetto sottolineato non promette nulla di buono.

Elimino quasi totalmente i primi, lavoro il tempo che basta per i secondi… ma mi appassiono per i terzi!   E mi sono immediatamente appassionata a lei, alessandra! Perché?  

Lo sapevo! Signorina, l’avverto, passi per l’uso sconsiderato e reiterato del mio nome senza iniziale maiuscola, ma l’avermi inserito tra i casi particolari è intollerabile!

Clicchi subito qui per avere le spiegazioni nella sua Veggenza Gratuita.

Io non clicco un bel nulla, non c’è niente da vedere, si tolga di torno e sparisca.

 

La sua nuova amica,

Veggente Sensitiva

 

Ho avuto amiche che andavano dai maghi e una ex amica passata a Scientology (e rimastaci, per quel che so), ma una veggente sensitiva mai. E, cara la mia ciarlatana telematica, non ho intenzione di cominciare proprio ora.

In fede (nessuna)

Ironica

Miope scettica

La trippa e la legatura degli schiavi

Ero incerta se parlare di un piccolo aneddoto legato al trippaio dove ho fatto spese stamattina, oppure del workshop su come si lega una schiava a cui ho assistito stasera. Tra i due non ho dubbi su quale sia più rilevante, dato il valore storico e culturale della trippa a Firenze (e del lampredotto, come mi è stato fatto notare).

Non è facile spiegare cosa ci facessi alla lezione di “Come imbracare uno schiavo e vivere felici”. Vorrei però rassicurare tutti quelli che mi conoscono che era per finta. O meglio era vero, ma in ambiente virtuale con gli avatar, che non essendo dotati di apparato respiratorio, non rischiano pericolose impiccagioni. E comunque non si spiega perché fossi lì.

Io non sono praticante, lo dico con rammarico, forse sarei una brava annodatrice, o magari perfetta per essere appesa a mo’ di prosciutto da stagionare. Però non mi sottraggo a nessuna occasione di curioso apprendimento. Ossigena il cervello, amplia gli orizzonti e – spesso – alimenta il mio ego (perché frequentando gli ambienti giusti ci si sente tanto intelligenti).

 

Per la cronaca, non mangio nemmeno le frattaglie.

Non c’è più religione?

Prima notizia: viene bloccata la presentazione dell’ultimo libro di Margherita Hack in una località della provincia di Trento.  I componenti parrocchiali del comitato di gestione del teatro (sic!) hanno ritenuto che recasse offesa ai valori religiosi e alla dottrina della Chiesa Cattolica.

Seconda notizia: oggi a Unomattina (prima rete Rai) è stato dato ampio spazio a un sedicente sensitivo che pubblicizzava il suo libro. Supportato dall’autorevolezza di una nota presentatrice, raccontava di come fin da bambino avesse i segni di questosuo dono. Proprio come se fosse vero.

Non c’è più religione?

Ce n’è fin troppa.

Gente cool

Stamane mi trovavo in una delle piazze principali della mia città, in cerca di un taxi per tornare a casa con la genitrice madre, dopo uno dei suoi  innumerevoli appuntamenti di ordine medico-sanitario a cui io sono costretta ad accompagnarla.

Orbene, dato che l’attesa si è protratta alquanto, imperocché le auto pubbliche son merce rara (e cara), ho avuto modo di assistere al passaggio di alcuni figuri che subito ho individuato in operatori della moda. Essi erano quasi tutti con caratteri somatici orientali, abbigliati in modo… brutto.

Mio nonno Francesco, uomo d'altri tempi

Questo era mio nonno nel 1929. Quando dire a qualcuno che era cool, pareva brutto.

Il più sobrio indossava un paio di pantaloni al ginocchio in lana grigia, lavorati ai ferri con le trecce, con calzettoni jacquard e scarponcelli.

Faceva schifo, qui lo posso dire senza tanti giri di parole. Come posso anche affermare senza timore quanto mi appaiano ridicoli e inguardabili quasi tutti quelli che, siccome si occupano di moda, pensano di dover per forza dimostrare quanto siano artisti e originali. Mi domando come mai nessuno glielo faccia notare in modo garbato e rispettoso. “Ma come ti sei conciato? Fai ridere i polli, torna subito in camera a cambiarti!”.

Parlo da esperta del settore, data la mia esperienza decennale nell’arte del tricot. Potrei nel caso progettare e realizzare mutande e calzerotti di fogge e colori assai eleganti per l’uomo e la donna moderni. Pon pon a richiesta in posizioni a piacere.

P.S. En passant dedico un ultimo e definitivo pensiero al guidatore di auto pubbliche.
Che Monti t’assista.

Io twitto

Naturalmente sono anche su Twitter.

La prima volta mi sono iscritta forse un anno fa, poi ho perso i dati dell’account e ho lasciato perdere. Ma ora è d’uopo esserci e quindi mi sono iscritta di nuovo. Non potevo mancare, tutti quelli che contano twittano e quindi – ho pensato – non sono mica la figlia della serva, e così ho iniziato. Ho capito immediatamente che non fa per me: c’è troppa confusione. Chi mi leggeva in passato conosce la mia idiosincrasia per i commenti fuori tema, ebbene lì il fuori tema è la regola. Ognuno scrive queste frasette nel limite delle 140 battute, che vengono lette dai followers, così che io leggo i messaggi di chi seguo, ma non di quello che gli ha scritto prima. E’ tutto un intreccio di risposte senza domande, o viceversa. Tecnicamente l’uso di alcuni simboli come la chiocciola e il cancelletto permette di risalire al tema del discorso, ma più che social network mi pare una rete da pesca piena di buchi.

Ma il cuore della faccenda sta nel fatto che se non hai seguaci che scrivi a fare? Io ho provato a fare la spiritosa con questi famosi che pare passino il tempo al pc come i più brufolosi dei nerd, ma qualsiasi cenno è caduto nel vuoto. La verità è che loro scrivono e gli altri fanno i fans.

Carino.

Ma per me è un tantino limitata come interazione. Cioè tu, grande personaggio che sta in televisione, pontifichi, gigioneggi, fai il simpatico… e io devo leggere in silenziosa ammirazione lo scambio di saluti con altri grandi personaggi, senza poter mostrare la mia sapida presenza di spirito? Mi sfugge il senso.

Allora resto su Facebook con le mie decine di contatti, a scambiarci le figurine e le canzoncine, oppure torno a giocare con le bambole di pixel. E su Twitter resto solo per mandare insulti. Mi pare equo.