Cose belle da vedere

Per spolverare il blog e sperimentare il formato “immagine” (ché gli esperimenti di altro genere ormai sono nell’archivio delle cose fatte e quasi dimenticate), oggi vorrei condividere, con il benevolo pubblico che ogni tanto passa di qui, alcune immagini belle da vedere.

Le foto le ho fatte io, ma la bellezza l’ha creata Mistero Hifeng, un nome fittizio per un vero creativo. Chi volesse vedere le statue dal vivo (per modo di dire) dovrebbe entrare in Second Life, e potrebbe essere uno dei pochi motivi per cui valga davvero la pena di farlo. La bella signorina nelle foto è il mio avatar, che ovviamente mi somiglia moltissimo. Ovviamente. Ovviamente è una balla.

Invito a seguire la pagina Facebook di Mistero, precisando che non ci guadagno nulla. Nemmeno una birretta di pixel.

Professorona

Il mio cervello, al contrario di me, lavora parecchio e costantemente. Ultimamente mi si è rivelato un mondo fatto di formazione, corsi, lezioni, workshop per l’impresa, le aziende, i venditori, il business, il marketing e altri termini che non ricordo perché non capisco. Fetta di mercato ampiamente coperta quindi.

Ho pensato quindi che io potrei rivolgermi all’utente semplice, quello normale, che usa la rete per diletto, ma che, per inettitudine personale, ignoranza, pigrizia, indolenza o semplicemente perché non sa a chi chiedere, non riesce da solo ad orientarsi nel mare magnum dell’internet. Per esempio gli anziani senza parenti giovani, oppure con nipoti insipienti, o che sono menefreghisti e trascurano i nonni. (Cattivi!)

PROGRAMMA DEI CORSI “T’INSEGNO QUEL CHE SO” vintage-teacher

Corso base: orientamento e navigazione terra terra.

Cos’è il web? Come ci si rigira? Che succede se pigio qui? La posta elettronica, le ricerche in rete attraverso i più comuni motori di ricerca. Come si scelgono le parole chiave. Una lezione sarà dedicata all’individuazione delle bufale, soprattutto quelle scientifiche. A chi sa l’inglese verrà illustrato il motore di ricerca PubMed, per andare direttamente alle fonti. A chi non lo sa si raccomanda di impararlo, perché serve sempre. Alla fine, chiunque venga sorpreso a credere alle scie chimiche verrà obbligato a ripetere il corso. E denigrato pubblicamente.

Social Network & Mondi Virtuali

Iscrizione a qualsiasi social network e mondo virtuale, creazione di profili accattivanti, spiritosi, seriosi (quelli poetici mi riescono un po’ peggio, ma possiamo ovviare con le citazioni che funzionano sempre), con scelta di immagini adeguate allo scopo (qualunque esso sia). Creare username e password alfanumerici ad alto livello di sicurezza.

Perché entrare in un mondo virtuale. Perché uscirne.

Immagini: piedi al mare, autoscatto e il selfie: perché evitare di farli. Il cibo: come ti rappresento l’avanzo. I gattini: un salvavita o ‘un se ne pole più?

Interpretazione di “mi piace”, commenti e condivisioni (preferiti e retweet) degli altri utenti. Come rendersi simpatici. Come rendersi antipatici. Come allontanare chi non ci piace. Come decidere che qualcuno non ci piace anche se non lo conosciamo.

Psicologia spicciola da social network: studio comparato dei profili altrui. Come leggere tra le righe.

Stalking: come proteggersi e come praticarlo senza farsene accorgere.

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Posso insegnare ad usare qualsiasi applicazione a scelta dell’utente, soprattutto i più comuni giochi (Farmville 2, Pengle, Ruzzle, Candy Crush Saga).

Blog

Il blog: che cos’è, a cosa serve, come funziona. Contenuti: chi fosse fortemente motivato, non avrà bisogno di alcuna indicazione. Gli altri ne faranno a meno e nessuno ne sentirà la mancanza.

Guida su come evitare le guide, i consigli e i decaloghi di cose da fare e da non fare in rete. Questa lezione quindi non si terrà.

“Chi cerca trova”

A richiesta impartisco lezioni confidenziali (sottovoce) e riservate ad appassionati di film e telefilm in lingua originale con sottotitoli. Ovviamente tutto nella massima legalità. (Disse, sollevando la benda nera dall’occhio).

Appendice

Erogazione di servizi per l’utente pigro o troppo indaffarato:

  • In abbonamento offro un servizio di assistenza giochi per il raggiungimento di livelli e bonus all’utente-giocatore che voglia progredire anche quando non può seguire personalmente il gioco.
  • Redazione di status e commenti a scelta dell’utente: buonista, ammiccante, grillino (conosco tutto il repertorio classico), antigrillino (idem come sopra); con una piccola soprattassa si assicura un buon grado di trollaggine con provocazioni e minacce, tutto naturalmente con un linguaggio adeguato allo stile scelto, comprese le sgrammaticature necessarie.
  • Seguo, a richiesta, l’uscita settimanale delle serie TV assicurando puntualità nell’aggiornamento. I video verranno forniti con l’adeguata sottotitolatura. Con una maggiorazione nel prezzo i sottotitoli verranno sottoposti a una personale revisione per assicurare ortografia e congiuntivi corretti (per i pignoli).

 

Tutti i corsi sono rivolti ad allievi senza alcun limite di età, sesso, provenienza geografica. Le tariffe sono personalizzate.

Gli zucconi pagano il doppio.

Ho visto cose

Ho visto miseri contenuti con virgole fantasiose assurti a saggi, da saggi che non sanno cosa significhi “assurti”.

Ho visto sedicenti giacere su allori di carta velina.

Ho visto fustigatori di costumi indossare gli stessi abiti dei fustigati, senza accorgersene.

Ho visto miraggi di intelligenza cadere come aquiloni senza vento, e restare spiaccicati a livello terra-terra.

Ho visto, come Cassandra, un futuro arrugginito e problemi inossidabili.

Ho visto forme vuote, illusioni ottiche offerte a menti modeste, diventare capolavori da asporto.

Ho visto questo e molto altro, ma soprattutto non l’ho visto in tempo.

Succede anche questo. Era dai tempi delle elementari che non ricevevo così tanti complimenti per le mie produzioni grafiche.

 

P.S. Il nome esatto è Shepherd, come il neurochirurgo del Grace Mercy Hospital di Seattle.

Libriamo Tutti, sù!

Dal 6 al 10 giugno prossimo si svolgerà il primo “Festival della Letteratura Milano” a Milano (del resto sarebbe bizzarro se si svolgesse altrove), cinque giorni di peace and books.  Ne consiglio la partecipazione a chi si trovasse in città e zone limitrofe, abitanti e frequentatori di amene località come Cascina Gobba e Cesano Boscone, che tanto hanno dato alla cultura nazionale.

Nel palinsesto del Festival (non avrei mai pensato di arrivare a usare termini così pippobaudeschi) è prevista la presenza di Libriamo Tutti, un interessantissimo progetto portato avanti da persone molto intelligenti, infinitamente colte ma soprattutto bellissime. Indegnamente e da poco tempo ne faccio parte anche io, in spirito e pixel. 

Siccome è vero che la salute è la prima cosa, ma prova a pagare una bistecca con la glicemia nella norma, e che la cultura è la più grande ricchezza ma anche il deposito di Zio Paperone non è male, c’è bisogno di un po’ di denaro. A questo scopo è stata aperta una campagna di raccolta fondi per aiutare il progetto (ripeto, bellissimo) e dare visibilità agli sponsor. In questa pagina è spiegato tutto ed è possibile offrire delle quote per raggiungere la cifra necessaria.  Si chiama crowdfunding e sembra chissà che, ma è come quando si tirano fuori i quattrini per le liste di nozze. Stessa cosa.

Però questi son soldi spesi bene.

Nessuno ha scritto un libro

Nel corso degli anni, e ormai sono 14 da quando mi affacciai alla finestra di un browser per la prima volta, ho incrociato numerosi compagni di viaggio. La maggior parte di loro sono diventati presenze annebbiate, anzi, quasi tutti sono scomparsi nel nulla. Ma ce ne sono alcuni, superstiti di una selezione naturale e reciproca che mi fanno una piacevole e rassicurante compagnia da molto tempo.

La cosa che mi diverte di più è l’intreccio casuale (ma sarà davvero così?) che mi porta a ritrovare le stesse persone in ambienti diversi. E senza darsi appuntamento.

Mi è capitato di parlare qui di Second Life. Non spesso in verità, per varie ragioni. La prima è che penso che sia un tema a rischio di noia per chi non sa cosa sia perché non c’è mai stato. La seconda è meno razionale. Per me Second Life è un po’ come il Fight Club: non si parla del Fight Club.

Ma c’è un motivo più che valido per parlarne ora.

Nessuno ha scritto un nuovo libro.

Lo so che molti hanno scritto un libro. Alcuni ne scrivono più di uno. Qualcuno potrebbe dire che troppi scrivono libri. Ma io intendo dire che William Nessuno ha scritto un libro e in questo libro ci sono tracce di Second Life. Il puzzle si sta componendo.

Non è la prima volta che racconto di libri scritti da amici virtuali. L’ho fatto in altri due casi, qualche anno fa, e naturalmente non sono recensioni né critiche, ché non sono in grado di fare cose simili io. Ho fatto il Classico ma poi mi sono persa nei meandri di altre faccende meno letterarie, non sono preparata, sono solo una ex lettrice forte progressivamente indebolita.

Veniamo al dunque.

William Nessuno, che conosco da anni grazie al suo blog, ha scritto un romanzo di fantascienza. Anzi, un romanzo di fantascienza investigativa, la mia preferita: “Turris Asian”. Il protagonista è lo scozzese Lorenzo MacEwan, netective (detective del network) che, sottoposto a una sperimentazione sulla registrazione dei sogni, vede (è proprio il caso di dirlo) riaffiorare immagini di casi che lo avevano coinvolto nel passato. Con l’aiuto della psicologa Francesca Colonna condurrà l’investigazione che lo porterà da Roma in Islanda, seguendo le tracce della Torre di Asian, creata originariamente in Second Life, ma che stavolta sta per fare la sua comparsa nel mondo reale. (Ta-dan!)

Kelsey

Durante la presentazione avvenuta lo scorso 7 maggio in Second Life, è stato citato “Matrix”. A me invece è venuto in mente altro. In primis (e spero che non si risentirà nessuno, e nemmeno Nessuno) “Il segno del comando”, il mitico sceneggiato televisivo degli anni ’70, con Ugo Pagliai (che interpretava un professore di letteratura inglese) in giro per Roma a caccia di fantasmi. Lì il tema era esoterico, ma certe atmosfere, i segni di antichi manufatti, le strade di Roma, i retrobottega, me l’hanno fatto associare immediatamente a questo ricordo d’infanzia.

E poi Fringe in cui Il Dr. Walter Bishop riesce a entrare nella mente di cadaveri per carpirne gli ultimi ricordi. Ma soprattutto Caprica in cui si narra anche di mondi virtuali  immersivi, in cui l’esperienza sensoriale è totale grazie all’holoband inventato da uno dei protagonisti. (Essere serial addicted fa spostare i riferimenti culturali).

Insomma io in certe storie ci sguazzo come un pirahna in un fiume infestato di bagnanti, e infatti ho divorato la storia di “Turris Asian” in un battibaleno e con grande divertimento.

Un solo appunto.

E’ un romanzo breve, e, almeno a me, lascia un po’ di questioni irrisolte. Chiedo quindi ufficialmente all’autore di procedere con un sequel, per raccontare:

1. come sono arrivati quei due ragazzetti fanatici (ognuno a modo suo) a mettere su quel popò di casino;

2. che fine ha fatto Asian;

3. almeno un torrido incontro amoroso tra Lorenzo e la psicologa. Va bene anche in sogno.

Giudizio: 5 palle. (Nel senso migliore del termine). Un caro saluto all’Editore.

TURRIS ASIAN, di William Nessuno

Avanguardia 21 Edizioni – 9,99 euro

http://www.avanguardia21.it/

La trippa e la legatura degli schiavi

Ero incerta se parlare di un piccolo aneddoto legato al trippaio dove ho fatto spese stamattina, oppure del workshop su come si lega una schiava a cui ho assistito stasera. Tra i due non ho dubbi su quale sia più rilevante, dato il valore storico e culturale della trippa a Firenze (e del lampredotto, come mi è stato fatto notare).

Non è facile spiegare cosa ci facessi alla lezione di “Come imbracare uno schiavo e vivere felici”. Vorrei però rassicurare tutti quelli che mi conoscono che era per finta. O meglio era vero, ma in ambiente virtuale con gli avatar, che non essendo dotati di apparato respiratorio, non rischiano pericolose impiccagioni. E comunque non si spiega perché fossi lì.

Io non sono praticante, lo dico con rammarico, forse sarei una brava annodatrice, o magari perfetta per essere appesa a mo’ di prosciutto da stagionare. Però non mi sottraggo a nessuna occasione di curioso apprendimento. Ossigena il cervello, amplia gli orizzonti e – spesso – alimenta il mio ego (perché frequentando gli ambienti giusti ci si sente tanto intelligenti).

 

Per la cronaca, non mangio nemmeno le frattaglie.

L’ibri-da viaggiatrice

Anche se è un po’ tardi per i buoni propositi di inizio anno, io ne ho uno che vorrei onorare.

Devo, voglio leggere di più.

Lo spunto mi è venuto dall’incontro coi bravi bookbloggers che ieri sera sono venuti in Second Life, a parlarci dell’intreccio tra editoria e social network. Questa è gente che legge e scrive. E fa anche di conto. E siccome, perdinci, son capace anche io perché ho fatto le scuole alte, e leggo dai tempi del Maestro Manzi, mi devo impegnare a tornare ai vecchi tempi, quando leggevo almeno una dozzina di libri all’anno. Almeno.

Dopo un’adolescenza a pane, nutella e Urania, ricordo il mio periodo cinese (leggevo solo romanzi cinesi e stavo diventando maoista), poi è stata la volta di Pennac e ho divorato tutta la saga di Malaussene voracemente, poi ho avuto la fase Stephen King (mai completata e quindi sempre in agguato), poi è arrivato Dennis Lehane e per lui ho voluto visitare Boston, e poi c’è stata Fred Vargas… l’ultimo è David Foster Wallace che oggi avrebbe compiuto 50 anni e con cui avrei voluto fidanzarmi, almeno per un breve periodo.

Ora sono diventata discontinua, mi perdo coi giochini online, nei social network, con Second Life. Mi distraggo come i bambini.

A mio parziale discapito va l’introduzione dell’alta velocità sulla linea Firenze-Bologna. Prima quelle due orette di viaggio A/R settimanali mi invogliavano a portare con me un libro, ma ora, in 37 minuti  faccio in tempo a cercare gli occhiali, mettere gli occhiali, alzarmi per far passare il mio vicino di posto che deve andare in bagno, aprire il libro, far ripassare il vicino di posto che torna dal bagno, rimettere a posto gli occhiali e prepararmi  a scendere.

Ci sarebbe la seduta mensile dal parrucchiere, ma c’è quell’impiccio degli occhiali da tenere a mo’ di mascherina settecentesca, che fa tanto donna anziana.

Quindi, in attesa di convertirmi agli e-book, sarò fedele a quelli fatti di carta, che puoi ciancicare,  stropicciare, annusare e accarezzare. Ideali da portare a letto.

Rezday

Una delle prime immagini scattate in Second Life. Io sono la culona coi capelli viola, che polemizza col povero malcapitato.

Oggi è il mio quinto rezday.

Cioè l’anniversario di quando ho creato un account su Second Life. E’ uso festeggiare o almeno ricordare, la data della “seconda nascita” nella “seconda vita”.

Dall’esterno può apparire un’usanza priva di senso, per così dire, e posso assicurare che anche dall’interno non è che sembri tanto intelligente. Il termine “rez” con il corrispondente verbo “rezzare” coniugato in tutte le forme, prende origine dal film “Tron” del 1982, ed equivale a “materializzare”.

Quindi io mi sono materializzata in forma di pixel il primo febbraio del 2007. Poi, subito dopo, mi sono presa un anno sabbatico per problemi tecnici (il programma è impegnativo e serve una scheda grafica piuttosto potente) e solo nel 2008 ho iniziato la mia frequentazione su base regolare.

Mi sono fatta degli amici lì, nel senso più puro del termine, ché certe cose io non le faccio e soprattutto non le racconto qui.

Sono pochissimi (gli amici), direi che basta una mano con poche dita per contarli, ma in compenso ho una sfilza di contatti che, nella maggior parte dei casi, servono solo per fare arredamento. E so perfettamente che la cosa è reciproca: ma non mi dispiace rappresentare una seggiola o una lampada da tavolo.

E’ difficile spiegare in poche parole cosa sia “Second Life”, certamente non è un gioco (e chi lo afferma o è in malafede o semplicemente non ha idea di quale sia la definizione di gioco) ma ci si può giocare, non è una chat ma si comunica anche come si fa nelle chat, non è il regno delle perversioni come a volte si legge in giro, ma ci sono anche i perversi maniaci brutti e cattivi. Infine non è morta, a meno che non sia abitata da milioni di zombie.

Nel corso degli anni ho subito un’evoluzione, naturalmente, ho imparato tante cose e ho anche svolto delle attività. Senza uno scopo Second Life diventa molto noiosa, secondo me, e infatti non capisco la massa che sta lì a ciondolare nel sonno della ragione. Non sanno che ci sono posti dove si parla di libri, organizzano mostre d’arte, concerti dal vivo, tengono corsi, ed è anche possibile parlare con gente da tutto il mondo (se si sa l’inglese).

Insomma si fanno anche delle cose interessanti, o culturali, e a volte le due cose coincidono.

L’aspetto creativo, formativo e culturale per un’intellettuale come me è basilare. Ca va sans dire. (O come diavolo si scrive).

Ma la cosa che preferisco di Second Life è che lì dentro io sono bellissima, elegantissima, sexyssima e soprattutto molto popputa.

Ho decine di parrucche, abiti, scarpe, stivali e ogni sorta di accessorio e protesi corporea atte ad ogni bisogno; possiedo beni mobili e immobili, animali e creature immaginarie. Posso cambiare faccia, forma, specie, dimensione, proprio come Maya di Spazio 1999.

Ah, e ovviamente il mio avatar mi somiglia in maniera terribile, che quasi non si riesce a distinguere. Quasi.

Italia-Olanda e ritorno

Questo è il viaggio testè compiuto.

No, non sono rimasta bloccata dalla piena. Sono tornata a casa salva, anche se non troppo sana. A Delft, nella piazza desolata già alle sei di sera, le folate erano impietose, e si sa com’è il vento olandese, fa girare le pale.

Però la missione è stata compiuta e ora non resta che verificare la bontà dell’intuizione da businessman del mio nasuto compagno. Ho trovato anche il tempo e il modo di fare una carrambata travalicando il confine della virtualità (insomma ho incontrato un’amica di Second Life), e di questo sono molto soddisfatta; non abbiamo mai sbagliato strada, nonostante due navigatori (molto divertente impostare due destinazioni diverse e sentirli litigare tra di loro) e, a parte un flash sospetto a Stoccarda… forse non abbiamo preso nemmeno una multa.

E ora un po’ di attività formativa. Seguono alcune immagini che illustrano aspetti forse meno conosciuti, ma fondamentali, per la conoscenza dell’Olanda.

Mentre ad Amsterdam ci sono le donnine discinte, a Delft in vetrina ci mettono i gatti in pelliccia.

Dietro la piazza principale, alle spalle del Municipio, è possibile urinare in pubblico. La presenza di un adiacente tendone-birreria potrebbe non essere casuale. Ovviamente le donne se la tengono invece...

 

Un particolare del tetto del nostro albergo. Quella affacciata non sono io.

 

 

Lungo le strade della città si possono incontrare numerose spugnette di questo tipo. Non siamo riusciti a capire il perché.