Eccoci di ritorno

Breve e concisa, così è stata la vacanza. Siamo tornati in patria lo scorso sabato, in tempo per goderci fin dal primo giorno questo opprimente periodo di caldo schifosissimo.

La spiaggia di Giusterna, nei pressi di Capodistria. I bambini per fare le buche usano il martello pneumatico.

La Sirenetta di Pirano, Slovenia.

Durante il viaggio di ritorno ci siamo fermati qua e là, verificando come tra tutte l’estate sia la stagione meno adatta per il turismo, a meno di non essere appassionati di corpi in sovrappeso sudati, esposti dappertutto come Otaridi al sole.

In particolare io non lo sono del mio.

Capodistria: l'unico monumento al mondo al caduto, poco prima dell'increscioso avvenimento.

 

 

La gita è stata anche l’occasione per ripassare le nozioni della storia recente. Alla fine sono stata fortemente tentata di dichiarare guerra alla Slovenia per riprenderci l’Istria. Solo le alte temperature mi hanno convinto a desistere.

Il rientro dal Trentino, dove abbiamo fatto una visita a parenti in villeggiatura colà, è stato assolutamente tranquillo, alla faccia dei bollini rossi. L’unica cosa vermiglia è la mia faccia, ma sta già virando verso un bellissimo colore. Avrò presto la faccia di bronzo, insomma.

Passaggio a Nord Est

La prima tappa si è conclusa. Dopo una partenza incerta, con rifornimento gastronomico (da madre premurosa) e subitaneo ritorno a casa per misurare non so che cosa delle gomme, ci siamo diretti verso nord. Effettuata una sosta tecnica a Portogruaro siamo ripartiti giulivi e contenti.

"Ti fermi, così faccio una foto?" "Falla attraverso il vetro, tanto si vede lo stesso". (Foto manipolata per far finta che le macchie siano una scelta artistica)

Il bello è sopraggiunto quando il pilota-furbo ha deciso di evitare le strade a pedaggio. Questo ci ha portato a percorrere sì la strada costiera sul bel golfo di Trieste piena di bagnanti quasi sul marciapiede, ma ci ha portato fuori rotta rispetto alle istruzioni che avevo stampato dal sito dell’albergo. Il problema è nato quando ci siamo accorti che, tra le cose dimenticate (ovviamente) c’erano le cartine stradali della zona. E, nonostante due-navigatori-due, ci siamo non persi ma quasi.

Siamo comunque giunti nella per niente famosa Kozina, dove avevo trovato posto per la notte.

Notazione pratica: non trascurare che, nonostante l’abolizione delle frontiere e l’introduzione della moneta unica, le prese in Slovenia hanno due buchi e le spine italiane hanno tre pispoli. Ma anche questo impedimento è stato abilmente aggirato dal pilota-elettricista.

Casino a Kozina, Slovenia.

Dopo una cena in perfetto stile baita di montagna, non si sa perché, a base di funghi, patate e formaggi, abbiamo trascorso la serata nel Casinò interno dell’hotel, dove a botte di centesimi grazie al pilota-giocatore siamo riusciti a guadagnare la fantastica cifra di 11 euro e 75 centesimi, a rimborso di quanto (ahimé sventata), avevo speso nel pomeriggio in connessione con la mia chiavetta Wind. Infatti, nonostante quanto scritto nelle informazioni, nella nostra camera internet non funziona. In questo momento sono agganciata al wireless della hall tra “gente che va, gente che viene e non succede mai niente”.

Altra notazione: i cantanti nel Casinò sono italiani (mi astengo da qualsiasi giudizio artistico, ma s’è capito…). Il repertorio spazia da Alan Sorrenti a Nicola Di Bari. Però l’ingresso dà diritto a una consumazione e a 5 euro da giocare. L’età media dei giocatori è elevata e c’è un’alta frequenza di bermuda e pinocchietti. L’immagine del casinò come dissoluto luogo di perdizione ha lasciato il posto a un clima da colonia estiva per pensionati.

Domani si cambia Stato.