Eccoci di ritorno

Breve e concisa, così è stata la vacanza. Siamo tornati in patria lo scorso sabato, in tempo per goderci fin dal primo giorno questo opprimente periodo di caldo schifosissimo.

La spiaggia di Giusterna, nei pressi di Capodistria. I bambini per fare le buche usano il martello pneumatico.

La Sirenetta di Pirano, Slovenia.

Durante il viaggio di ritorno ci siamo fermati qua e là, verificando come tra tutte l’estate sia la stagione meno adatta per il turismo, a meno di non essere appassionati di corpi in sovrappeso sudati, esposti dappertutto come Otaridi al sole.

In particolare io non lo sono del mio.

Capodistria: l'unico monumento al mondo al caduto, poco prima dell'increscioso avvenimento.

 

 

La gita è stata anche l’occasione per ripassare le nozioni della storia recente. Alla fine sono stata fortemente tentata di dichiarare guerra alla Slovenia per riprenderci l’Istria. Solo le alte temperature mi hanno convinto a desistere.

Il rientro dal Trentino, dove abbiamo fatto una visita a parenti in villeggiatura colà, è stato assolutamente tranquillo, alla faccia dei bollini rossi. L’unica cosa vermiglia è la mia faccia, ma sta già virando verso un bellissimo colore. Avrò presto la faccia di bronzo, insomma.

Sani e belli-ni

Il soggiorno tra le verdi colline croate ha assunto un irresistibile carattere di consapevole indolenza. E’ esclusa la socializzazione: italiani in giro non ce ne sono, il paese è piccolo e la gente mormora, ma è impossibile capire cosa dicano.

Non mi resta che il wellness.

Misterioso fenomeno naturale: l'acqua non fuoriesce dalla vasca, nonostante la pendenza della foto.

L’albergo Villa Magdalena è un piccolo edificio di tre piani modernamente ristrutturato in color panna e rosso scuro, alle pareti le opere astratte di un artista locale (vado a braccio). All’ultimo piano un piccolo ambiente new age, con saune, idromassaggio e angolo relax con luci colorate e pezzi pop arrangiati come canti gregoriani in sottofondo (saranno anche rilassanti, a me fanno venire il nervoso però). Nell’appartamento campeggia la vasca idromassaggio, in cui ogni pomeriggio mi faccio sciabordare coi sali al rosmarino.

Il personale è molto giovane, con grande gusto del mio compagno di viaggio, perché il tipo slavo a lui piace molto, soprattutto se è biondo e di sesso femminile. Curiosamente tra i due, sono io ad avere più sorrisi e gesti di simpatia. Lui dice perché ho superato l’età della competizione, io dico perché sono più gioviale. Ma temo che abbia ragione lui.

Il cielo sopra Zagabria

Ogni sera il cuoco Mislav ci nutre con cibi impiattati in modo artistico con pennellate e spruzzi colorati su piatti enormi e di fogge fantasiose. La qualità è più che soddisfacente, le quantità – per noi abituati a dosi materne – irrisorie o, come diceva una mia conoscente ungherese scambiando i termini, illusorie. Nel senso che le porzioni sono talmente piccole che spesso si ha solo l’illusione di avere mangiato.

Stamattina ci siamo dati ai massaggi, e ci è garbato talmente tanto che domani faremo il bis. Sì, è una vita dura, me ne rendo conto ma qualcuno dovrà pur viverla.

Il caldo uccide

fa caldo anche in SL

Uccide le idee, la voglia di muoversi ma soprattutto il buon gusto. Quando la gente capirà che svestita e sudata è brutta da vedersi, e da annusarsi, smetterà di osannare l’estare come la stagione del benessere. Io la detesto dal 1992 o giù di lì. L’odio è arrivato successivamente. Il mio carattere, tutt’altro che solare (per fortuna) non è adatto alle temperature superiori ai 25°C, e il mio corpo sta meglio coperto. Il caldo estremo piace solo ai nullafacenti vacanzieri e a certi rettili dei tropici. E a chi ha il cervello liquefatto e non si accorge della differenza.