Casamania, casamania per piccina che tu sia…

La mia ultima ossessione si chiama “strutture e ristrutturazioni” ovvero il meraviglioso mondo del mercato immobiliare. Potrei passare ore a guardare i programmi quasi tutti americani, in cui uno o più individui comprano le case, le distruggono, le ricostruiscono, le arredano, le vendono. property-brothers1

Ci sono quelli che comprano un rudere e lo trasformano in un villone lussuoso con piscina e corna di bufalo sul camino in pietra. Chi butta giù tutti i muri (di legno e cartongesso, vorrei vederli alle prese coi muri di mattoni e cemento) perché agli americani i muri interni non piacciono. Vogliono l’open space loro, e la vasca idromassaggio e la lavanderia (la lavatrice in cucina o in bagno genera reazioni di sincera stupefazione), e la camera padronale che pare una piazza d’armi, luminosa, spaziosa con cabine armadio grandi quanto tutta la mia casa.

Poi qualcuno di loro si trasferisce in Italia e con 12000 euro di budget cercano un appartamento in centro, con tre camere, due bagni e spazio esterno. Un modo di dire poco elegante, ma molto colorito, si chiederebbe se non vogliano anche una porzione di una parte del corpo di solito nascosta alla vista.

Poi ci sono quelli che comprano la seconda casa, e chi vuole un’isola con la villa e la piscina e l’approdo per la barca.

I conduttori generalmente sono coppie. Fratelli (gemelli e canadesi, i miei preferiti), marito e moglie, oppure, in mancanza di legami di sangue o affettivi, agente immobiliare e interior designer, la versione più cool dell’arredatore. Sono sicuri di sé, sorridenti e pieni di idee straordinarie, come usare una vecchia porta per farne un tavolo, o appendere una bicicletta arrugginita alla parete dello studio.

casa-Bo-cutIn tutto questo fervore immobiliare mi sono ritrovata a visitare numerose proprietà, alla ricerca di un piccolo appartamento nel centro di Bologna.

E quando dico piccolo, intendo proprio piccolo, equivalente a mezzo soggiorno della casona americana (ma in certi casi poco meno costoso). Grazie alla mia vasta esperienza di restauratrice e decoratrice d’interni, sarà facile arredare in modo razionale, ma anche creativo, i 38 mq calpestabili che abbiamo infine trovato.

Esperienza ipotetica, virtuale e televisiva, è vero, ma ho già prodotto almeno tre progetti, perfettamente funzionanti. Senza abbattere nemmeno un muro.

Gomblotto!

È giunto alfine il momento di una confessione.

Io che rido, irrido e derido gli ingenuotti boccaloni che si lasciano abbindolare da qualsiasi teoria complottista, io che mi scompiscio quando leggo i vaneggiamenti degli scrutatori di cieli in cerca di scie, di dischi volanti, di tracce segrete, di losche manovre… io ho un passato da complottista.

A mia parziale giustificazione devo precisare che non avevo più di 8-9 anni di età, che mi mancavano le principali basi scientifiche e che guardavo troppa televisione.

shadoCarInfluenzata dalla serie Ufo S.H.A.D.O. mi ero messa in testa che la sede dell’Enel poco lontana da casa mia, fosse in realtà il mascheramento per un avamposto della SHADO, e che nei sotterranei ci fosse la base di controllo con i computer pieni di lucine, gli schermi dei radar e insomma tutte quelle cose che vedevo la domenica pomeriggio sul canale nazionale della Rai.

L’idea mi era venuta perché era l’unico edificio abbastanza vasto e sviluppato in altezza che avessi visto, vagamente somigliante agli studi cinematografici che facevano da copertura al quartier generale dell’organizzazione. Apparentemente non c’era nulla che lasciasse trapelare la reale destinazione della struttura, sembravano normali uffici. Ma ogni volta che ci passavo davanti, passeggiando col nonno per esempio, sbirciavo (senza farmene accorgere, perché sapevo delle telecamere di sorveglianza esterne) verso le griglie del sottosuolo, immaginando il brulichio degli operatori coi vestitini futuristi che ci proteggevano dall’invasione aliena.

Ed Straker e la madre di Benedict Cumberbatch (sic!)

Ed Straker e la madre di Benedict Cumberbatch (sic!)

Poi il tempo passa, si sa, e si cresce, si cambia, si imparano le cose, si ragiona in un altro modo. Però è esaltante crederci, stare sempre all’erta e sentirsi parte di un mistero che altri non sanno.

A 8 anni.

Comic Con tanta carne

Sto facendo il pieno di video dal Comic Con concluso da pochi giorni. Sopraffatta dalla lussureggiante abbondanza di muscoli e bellezze maschili (curiosamente quelle femminili sono in netta minoranza, ma chi se ne importa), festeggio il primo giorno di agosto che coincide col genetliaco di uno che non è molto muscoloso, non è un supereroe e non ha mai voluto accompagnarmi a San Diego. Il vantaggio è che non legge il blog, e quindi posso dirne tutto il male che voglio.

Nel video qui presente, dedicato alla Marvel, l’entrata del cast degli Avengers, con Robert Downey Jr al minuto 14:42, vale tutto il panel.

Come si diventa uno zombie

Ho visto la puntata più appassionante di tutte e 4 le stagioni di The Walking Dead. Inside the walking dead

Si intitola Inside The Walking Dead. Walker University, e racconta come vengono selezionati e addestrati gli zombie. Mi ero sempre immaginata il giovane aspirante attore reclutato per la serie, che telefona alla madre nel paesello del Montana, Illinois o altro Stato a piacere.

“Mamma, ho superato il provino, mi hanno preso!” E la mamma tutta contenta che chiede “Che parte fai?” E lui “Il morto che cammina”. E poi in seguito “Allora mi hai visto ieri sera? Ero quello senza mandibola a cui tagliano la testa alla fine dell’episodio!”.

School of zombieEppure da quello che si vede in questo speciale è proprio un bel ruolo, di soddisfazione. Impegnativo fisicamente e non solo, perché il produttore esecutivo, Greg Nicotero, non sembra uno che si accontenta. Questo Visconti degli effetti speciali è uno che guarda al dettaglio, che sia l’andatura barcollante (ma guai a imitare il mostro di Frankenstein) o il digrignar di denti. Greg Nicotero with a zombie

Alla fine delle selezioni solo pochi eletti avranno l’onore (e la paga) del set.

Molto interessante la parte dedicata alla creazione delle protesi e delle maschere che rendono i vivi “walkers“.

ZombiemakerInsomma, in attesa che Carl, il bambino che spara, venga trangugiato da uno zombie, questo è l’episodio che mi sento di consigliare anche a chi non segue la serie. Ah, e poi la fangirl che è in me spera nel pateracchio tra Daryl e Carol.

Il Tesoro perduto

Sto cercando da anni notizie, immagini e video di uno sceneggiato televisivo (allora le serie si chiamavano così) che andava in onda quando ero piccola: “Il Tesoro degli Olandesi”. Si svolgeva per lo più all’interno e sui tetti dell’Opera di Parigi,  durante le prove per la messa in scena di “Coppelia”. Tutto girava intorno ai gioielli di scena (il tesoro), che venivano rubati e sostituiti con dei falsi. Investigavano sul fatto i giovanissimi ballerini della scuola di danza.

Mi pare.

Ricordo con certezza che decisi allora di voler fare la ballerina. E con uguale certezza so che la volta mi sono avvicinata di più a un balletto su un palcoscenico, avevo le nacchere in mano e un bellissimo costume da spagnola. Ma niente a che vedere con la danza, erano più movimenti coreografici. Avrebbero dovuto esserlo. Insomma il tutù è rimasto nei miei desideri.

Comunque, le indagini in rete non hanno mai portato a un risultato soddisfacente.

Per un certo periodo ho pensato perciò di avere un falso ricordo, non avevo nessuna traccia se non qualche immagine sbiadita della mia memoria bambina.

Mi ero quasi rassegnata.

Poi mi sono imbattuta in una copia di un settimanale femminile dell’epoca, e nella sezione dei programmi TV cosa vedo?

Grazia71TV Questo vedo! Non me l’ero sognato, esisteva!

Ho anche scritto alle Teche RAI, chiedendo informazioni o documenti. Penseranno che io sia la solita anziana nostalgica.

In effetti lo sono.

Quel tonno di Kevin

Dear Kevin,

posso chiamarti Kevin? In fondo ci divide meno di un decennio e condividiamo il segno zodiacale. Lo so che non conta niente, ma era per rompere il ghiaccio.

Mi ricordo di te, o Kevin, fin dal tuo esordio in uno dei miei film cult, anche se Il grande freddo racconta un’altra generazione, ma io amo il vintage e poi la colonna sonora è meravigliosa. E anche William Hurt che fa il reduce impotente.vlcsnap-2014-05-31-16h32m14s244

In quel film veramente di te si vedevano solo dei pezzetti mentre ti acconciano per il funerale, in particolare i polsi che il tuo personaggio (Alex, un altro punto di contatto) aveva tagliato prima dei titoli di testa. L’abbiamo saputo dopo che eri tu, pretesto invisibile per la riunione di un gruppo di amici thirty-something alle prese coi ricordi, i cambiamenti e il tempo che passa.

Il tempo passa, Kevin, tutti cambiamo. Anche tu sei cambiato, sei invecchiato, ma con grande classe, e sei ancora bello. Hai fascino da vendere. Credo che non ti mancheranno le proposte di ogni genere, intendo lavorative. Sai, i film, Kevin, quei filmoni hollywoodiani con gli inseguimenti e i complotti, o le storie d’amore, o le avventure coi cowboys e gli indiani.

Oppure una bella serie TV, ne stanno producendo di grandissima qualità. Hai presente Breaking Bad, True Detective o ultimamente Fargo? Ecco, sono solo esempi, ma ti ci vedrei benissimo in un poliziesco seriale. Informati. Chiedi al tuo agente. Oppure preferisci il fantasy? Vuoi che George R. R. Martin non abbia creato un re o un cavaliere che tu possa interpretare?

Tu potresti ribattere che proprio io mi permetto di dirti queste cose, che sono anni che non trovo uno straccio di lavoro. Lo so, Kevin, la situazione è drammatica, ma non sono un’attrice, non più, paradossalmente sarebbe stato meglio. Guarda piuttosto Jane Fonda, che interpreta la proprietaria della rete televisiva in The Newsroom, altra grande serie.  kevin-con-tonno

Insomma, Kevin, non ci posso credere che tu abbia trovato solo lo spot del tonno per fare un po’ di soldi! Non ci credo. Licenzia il tuo agente, fai qualcosa, ribellati! Dì che è stato un errore, che avevi frainteso, che sei onesto e onori gli impegni presi, ma ora abbandona il tonno agli attori di serie B, per favore. Il tonno no, Kevin, no.

Sinceramente e stimatamente.

Ironica

P.S. Ora, Kevin, mi potresti contestare che Bryan Cranston ha fatto la pubblicità a una nota pomata per le emorroidi. Ma era giovane, all’inizio della carriera. Ora è fottutamente cazzuto e come minimo recita con Godzilla, non con un tonno.

Bryan Cranston in uno spot pubblicitario degli anni '80. Sì quella che ha in mano è la cremina per le emorroidi.

Bryan in uno spot pubblicitario degli anni ’80. Sì, quella che ha in mano è la cremina per le emorroidi, embè?

 

Breaking Bad de noantri

“Ieri sera, dopo un lungo periodo di astinenza, alleviato da visioni casalinghe, sono tornata al cinema. Purtroppo era una di quelle multisala luccicanti e piene di caramelle, coi display come alla stazione, e le code come alla posta; ma per fortuna quando si spengono le luci, ci si può dimenticare che siamo lungo la tangenziale, circondati da centri commerciali e parcheggi.

Già da prima che uscisse ho desiderato vedere “Smetto quando voglio”; l’idea dei ricercatori precari e/o disoccupati che creano una banda di spacciatori mi solleticava parecchio. Per motivi personali.

Non che io sia mai stata coinvolta nella produzione o spaccio di droga, ma nella precarietà e nella disoccupazione dei ricercatori sì.

Il film si è mantenuto ai livelli delle mie aspettative, o speranze. E’ divertente, fa pensare, ben recitato, scorre via gioiosamente, parla di temi attuali e spesso drammatici con leggerezza ma non superficialità. Facce vere, attori semigiovani e conosciuti ma non troppo. Avrei da ridire su un paio di congiuntivi perduti sia dal personaggio del neurobiologo che dal poliziotto, ma posso chiudere un orecchio, per stavolta.

In conclusione non posso che consigliarne la visione, anche a coloro che, come me, apprezzano certe ottime serie televisive, alle quali il film strizza l’occhio con piacevoli rimandi.”smetto-quando-voglio-recensione

Questo è ciò che avrei scritto subito dopo la visione del film, o al più tardi questa mattina.

Se non che, un curioso episodio mi stimola ad aggiungere qualche ulteriore osservazione.

Nella pagina Facebook di Fandango, che ha prodotto il summentovato film (scusate ma sono sotto l’influsso manzoniano), sotto la notizia di un incontro con gli attori, una gentile utente aveva lasciato un commento di questo tenore (non ricordo le parole esatte): “Spero che qualcuno farà notare che il film è palesemente ispirato a Breaking Bad.” Al che io ho aggiunto (parole testuali, rimaste nel registro nelle mie attività); “L’ho visto ieri sera e ho avuto questo pensiero tutto il tempo! Però ciò non toglie che sia un film divertente e ben recitato”.

Orbene, dopo pochissimi minuti il commento è stato eliminato e con esso il mio.

Quindi userò questo post nel mio blog per affermare senza tema di censure, che “Smetto quando voglio” è un omaggio (e se non è così allora è una scopiazzatura) dall’inizio alla fine alla serie americana TV “Breaking Bad”, anzi, alla grandissima serie TV, perché è una delle migliori produzioni che si siano mai viste sui teleschermi di ogni tempo. A richiesta articolerò un’analisi dettagliata della mia affermazione; non lo faccio ora perché non voglio spoilerare e togliere quindi il gusto di andare a vedere il film.

(Comunque Sermonti è figo anche quando fa il coatto).

Il giorno dopo

E così anche quest’anno abbiamo condiviso un giorno importante, e noi siamo qui, ancora attoniti ed emozionati.

Salutiamo quindi la nascita, anzi la rinascita, del grande personaggio amato in tutto il mondo, che viene dal cielo, ci protegge e ci fa sempre sperare.

 Welcome Doctor! doctornew

Educhescional channel

Non è colpa mia, lo giuro. Ma certe cose mi fanno passare per una vecchia brontolona.

eolo

Un pessimo esempio per i bambini: presto i SetteNani potrebbero diventare sei.

Ho visto in TV una pubblicità progresso, in cui Ricky Tognazzi dice che bisogna mettere un fazzoletto davanti alla bocca quanto si starnutisce. E poi bisogna buttarlo via chiuso.

A questo punto mi aspetto una campagna con Lino Banfi che spiega che non si sputa sul pavimento, o con Terence Hill che ci raccomanda di non urinare nelle piazze.

Se a qualcuno sembra normale, si faccia avanti. A me certe cose le hanno insegnate il babbo e la mamma quando avevo due anni, e la televisione l’avevano già inventata. (Mi porto avanti contro illazioni malevole).

To Rome with love (una palla)

La stagione dei telefilm viene e va… parodiando Battiato. E così molte serie chiudono per la pausa estiva, lasciando scie di sangue (Game of Thrones) e cliffhanger appetitosi (Doctor Who) o solo degli stuzzichini insipidi (Revolution).

In attesa di recuperare qualche serie per le serate calde, ho ripescato un film che, col senno di poi, avrei fatto meglio a lasciare affogare nel Tevere. Insieme a tutti gli interpreti di “To Rome with love” che ho visto ieri sera tra lo sconcerto e la tristezza.

Woody Allen è invecchiato male. Avevo apprezzato con qualche sforzo quel filmetto sui viaggi nel tempo a Parigi, ma questo proprio non si salva. Già dai titoli di testa ho capito dove saremmo andati a parare. Nonostante i font familiari delle scritte, la musica mi ha indicato chiaramente la china che stavamo per prendere. Niente jazz, niente swing, ma il Modugno più rappresentativo del Blu dipinto di blu; ed era il pezzo migliore.

Dalla prima inquadratura si frana nel tritume dei luoghi comuni (il vigile sul rialzo non lo vedevo dai tempi di Alberto Sordi), accompagnati da una colonna sonora che comprende “Ciribiribin che bel faccin…” non so se mi spiego. A un certo punto, per gli abitucci dei personaggi italiani, ho pensato che fosse un film in costume, ambientato negli anni ’50. E invece no, le femmine italiane di qualsiasi provenienza geografica (perfino da Pordenone), età, estrazione sociale, anche nel 2012 hanno l’aspetto antico e dimesso delle casalinghe del dopoguerra (il secondo, per fortuna).

Secondo Allen noi siamo così. Se non fosse il Frecciarossa sullo sfondo parrebbe una scena di "Poveri ma belli".

Secondo Allen noi siamo così. Se non fosse per il Frecciarossa sullo sfondo parrebbe una scena di “Poveri ma belli”.

Non voglio infierire oltre. Non dirò di quei poveri attori ridotti a figuranti o poco più, che prontamente avranno aggiunto al loro CV “film di Woody Allen”, nonostante fosse un ruolo di 10 secondi comprese le dissolvenze (Giuliano Gemma, Mariano Rigillo, Lina Sastri, Ornella Muti e Maria Rosaria Omaggio: una prece per tutti).

E poi nemmeno gli americani mi sono piaciuti. Non quel buzzicone di Baldwin in veste di voce della coscienza alla “Provaci ancora Sam” (oh Woody, ma che ti è successo? Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice ne la miseria), né Ellen Page con quel faccino da gatta morta, che invece era deliziosa in “Juno” (per far vedere che le cose le so).

Archivio quindi senza remore o dubbi con un voto minimo: una palla.