Per un amico

Oggi sono triste perché ho perso un amico.

Non lo avevo mai conosciuto, ma ci siamo parlati tante volte. Non lo avevo mai incontrato, ma siamo stati in contatto anche se in  modo discontinuo per 9 anni.

Stanotte per caso, mentre cercavo di distrarmi da questo stato di inquietudine (che dura più o meno da 40 anni), e vagavo tra i social network, ho visto una sua foto con una didascalia terribile. Un corto circuito che mi ha lasciato interdetta. Infarto.

Appartenere alla generazione che già muore mi provoca uno smarrito terrore. Ma la parte egoistica non finisce qui. Lui era uno di quelli che vorrei avere intorno nella vita, perché era ironico, scriveva bene e aveva un bello sguardo. Anche se non l’ho mai guardato negli  occhi. Con internet ci siamo conquistati la possibilità di comunicare, amare a volte, e anche soffrire in modo nuovo.

Gli esperti disserteranno sul questa diversa frontiera del lutto, io per il momento mantengo il dolore in un punto indefinito, nei pressi dell’esofago.

Anche per non perdere le tracce continuo il lavoro di riedizione del mio vecchio blog, che era su Splinder e ho trasferito qui. Ritrovo i commenti di persone brillanti, e per cui ho provato affetto. E con affetto riprendo una specie di recensione che avevo scritto per un libro che Mauro Gasparini (col nick polenta) aveva scritto con un altro amico.